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Rosalia, la Patrona dei Capaci

12 luglio 2014

Nel mondo di oggi il simbolo è solo una parola, ma un tempo era una moneta e aveva un valore intrinseco e insieme trascendente.

Si chiamava simbolo, quella moneta, perché era “composta”, come la parola, che è fatta di due metà: syn– e la radice di ballein, e significa mettere insieme, anzi gettare insieme, oppure, se vogliamo, com-baciare. Quella moneta, infatti, veniva spezzata ogni volta che due persone dovevano allontanarsi per molto tempo: ognuna ne custodiva una metà, così che, una volta che si fossero incontrate nuovamente, fungesse da riconoscimento. Il valore del simbolo non stava dunque tanto in ciò che si conservava, ma in ciò a cui alludeva: era la metà mancante quella che restituiva valore alla moneta, era ciò che non si vedeva, ciò che era lontano, che bisognava ricostruire come se ci fosse stato. Il simbolo aveva un valore solo se ci si attivava per riconoscerlo: un valore soggettivo e nello stesso tempo universale; ad esempio i nostri occhi, per gli antichi erano un simbolo del Sole e della Luna nel nostro corpo, perché noi non eravamo individui singoli e isolati, ma rappresentavamo il Cosmo, proprio come una goccia d’acqua di mare rappresenta il mare tutto. Ancora oggi sarebbe così, se solo lo volessimo.

Oggi la città di Palermo si prepara al Festino di Santa Rosalia, la Patrona.

Ogni anno il Festino cerca di ricomporre il sacro e il profano della città, e questa è un’impresa simbolica, appunto, che riesce solo a patto che si individuino due metà lontane e si riesca a farle com-baciare, altrimenti rimane solo vuoto e sterile formalismo.

La città è in questo momento in ginocchio e ha quasi del tutto perduto la capacità di sognare, che è quella che restituisce valore, creatività, entusiasmo. Sporcizia, degrado, incuria, inciviltà e barbarie contaminano e indeboliscono quelle radici antiche che pure riescono a germogliare in ogni situazione e a farsi non solo sostegno profondo ma ramo, come nei nostri Ficus centenari che ancora resistono nonostante tutto.Ficus-p-marina-palermo-01

Oggi ci si prepara al Festino, che quest’anno sarà al Femminile, in onore della Santa Patrona che un tempo salvò la città dalla peste. Monica Maimone, straordinaria regista di quest’evento, ha ben individuato come a tirare il Carro in questa città non possano essere né la politica, ormai al lumicino, né l’economia, lacera e cenciosa: sono le Donne, non tanto e non solo in quanto genere, ma in quanto capaci invece che potenti. Trainano il Carro e la Città, queste donne, e insieme a loro, idealmente, tutti coloro che il Femminile lo riconoscono come valore dinamico e trasformativo: gli Artisti, i Bambini, i Poeti e tutti coloro che, appunto, sono capaci di meravigliarsi e da questo traggono linfa e vigore, ben al di là delle appartenenze, in nome dell’universalità. Trainano essendo capaci perché capiscono: accolgono ampliandosi a dismisura, trans-formando, trascendendo.

Ma questa è la metà del simbolo che non si vede: il Festino non basta. Non basta l’apparenza, non basta un solo giorno, non basta metà della moneta, perché questo vanifica il simbolo e lo riduce a spettacolo, apparenza, vanità. Oggettivamente, metà di una moneta non ha alcun valore: è soggettivamente che lo rinnova, siamo noi, tutti quanti e “ogni uno” a restituire valore a quella moneta universalizzandola.

Per questo Domodama, che sarà là a trainare il Carro – come ogni giorno -, chiede a tutti e a “ogni uno” di rispondere a questa bellissima opportunità offerta da Monica Maimone, recuperando l’altra metà del simbolo e riportandola qui, nel presente, nella nostra straordinaria e impossibile città, quella dove siamo nati, quella che vogliamo essere e non solo abitare.

Vi chiediamo di far com-baciare Realtà e Apparenza: ne siamo capaci, non serve essere potenti.

Santa Rosalia, dettaglio dell'opera di Pietro Novelli, foto tratta da https://www.creval.it/gallerie/eventi/santaRosaliaStampa.html

Santa Rosalia, dettaglio dell’opera di Pietro Novelli, foto tratta da https://www.creval.it/gallerie/eventi/santaRosaliaStampa.html

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