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Il “nemico” siamo noi

22 agosto 2014
Rea offre a Crono una pietra avvolta in un panno facendogli credere che sia il piccolo Zeus

Rea offre a Crono, perché la divori, una pietra avvolta in un panno, facendogli credere che sia il piccolo Zeus

Scrive Jung nel suo Libro Rosso (IF, 3v):

La vita non viene dalle cose, ma da noi. Tutto ciò che accade fuori è già accaduto.

Perciò chi osserva l’evento da fuori vede sempre soltanto ciò che è già stato e che è sempre uguale. Chi invece guarda da dentro sa che è tutto nuovo. Le cose che accadono sono sempre le stesse. Non è sempre uguale invece la profondità creativa dell’essere umano. Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo.

Cerchiamo dunque in noi stessi il significato delle cose affinché la via di quello che ha da venire possa palesarsi e la nostra vita continui a scorrere.

Ciò di cui avete bisogno proviene da voi stessi, ed è il significato delle cose. Il significato delle cose non è il senso che è loro proprio. Questo senso si trova nei libri dotti. Le cose sono prive di senso.

Il significato delle cose è la via della redenzione che vi create voi stessi. Il significato delle cose è la possibilità – creata da voi stessi – di vivere in questo mondo.

“Chi osserva l’evento da fuori vede sempre soltanto ciò che è già stato e che è sempre uguale”. Forse ciò a cui accenna Jung sono “le cose che non furono mai ma sono sempre”: il Mito, come lo definiva Salustio.

Forse ciò che accade si può leggere in tanti modi, e quella del Mito può essere una chiave interessante. Perché il Mito non racconta niente che sia mai avvenuto, eppure ha a che fare con tutti noi: e ciò che sta accadendo nel mondo non ci è estraneo. E’ dentro ognuno di noi, ora.

Il Mito greco racconta di lotte selvagge all’inizio dei tempi. Urano – il Cielo – non lasciava che i figli concepiti con Gea – la Terra – venissero alla luce, e glieli ricacciava nelle viscere. Krono, uno dei figli a cui era stato impedito di nascere, evira il padre e così diventa Signore Supremo, liberando i fratelli. Ma poi anche lui impedisce ai figli nati dagli amplessi con Rea di nascere, e li divora, temendo che qualcuno possa fargli ciò che lui stesso aveva fatto al padre. Dopo varie vicende, il più giovane dei figli, Zeus, detronizza il padre e diventa a sua volta il Signore Supremo; ma anche lui divora Metis, la compagna, per evitare che lei possa partorire un figlio che lo scalzi.
Sono lotte di potere, certamente, ma non solo. Sono dinamiche psichiche: perché quelli che i Greci chiamavano Dèi sono in effetti archetipi. Cielo, Terra, Tempo, Amore, Caos… non c’è una sola di queste creature che non appaia nel nostro cielo interiore, nella nostra anima, o psiche o comunque vogliamo chiamarla. E durante queste lotte primordiali nascono, insieme alle  creature celesti, anche molte altre creature “infernali”, che appartengono all’ombra e non alla luce, ma tutte hanno un senso, e tutte trovano, alla fine, una collocazione. Mostri come gli Ecatonchiri, con 50 teste e 100 braccia, o i Ciclopi; i Giganti, le Gorgoni, la Morte, le Erinni, la Vendetta, Tifone e via dicendo coesistevano con Demetra, Oceano, Afrodite, Eros…

Se guardiamo la Terra come una realtà psichica e dunque come qualcosa che sia dentro e non solo fuori di noi, ritroveremo le dinamiche di quelle lotte primordiali nel nostro presente: ora, nella nostra interiorità ma anche tutt’intorno.

In Palestina, ad esempio, i figli non possono nascere, e se nascono vengono ricacciati nei tunnel sotterranei. La Terra trema ancora subendo lotte primordiali che credevamo fossero rimaste alle nostre spalle o appartenessero a quella realtà imprecisata che definiamo “mito”. Atrocità di ogni genere avvengono ogni ora, ogni minuto, alimentate da dinamiche di potere, interesse e prevaricazione in cui siamo tutti ancora pesantemente invischiati. Quello che accade è già stato ed è sempre uguale: ma il nostro sguardo nuovo, la nostra possibilità di vivere in questo mondo, quella che restituisce un significato alle cose, qual è?

Abbiamo assistito ieri a una bella rappresentazione delle Baccanti da parte della Compagnia “I Policandri” al Teatro di Dioniso di San Giuseppe Jato. Ancora una volta, la visione delle cose che non furono mai ma sono sempre. Ancora una volta, la negazione di una Divinità come Dioniso: ma non si può negare un dio senza cadere nella follia; e il Re di Tebe, Penteo, reso folle dal dio, viene squartato dalle Baccanti e dalla stessa madre, Agave, che torna alla reggia portando la testa di suo figlio infilzata su un tirso come un trofeo, credendola quella di un leone selvaggio. Terribile la scena del riconoscimento, quella in cui la madre si rende conto di avere ucciso con le proprie mani il figlio: e impossibile non vedere in quella scena la mutilazione efferata a cui tutti abbiamo dovuto in qualche modo assistere se pure virtualmente, quella del giornalista americano James Foley. Impossibile non vedere come il mostruoso potere che cerca di affermarsi stia divorando se stesso senza rendersene conto, reso folle dalla negazione sistematica del Divino dentro di sé; e cos’è il divino? Semplicemente il Cielo, la Terra, e tutti i loro figli, quelli fatti di luce e quelli fatti d’ombra, ognuno con un suo posto preciso, ognuno riconosciuto per quello che è.

La nostra visione dualistica, influenzata dalle religioni monoteistiche, è una visione perversa, che oppone Bene e Male, ingigantendoli entrambi e inducendoci a stare sempre da una parte contro l’altra. Ma nelle antiche cosmogonie, invece, tanti erano gli Dei, e anche i Mostri, e tutti avevano una loro parte di Bene e di Male insieme.

Stiamo negando gli Dèi: e che significa? Che stiamo negando noi stessi.

Il Mostro che abbiamo creato combatte se stesso: l’unica sua possibilità di vittoria è quella dell’autodistruzione. Le dinamiche di potere consentono un equilibrio fittizio e temporaneo: è tempo di prenderne atto, tempo di cambiare sguardo, di sostituire la capacità al potere. Riconoscere i veri valori – cielo, terra, bambini, libertà per ognuno. Il nemico, chiunque sia, ha occhi e orecchie come noi, e mani e piedi e sente come noi, e ha diritto di esistere come ognuno di noi.

Quante altre atrocità dovremo compiere prima di comprenderlo?

Foto dal web

Foto dal web

 

 

 

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