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“Per Maria Cristina, Giulia e Gabriele” dal Melograno

18 giugno 2014
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Accade che si apra il cuore al dolore altrui e non si abbia la forza di condividere sino in fondo il proprio vissuto, anche su questo c’è da riflettere.

Fonte  Melograno TV

Treviso, 17/06/2014
img-65 Per Maria Cristina, Giulia e Gabriele
Le morti violente provocate da mariti e compagni che, oramai con frequenza giornaliera, riempiono le cronache del nostro Paese ci creano sempre sentimenti di sconforto, rabbia, disorientamento, malinconia e frustrazione.
Ma l’uccisione di Maria Cristina e dei suoi bambini di 5 anni e 20 mesi ci colpiscono ancor di più, perché Maria Cristina era una mamma della piccola sede della nostra associazione di Milano Sud.
Una donna che ha motivato le operatrici del Melograno a continuare nel loro lavoro quotidiano a sostegno delle neo madri e dei loro figli.
Maria Cristina era un’amica. Quelle amiche con le quali condividi la quotidianità, la festa di compleanno, il portare i bambini alla scuola materna, il Capodanno, la vacanza. Una quotidianità condivisa non solo con Maria Cristina e con i figli ma anche con suo marito.
In questi giorni di profondo dolore ci domandiamo che cosa Maria Cristina non ha avuto la forza di dire e, anche se aveva aperto la porta della capacità delle donne di stare insieme, di confrontarsi, di sostenersi, non ha condiviso.

Riflettiamo invece sul VUOTO che circonda gli uomini.
Uomini che continuano a sentirsi per sempre socialmente figli, viziati e coccolati, e che non riescono a diventare padri, ad assumersi la responsabilità delle scelte fatte e di quelle che potrebbero fare.
Che non diventano mai adulti, incapaci di riconoscere e gestire i sentimenti, di confrontare desideri e realtà.
Che pensano che per sentirsi liberi, basti cancellare la realtà che ‘ingabbia’, non importa se questo comporta anche cancellare vite.
Che pensano che mogli e figli siano proprietà, delle quali ci si può disfare se diventano troppo ingombranti.
Ci fanno pensare le motivazioni addotte dal marito/assassino: “Non volevo sentirmi in gabbia! E nemmeno un divorzio mi avrebbe potuto liberare da questo sentire, perché i figli sarebbero rimasti per sempre!”
Non è più possibile rinviare la presa in carico collettiva di un devastante problema italiano.
Non siamo difronte a un delitto individuale ma a una malattia sociale. E’ arrivato il momento per le istituzioni, per i professionisti, per gli uomini di trovare la giusta strada per affrontare quello che ci sentiamo di definire come il più grave errore perpetuato per generazioni nel nostro Paese rispetto all’educazione dei maschi.
E’ arrivato il momento per gli uomini di sedersi a ragionare sul loro essere figli, uomini, padri.
La violenza devastante dei gesti efferati di alcuni uomini, offre all’universo maschile una grande opportunità: capire che per essere uomini è necessario divenire persone in grado di esprimere i propri sentimenti, le proprie fragilità, i propri dubbi e le proprie certezze, di essere padri o di decidere di non divenirlo (perché, è vero, una volta fatti i figli restano per sempre, ma non sono appendici dei genitori, ma persone), di sentirsi liberi di vivere e di fermarsi prima di sentirsi in GABBIA.
Le donne parlano e riflettono tra loro sulle relazioni e i sentimenti, l’Associazione ‘Il Melograno’ come molte altre, come i Consultori familiari che il movimento delle donne ha ideato e fortemente voluto e che piano piano sono smantellati e depotenziati, sono spazi di confronto e sostegno costruiti negli anni con cura, fatica e passione dalle donne.
Spetta ora agli uomini prendersi cura di se stessi, creare i loro spazi di riflessione, sostegno e relazioni. Dove riflettere sulla propria sessualità irrisolta, sugli oscuri impulsi alla violenza, sull’enigma della possessività, sulla paternità incompresa.
Senza chiedere ancora una volta alle donne di spiegare e farsi carico dei loro problemi.

‘Il Melograno – Centri Informazione Maternità e Nascita”

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One Comment leave one →
  1. 18 giugno 2014 10:45

    Credo che esistano responsabilità a vari livelli. La disperazione è il filo conduttore di queste e quasi tutte le tragedie. Quest’uomo è un esecutore di delitti generati da una disperazione che è figlia di qualcosa di molto grande, dove noi tutti ci siamo dentro fino al collo. Noi siamo i protagonisti di una società distorta che non è incentrata più sull’umanità ma su l’uomo. Per dirne una, se si va in un commissariato di sabato a denunciare un tentativo di aggressione, e si vuole magari sporgere querela, il polizziotto di turno ti invita a tornare di lunedì perchè sabato e domenica gli uffici non fanno questo tipo di cose. Magari però Lunedì sarà troppo tardi.

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