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Educazione sessuale: quando, come, chi?

14 dicembre 2013
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L’educazione sessuale fa  parte dell’educazione più generale e inluenza lo sviluppo della personalità del bambino. La natura preventiva dell’educazione sessuale non solo contribuisce a evitare possibili conseguenze negative legate alla sessualità, ma può anche migliorare la qualità della vita, la salute ed il benessere, contribuendo, così, a promuovere la salute generale.

educazione-sessuale-inghilterra

 

 

L’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA ha redatto un documento: Standard per l’Educazione Sessuale in Europa- Quadro di riferimento per responsabili delle politiche,
autorità scolastiche e sanitarie,specialisti
.

Esiste l’edizione italiana promossa e finanziata dalla Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica.
Ne cito alcune parti tratte da un articolo su quotidiano sanità, ma a mio parere il testo è di interesse anche per i genitori e merita un’attenta lettura.

Il presupposto è che “bambine e bambini, ragazze e ragazzi sono determinanti per il miglioramento della salute sessuale generale“. Ma “per maturare un atteggiamento positivo e responsabile verso la sessualità, essi hanno bisogno di conoscerla sia nei suoi aspetti di rischio che di arricchimento”. Questo documento vuole essere dunque un “primo passo” in questa direzione e “contribuire a introdurre l’educazione sessuale olistica”, che significa fornire a bambine/i e a ragazze/i “informazioni imparziali e scientificamente corrette su tutti gli aspetti della sessualità”, evitando di terrorizzarli con i potenziali rischi e favorendo, piuttosto, un sentimento che li porti a vivere la sessualità e le relazioni di coppia “in modo appagante e allo stesso tempo responsabile”.

Un processo che, secondo gli esperti dell’Oms e del BZgA, deve cominciare già in fasce. Tra 0 e 1 anno di età, infatti, inizia la scoperta dei sensi e delle sensazioni. Attraverso i sensi i neonati possono provare una sensazione di piacevolezza. Anche se è tra i 2 e i 3 anni che inizia la curiosità e l’esplorazione del corpo. A questi bambini, secondo gli esperti dell’Oms e del BZgA, “vanno trasmesse informazioni sulla gioia e il piacere nel toccare il proprio corpo”, anche attraverso “la masturbazione infantile precoce”. Bisogna metterli in grado di “esprimere i propri bisogni, desideri e limiti, ad esempio nel ‘gioco del dottore’”.

Nella seconda fase, quella tra i 4 e i 6 anni, deve essere – secondo gli esperti – ancor più fortemente caratterizzata anche dall’esplorazione del proprio corpo e di quello altrui nell’ambito del gioco. Diventano frequenti, in questa fase, i “giochi a sfondo sessuale”, anche se a questa età la maggioranza dei bambini inizia a sperimentare pudore rispetto al proprio corpo e inizia a mettere dei confini. Si fanno un’idea ben chiara e definita di “cosa fa un maschio” e di “cosa fa una femmina” (ruoli di genere). Agli educatori e ai genitori il compito di fornire, in questa fase, spiegazioni riguardanti il sesso, la gravidanza, le relazioni con persone dello stesso sesso e l’abuso.

E se il terzo momento, quello tra 6 e 9 anni, cioè delle scuole elementari, è caratterizzato da vergogna, imbarazzo e primo amore, secondo gli esperti dell’Oms e del BZgA è proprio in questo momento che i bambini devono essere informati su mestruazioni, eiaculazione, metodi contraccettivi, malattie collegate alla sessualità, violenza sessuale, ma anche sull’influenza positiva della sessualità su salute e benessere. Non solo. “I bambini a questa età – secondo gli esperti – devono imparare il concetto di ‘sesso accettabile’, cioè reciprocamente consensuale, volontario, paritario, adeguato all’età e al contesto, caratterizzato dal rispetto dal sé”.

Questo per prepararli, già a partire dai 9 anni, a sapere utilizzare preservativi e contraccettivi correttamente. D’altra parte, i bambini a questa età devono anche conoscere i propri “diritti sessuali” e fare le loro prime esperienze. Ma bisogna fare in modo che siano protette. E assicurarsi che i bambini siano “in grado di rifiutare esperienze sessuali indesiderate”.

A 12 anni gli esperti dell’Oms e del BZgA raccomandano di fornire ai bambini tutte le informazioni possibili sui servizi di contraccezione e su come procurarsi i contraccettivi da soli e nei contesti appropriati. Devono sapere riconoscere i sintomi di una gravidanza, l’impatto della maternità e della paternità sulla vita, devono essere avvisati sui fattori che possono contribuire a rendere inefficace la contraccezione, come gli effetti collaterali o dimenticarsi di assumere gli anticoncezionali. I genitori e gli educatori devono informare i ragazzi sul piacere del sesso e dell’orgasmo, sul “come godere della sessualità nel modo appropriato”, cioè “rispettando i propri tempi”, oltre che il partner. Per l’Oms, a questa età è anche ora di incoraggiare i coming out per svelare la propria omosessualità.

E si arriva così ai 15 anni. Ormai non si parla più di bambini, ma di ragazzi. Che, secondo l’Oms, devono essere “messi in grado di prendere decisioni informate sulla contraccezione e le gravidanza indesiderate”, nonché sul “diritto di abortire”. Oltre che messi in grado di “ricercare una relazione equilibrata” e “diventare un partner supportivo e che si prende cura”, ma anche a gestire emozioni come l’innamoramento, la gelosia, il tradimento e le delusioni. E, perché no, essere aiutati a “sviluppare la consapevolezza dell’importanza di un ruolo positivo del maschio nel corso della gravidanza e del parto”.

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