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A proposito di metodi per far dormire i bambini…

17 febbraio 2014
by

G.A.A.M.

Cari Genitori,

copio-incollo qui di seguito una nota condivisa su Facebook, scritta da Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale e autrice del libro “E se poi prende il vizio?”.

Cosa penso del libro “Il Linguaggio segreto dei neonati” di Tracy Hogg

Molte mamme mi chiedono cosa ne penso del libro in questione ritengo importante chiarire quanto segue.

La mia opinione riguarda questi aspetti che non mi trovano d’accordo.

1) Innanzi tutto si tratta comunque di un metodo e come sapete non credo nei metodi perché semplicemente credo che le persone abbiano bisogno di ascolto e di attivare le proprie competenze per trovare le proprie soluzioni dopo corretta informazione.

2) Questo libro non ha bibliografia ciò significa che non ha alcun valore scientifico e infatti va contro la fisiologia di contatto, sonno e allattamento

3) Il tono del libro è molto rassicurante, molto British ma in realtà il messaggio che manda…

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  1. 18 febbraio 2014 07:52

    Sono metodi basati sull’estinzione dell’affettività.
    E’ facile dedurre come cresceranno questi bambini, che tipo di adulti saranno.
    Un esempio storico:

    “I genitori non avevano diritto di allevare i figli, ma dovevano portarli in un luogo chiamato tesche, dove gli anziani esaminavano il bambino: se lo vedevano sano e robusto ne disponevano l’allevamento e gli assegnavano in anticipo una porzione di terreno demaniale; se invece lo trovavano gracile e malfatto, ordinavano che fosse gettato in una voragine del monte Taigeto, detta Apotete. Non conveniva infatti né alla polis né al bambino stesso che fosse lasciato crescere per restare sempre debole e dal fisico infelice. […]

    Licurgo non volle che i figli fossero educati in famiglia né da pedagoghi stranieri salariati: appena i ragazzi raggiungevano i sette anni venivano assegnati in “compagnie”, comunità educative istituzionalizzate. Di queste compagnie diventava capo il più forte e il più saggio, cui tutti gli altri dovevano obbedienza completa. Così, quell’educazione era più che altro un esercizio continuato di disciplina. Gli adulti assistevano ai loro esercizi e tornei, a volte provocando di proposito zuffe e ostilità fra i giovani per saggiarne il coraggio e l’aggressività negli scontri. Di istruzione avevano solo quel minimo che era necessario per la vita; il resto era disciplina, sopportazione dei disagi e attitudine al combattimento”.

    Plutarco, Le vite, Utet, Torino 1992

    E’ interessante notare come “la disciplina” prenda il sopravvento sulla’”istruzione”: la vera conoscenza, infatti, non può certo prescindere dalla bellezza, dall’eros, dal piacere, dalle “felicità” che, come sappiamo, pervade ogni cucciolo nel momento in cui “riceve donando” e “dona ricevendo”. L’assenza di reciprocità educa al conflitto, all’aggressività, all’isolamento.
    Cresceranno dei bravi distruttori di se stessi, degli altri, del mondo.

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