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Per ritrovare la propria voce non c’è bisogno di comitati: vacciniamoci contro l’omologazione di massa

13 aprile 2014
immagine tratta dal web

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Ci sono persone che quando sentono nel cuore un dolore non riescono ad esprimerlo.

Certe volte non arrivano neppure a sentirlo: si proteggono.

Ma proteggersi dal dolore significa rinnegare ogni altra cosa – anche gioia e amore – e quelle persone diventano mute.

Non sentono, e quindi non parlano. Oppure sentono talmente che non possono dire. Non respirano più, se non con brevi respiri che non arrivano mai alla pancia, perché sarebbe troppo in fondo.

La loro vita si chiude, come un fiore che secca prima di sbocciare.

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Allora può accadere che s’incontrino altri che vivono un dolore che urge nello stesso modo: un dolore che ammutolisce.

Stando insieme in un gruppo si può scoprire che altri soffrono come noi, e parlarne scioglie il dolore, che all’inizio sembra diventare più forte, perché attraversa il corpo e cerca di arrivare alle labbra.

L’accoglienza e l’ascolto non rimuovono il dolore, ma lo riconoscono: e questo crea un contenimento. Si può scoprire di non essere soli con il proprio dolore. Si può trovare un senso nel condividerlo, e il cielo può tornare azzurro.

Ma in giro ci sono iene e sciacalli, che si nutrono del dolore degli altri: lo usano per sfamarsi.

In quel caso i gruppi, le associazioni, i comitati e tutto il resto non nascono per lenire alcunché, ma per manipolare.
Non si riconosce l’unicità del dolore, ma lo si riesuma solo per buttarne le ossa in una sola fossa comune, mescolando tra loro in un solo mucchio cose anche molto diverse ma ugualmente dolorose.
Non si permette che ognuno arrivi a leccarsi le ferite, ma gli si dice “vieni da me che ti do io la risposta”: e in cambio si chiede qualcosa che sembra una cosa da nulla: una firma magari, o un voto, chissà?, sempre comunque rinunciando a se stessi e alla propria storia (anche la malattia fa parte della propria storia, per esempio, anche la disabilità o altre ferite che sono cicatrici che non si chiudono mai).

Allora accade qualcosa di orribile. I gruppi non sono più luoghi di accoglienza, ma di omologazione. Ci si alza in piedi tutti insieme, come in una chiesa. Si battono le mani, ci si scambia targhe di riconoscimento, ci si sorride con segni di assenso ma senza neppure vedersi. Si grida il proprio dolore per aizzare gli altri contro un capro espiatorio costretto a caricarsi di colpe molto diverse fra loro, sconnesse. Si utilizza l’emozione, attizzandola, e si seppellisce completamente la ragione.

Il cielo non torna mai azzurro, ma diventa fiammeggiante di rabbia e degli incendi di ogni buon senso: eppure ci si sente soddisfatti di essere pedine, anche se non si sa di che gioco. Soddisfatti e placati dall’appartenenza, dalla dipendenza e dal sapere (?) che qualcuno potrà cambiare le cose e cancellare il dolore.

Riportiamo qui di seguito le parole di Donata Vivanti, medico, madre di due gemelli con autismo, presidente di Autismo Italia-onlus e vicepresidente di Autisme Europe-Aisbl, è il vicepresidente del nuovo comitato esecutivo dell’Edf – European Disability Forum, tratte da qui:

AUTISMO E VACCINAZIONI: RITORNIAMO SULLA QUESTIONE

Fonte http://www.superando.it – Negli ultimi decenni, ed esattamente a partire dagli Anni Novanta, alcuni genitori di bambini con autismo hanno ritenuto che la somministrazione della vaccinazione trivalente anti morbillo, parotite e rosolia (nota in inglese con la sigla MMR) potesse avere causato nel figlio la comparsa dei sintomi di autismo, e in particolare della forma cosiddetta “regressiva”, che si verifica dal 20 al 30% dei casi, in cui fra il primo e il secondo anno di vita si osserva appunto una regressione importante delle competenze sociali e comunicative acquisite e la comparsa di sintomi conclamati di autismo.

Quelle preoccupazioni dei genitori – riemerse recentemente nel nostro Paese – non sono state sottovalutate dalla comunità scientifica e numerosi studi di ricerca ne hanno indagato la fondatezza e l’eventuale ruolo del sistema immunitario del bambino nel determinare l’insorgenza dei sintomo di autismo.

Vaccino trivalente MMR e autismo

I vaccini anti morbillo, parotite e rosolia vengono per lo più somministrati insieme, attraverso la vaccinazione trivalente MMR, perché la loro combinazione in una somministrazione unica si è dimostrata più efficace nel prevenire le malattie. Pur non obbligatoria attualmente in Italia, la vaccinazione MMR non può certo essere considerata solo un’opzione trascurabile. Il morbillo, infatti, è una malattia infettiva grave, che causa tuttora epidemie e casi mortali e può comportare una gravissima complicanza a livello del sistema nervoso centrale, la panencefalite sclerosante subacuta (PESS).

Per quanto poi riguarda la parotite e la rosolia, pur non essendo altrettanto gravi, esse comportano pure il rischio di gravi complicazioni. Infatti, anche la parotite – benché meno frequentemente del morbillo – può a sua volta causare encefalite, mentre la rosolia contratta dalla madre durante le prime fasi della gravidanza è responsabile della sindrome da rosolia congenita, che provoca danni cerebrali, deficit sensoriali e condizioni di tipo autistico nel bambino.

Come mai allora si è creato tanto allarmismo nei confronti della vaccinazione MMR in relazione all’autismo? Due fattori contribuiscono a identificare nell’effetto dei vaccini una possibile causa di autismo: l’età di insorgenza dei sintomi più caratteristici, che non emergono fino al secondo anno di vita del bambino (cioè nella stessa fase in cui viene somministrato il vaccino trivalente) e l’apparente incremento dell’incidenza dell’autismo.

I sostenitori del legame fra vaccino MMR e autismo si basano sul riscontro del drammatico aumento dei casi di autismo negli ultimi due decenni, in concomitanza con la diffusione dell’uso del vaccino MMR. In effetti, Loring Dales, Sandra Jo Hammer e Natalie J. Smith, nelle loro analisi dei casi di autismo registrati presso il Dipartimento dei Servizi per l’Età Evolutiva della California, hanno riscontrato un aumento dei casi di disturbo dello spettro autistico del 572% circa dal 1980 al 1994. Dal canto loro, sempre nel 2001, James A. Kaye, Maria del Mar Melero-Montes e H. Mumps Jick hanno indicato una tendenza analoga in Europa, con un aumento di sette volte dell’incidenza annuale delle diagnosi di autismo nei bambini del Regno Unito dal 1988 al 1999.

Timori, dunque, di una presunta responsabilità del vaccino MMR nell’aumentata incidenza dell’autismo sono stati ripresi dai media e alcuni genitori hanno deciso di rifiutare le vaccinazioni ai propri bambini, nel tentativo di proteggerli dall’insorgenza dell’autismo stesso (J.T. Manning, 1999).

Nel 1998, poi, il ricercatore inglese Andrew Wakefield riportò in un articolo su «Lancet» la descrizione di dodici casi clinici di bambini che lamentavano disturbi gastrointestinali. In otto dei dodici bimbi veniva anche riferita l’insorgenza di disturbi di comportamento tipici dell’autismo entro un mese dalla vaccinazione MMR. L’articolo ipotizzava in sostanza che il vaccino causasse infiammazione intestinale con aumento della permeabilità e passaggio nel sistema nervoso centrale di sostanze tossiche che darebbero luogo all’autismo.

Com’era prevedibile, la notizia provocò in Gran Bretagna e nel mondo un crollo della fiducia nei programmi di vaccinazione, oltreché nel numero dei bambini sottoposti a immunizzazione contro morbillo, parotite e rosolia.

Evidenze scientifiche sulla correlazione tra vaccino MMR e autismo

In seguito al clamore suscitato dal primo articolo di Wakefield, il Centro per il Controllo delle Malattie (CDC) di Atlanta (USA) e l’Istituto Nazionale della Sanità degli Stati Uniti (NIH) incaricarono un Comitato Indipendente di esaminare l’ipotesi dell’associazione tra vaccino MMR e autismo.

Ebbene, nel rapporto intitolato Immunization Safety Review: Measles-Mumps-Rubella Vaccine and Autism, quel Comitato giunse alle seguenti conclusioni:

1. L’evidenza scientifica smentisce l’esistenza di una relazione causale tra vaccino MMR e disturbi dello spettro autistico.

2. Una parte consistente dei dati epidemiologici non dimostra alcuna associazione tra vaccino MMR e disturbi dello spettro autistico.

Altre eminenti Associazioni scientifiche, poi – l’Accademia Americana dei Pediatri, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e le autorità sanitarie inglesi – sono giunte alle stesse conclusioni, smentendo qualunque relazione tra vaccino trivalente e autismo e scagionando il vaccino stesso senza ombra di dubbio.

Va ricordato poi che fra il 1998 e il 2002 una serie di studi scientifici esclusero a loro volta l’associazione tra autismo e somministrazione del vaccino MMR. Nel 2001, ad esempio, James A. Kaye e altri pubblicarono un’analisi longitudinale che dimostrava un drammatico aumento dell’incidenza annuale delle diagnosi di autismo da 0,3 casi su 10.000 nel 1988 a 2,1 casi su 10.000 nel 1999, mentre nello stesso periodo la prevalenza della vaccinazione MMR nei bambini era rimasta costante. Ne conclusero quindi che non esisteva alcuna correlazione fra la vaccinazione MMR e l’incidenza di autismo nei bambini nati dal 1988 al 1993. In uno studio analogo negli Stati Uniti, poi, Loring Dales e altri (2001) riscontrarono gli stessi risultati in California nel periodo dal 1980 al 1994, facendo emergere che, ancora una volta, benché l’utilizzo del vaccino MMR fosse rimasto assolutamente invariato nel periodo esaminato, nello stesso periodo si era riscontrato un aumento costante dei casi di autismo.

Nemmeno quello studio, pertanto, trovò correlazioni tra la somministrazione del vaccino MMR e il numero dei casi di autismo. Va notato inoltre che l’aumentata incidenza di autismo individuata in questi due ultimi studi riflette più probabilmente un’aumentata conoscenza dei disturbi dello spettro autistico da parte del personale sanitario e della popolazione generale, così come pure un cambiamento dei criteri diagnostici, piuttosto che un aumento reale nell’incidenza del disturbo (Kaye e altri, 2001).

Nell’aprile del 2002, quindi, il Vaccine Education Center del Children’s Hospital di Philadelphia (USA) evidenziò i molti punti deboli dei lavori di Wakefield e affermò che tutti gli studi scientifici sull’insorgenza dell’autismo concordano con l’ipotesi che l’autismo sia una malattia che origina in una fase precoce della gravidanza.

Successivamente, nel novembre del 2002, da uno studio retrospettivo in Finlandia su 535.544 bambini di età compresa tra 1 e 7 anni, vaccinati con MMR tra il 1982 e 1986, non risultò alcun aumento dei ricoveri per autismo dopo la somministrazione della vaccinazione MMR, né venne identificata alcuna associazione tra quest’ultima, casi di encefalite, meningite e autismo.

Anche uno studio retrospettivo analogo sulla coorte dei bambini nati in Danimarca dal 1991 al 1998 – 573.303 bimbi di cui 440.665 (82%) erano stati vaccinati con l’MMR – portò un’ulteriore forte evidenza a sfavore dell’ipotesi che la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia provocasse l’autismo. Ma non basta. Fra il 2003 e il 2004 altri diciannove studi epidemiologici esclusero l’associazione tra vaccinazione MMR e disturbi autistici.

Nel luglio del 2003, una review sistematica di tutti gli studi epidemiologici disponibili nella letteratura biomedica sull’argomento non ne trovò nemmeno uno che potesse suggerire associazioni tra autismo e vaccinazione MMR. Nell’agosto del 2003, anzi, uno studio britannico affermò che l’apparente aumento di casi di autismo nel Regno Unito si era arrestato dopo il picco registrato nel 1992, dimostrando che quell’aumento avrebbe potuto essere stato causato dalla maggiore attenzione verso la patologia e da modifiche dei criteri diagnostici.

Nel maggio del 2004, poi, il citato Comitato Indipendente di esperti del CDC di Atlanta, che già nel 2001 aveva concluso sulla non evidenza di un’associazione tra vaccinazioni e comparsa di disturbi dello sviluppo, affermò che «non vi erano evidenze di associazione tra vaccinazioni e comparsa di disturbi dello spettro autistico», escludendo esplicitamente ogni correlazione tra vaccino MMR e autismo.

Nel 2008, inoltre, uno studio del Guy’s Hospital, della Health Protection Agency e della Manchester University (Gran Bretagna) ha testato la presenza di anticorpi anti-morbillo in bambini con e senza autismo e non ha trovato alcuna differenza fra i due gruppi, né alcuna evidenza di una maggiore incidenza di sintomi intestinali (enterocolite) nel gruppo dei bambini con autismo o dell’esistenza di un legame fra autismo e vaccinazione trivalente MMR, contrariamente a quanto asserito da Wakefield.

In tutti gli studi citati, pertanto, la maggioranza dei bambini con autismo esaminati non presenta alcuna evidenza di malattia autoimmune ed è quindi improbabile che l’autismo sia scatenato o causato da una produzione di auto-anticorpi contro il tessuto cerebrale, prodotti dall’organismo del bambino.

Il mancato riscontro di malattie autoimmuni e di evidenze di una relazione fra sistema immunitario del bambino e autismo rafforza l’ipotesi che le eventuali cause ambientali dell’autismo stesso non siano in grado di compromettere lo sviluppo del sistema nervoso del bambino dopo la nascita, ma possano eventualmente interferire con lo sviluppo del cervello fetale durante le prime fasi della vita intra-uterina.

Del resto, uno studio post mortem sui cervelli di persone con autismo, recentemente pubblicato dal « New England Journal of Medicine» (marzo 2014) da Eric Courchesne, neurobiologo dell’Università di San Diego in California, ha riscontrato anomalie tipiche in strutture cerebrali la cui formazione si conclude durante la vita intrauterina, prima della nascita. Anche i risultati di questo studio, quindi, confermano che eventuali cause ambientali potrebbero concorrere a causare l’autismo solo nel feto prima della nascita, escludendo definitivamente l’ipotesi che esso possa essere determinato da cause ambientali sul bimbo dopo la nascita.

Ragioni dell’allarmismo

Forse Wakefield aveva preso un abbaglio o forse era rimasto “ volutamente abbagliato”. È quanto emerge da un’inchiesta del 2004 del giornalista inglese Brian Deer per conto del «Sunday Times» e del canale televisivo «Channel 4», ripresa successivamente in un articolo pubblicato dal «British Medical Journal». L’inchiesta di Deer rivelava in pratica i conflitti d’interesse del dottor Wakefield, che aveva ricevuto un sostanzioso finanziamento da un gruppo di avvocati, intenzionati a condurre azioni legali contro le ditte produttrici di vaccini. Ma non è tutto. Nove mesi prima, infatti, della pubblicazione dell’articolo su «Lancet», Wakefield aveva brevettato un nuovo tipo di vaccino contro il morbillo e alcune cure per le malattie infiammatorie croniche intestinali e per l’autismo. L’articolo di «Lancet» e le successive dichiarazioni riladciate da Wakefield sulla pericolosità del vaccino MMR si sarebbero dunque inquadrate, secondo il giornalista inglese, più in una campagna di marketing per i propri prodotti che nell’àmbito di una corretta informazione scientifica.

A quel punto, il redattore capo di «Lancet» dichiarò che, se ne fosse stato a conoscenza, non avrebbe pubblicato l’articolo di Wakefield il quale, inoltre, venne radiato dall’Albo dell’Ordine dei Medici britannico. Già dal 2002, del resto, la maggior parte dei coautori degli articoli di Wakefield avevano cominciato a dissociarsi dalle sue argomentazioni. Nel marzo di quell’anno, ad esempio, John Walker Smith, coautore della prima pubblicazione su «Lancet» del 1998, sconfessò le conclusioni dell’articolo e confermò la sua convinta adesione all’MMR, facendo vaccinare i suoi tre nipotini.

Nel novembre del 2003, poi, Simon Murch, altro coautore del primo articolo di Wakefield, dichiarò pubblicamente che non c’era alcuna associazione tra autismo e vaccino MMR e lanciò un appello a favore di quest’ultimo.

E ancora, nel marzo del 2004, dieci dei dodici autori dello studio di Wakefield firmarono una dichiarazione in cui ritrattavano formalmente le conclusioni del loro lavoro del 1998. All’appello mancavano solo lo stesso Wakefield e John Linnel, di cui si è persa ogni traccia.

Eppure, nonostante le ripetute smentite della comunità scientifica e benché ad oggi nessuna nuova ricerca abbia riproposto in modo credibile il rischio di autismo in seguito alla vaccinazione MMR, l’ipotesi di Wakefield continua a destare allarme nella popolazione, inducendo una resistenza verso la vaccinazione trivalente MMR e, più in generale, sfiducia verso le vaccinazioni infantili, con danni non da poco.

Uno degli argomenti preferiti di Wakefield a difesa delle sue ipotesi è l’accusa di “complotti” da parte delle multinazionali del farmaco, per nascondere al pubblico la pericolosità dei loro prodotti (come appunto il vaccino MMR). Ebbene, oltre a non essere mai stata dimostrata, tale accusa manca di logica: il miglioramento dello stato di salute della popolazione, infatti, non è una minaccia né per i produttori di farmaci né per i medici, che anzi acquisiscono credito curando le malattie, non causandole.

Le gravi conseguenze dell’immotivato allarmismo

L’allarmismo infondato nei confronti della pericolosità del vaccino MMR e del suo potenziale ruolo nel determinare l’autismo mette a repentaglio la salute dei bambini. Infatti, malattie infettive come il morbillo, la parotite e la rosolia, se lasciate incontrollate, causano gravi condizioni patologiche e decessi. Le autorità sanitarie temono il ripetersi di quanto accadde con il vaccino della pertosse negli Anni Settanta, quando cioè le preoccupazioni della gente circa la sicurezza di tale metodica furono causa di una caduta dei tassi di immunizzazione in tutto il mondo, con gravi conseguenze.

In Giappone, ad esempio, negli Anni Settanta la percentuale di bambini vaccinati contro la pertosse scese dall’80% al 10%. Ne conseguì un’epidemia con 13.000 casi segnalati e 41 decessi. «Se le percentuali d’immunizzazione diminuissero come conseguenza dei timori nei riguardi della vaccinazione MMR – sottolineano i componenti del Comitato Indipendente USA – epidemie simili potrebbero facilmente verificarsi con effetti devastanti».

Ogni evidenza scientifica disponibile dimostra che la mancata vaccinazione trivalente MMR lascia i bambini alla mercé di infezioni che potrebbero causare gravi malattie e morti, in particolare di bimbi provenienti dai Paesi in via di sviluppo, più vulnerabili alle malattie infettive comuni nei nostri Paesi e alle loro gravi complicanze.

Secondo il CDC di Atlanta, il morbillo causa polmonite in 1 caso su 20, encefalite in 1 caso su 2.000 e morte in 1 caso su 3.000 nei Paesi industrializzati, e in misura quattro volte maggiore in quelli in via di sviluppo. La parotite, poi, causa encefalite in 1 caso su 300, mentre la rosolia contratta durante la gravidanza causa la sindrome da rosolia congenita in 1 caso su 4.

Queste patologie rimangono una seria minaccia in quelle parti del mondo dove i bambini non vengono vaccinati di routine. Nel 2000, ad esempio, il solo morbillo è stato responsabile di oltre un milione di decessi. Va detto infine che secondo lo IOM statunitense (Institute of Medicine), il vaccino trivalente MMR ha avuto un enorme successo nell’eliminare virtualmente il morbillo, la parotite e la rosolia negli Stati Uniti dove, in seguito alla campagna di vaccinazione, i casi di morbillo sono scesi da oltre 400.000 a 100 nel 1999.

Anche se, come ogni intervento farmacologico, pure la vaccinazione trivalente MMR può causare reazioni avverse, il rischio di encefalite o di reazioni allergiche gravi a seguito della vaccinazione stessa è enormemente inferiore a quello conseguente alla malattia. Infatti, l’encefalite post-vaccinica si verifica in 1/1.000.000 di casi vaccinati, mentre il rischio di sviluppare la stessa complicanza si ha in una percentuale di casi 500 volte maggiore in seguito al morbillo e oltre 3.000 volte maggiore in seguito alla parotite.

La posizione delle organizzazioni rappresentative di persone con autismo

FANTASIA, la Federazione delle Associazioni Nazionali a Tutela delle Persone con Autismo e Sindrome di Asperger, composta dall’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), dal Gruppo Asperger e da Autismo Italia, ovvero le più rappresentative Associazioni delle persone con autismo in Italia, e l’Associazione Internazionale Autism Europe, che riunisce le organizzazioni rappresentative delle persone con autismo di oltre trenta Paesi europei ed extraeuropei:

– concordano con il parere delle più autorevoli organizzazioni ed istituzioni sanitarie internazionali nel sostenere l’attuale programma di somministrazione della vaccinazione trivalente MMR;

– invitano i genitori a soppesare responsabilmente le conseguenze delle proprie decisioni in merito alle vaccinazioni da somministrare o meno ai propri figli per la salute e per la vita stessa dei loro e di migliaia di altri bambini, poiché è ormai certo che esporli ai rischio di ammalarsi di morbillo, parotite e rosolia non contribuirà in alcun modo a prevenire la comparsa delle manifestazioni dell’autismo.

Sia il testo che le solide basi scientifiche su cui esso è basato, sono pienamente condivisi anche dall’ANFFAS, l’Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale cui afferiscono più di mille persone con disturbi dello spettro autistico, la maggior parte delle quali in età evolutiva, e dall’ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi).

Articolo a cura di Donata Vivanti, Vicepresidente di FANTASIA (Federazione delle Associazioni Nazionali a Tutela delle Persone con Autismo e Sindrome di Asperger); vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap*). Il presente approfondimento coincide con la posizione ufficiale della stessa Federazione FANTASIA.

*Cui Anffas Onlus aderisce

Per recuperare uno sguardo diverso, creativo perché poetico – uno sguardo che non rinnega il dolore ma prova a trasformarlo – guardate questo video.

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4 commenti leave one →
  1. 13 aprile 2014 14:27

    Mi sento veramente confusa. Leggo continuamente articoli e, in base all’uno o all’altro, credo di essere giunta a una conclusione che, però, conclusiva non è mai.
    Avevo scelto di non vaccinare. Adesso, leggo questo articolo e vorrei portare a vaccinare mio figlio domani stesso. Ma domani ne leggerò un altro e tornerò a decidere di non farlo.
    Davvero, mi sento confusa…

    • 13 aprile 2014 14:42

      Io non sono pediatra e non posso entrare nel merito vaccinazione sì/vaccinazione no.
      Però quello che posso dirti è che non ci sono evidenze scientifiche a proposito della connessione tra vaccinazione e autismo; e l’altra cosa è che per sentirti rassicurata veramente da questo punto di vista devi scegliere un pediatra che sia un uomo o una donna prima di tutto: uno di cui ti puoi fidare, che guardi negli occhi e senti che c’è. Se trovi un uomo o una donna così, allora potrai chiedere spiegazioni anche approfondite, e scegliere sempre in base al tuo buon senso.

      • 13 aprile 2014 14:48

        e l’altra cosa che posso dirti è che bisogna diffidare di chi detiene la verità assoluta. Chi si mette a capo di sette, associazioni, comitati, e ti trasforma in un numero perché vuole qualcosa in cambio.

  2. amrita permalink*
    13 aprile 2014 17:23

    Ciao “amore di mamma”,
    concordo con Samina, hai parlato dei tuoi dubbi al pediatra?

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