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#WeWantWaMs!, Vogliamo le WaMs!

13 settembre 2014

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Ma cosa sono queste WaMs?

Sono delle rivoluzionarie “Washing Machines”, “Lavatrici” molto speciali, piccoli generatori d’idrogeno che trasformano l’acqua in energia: e ognuno di noi potrebbe averne una a casa propria.

La “WaM” produrrebbe elettricità per la casa, ed idrogeno per rifornire la nostra automobile ad idrogeno, ma… non si può fare. L’idea, assolutamente realizzabile, dà fastidio, MOLTO fastidio. Eppure a noi sembra assolutamente sostenibile e per questo vogliamo gridare a gran voce: Vogliamo le WaMs! We Want WaMs! (Vedere https://independent.academia.edu/JeanSantilli).

Creare una rete per diffondere il progetto, per farlo diventare un pensiero, un effetto valanga che ne determini infine la realizzazione dappertutto, questa sarebbe l’idea. Quanti siamo? Quanti siamo, noi che vorremmo un mondo più pulito, silenzioso, armonico, più rispondente a noi stessi, in una parola “a misura d’uomo”? Certo molti di più di coloro che detengono il “Potere” e determinano le nostre scelte. Siamo di più e valiamo di meno: ma davvero è così?

Proviamo: proviamo a elaborare un pensiero collettivo, trasformiamolo in volontà, attiviamoci! E’ possibile!

E per farlo, ognuno può attivarsi a suo modo. Ognuno può chiedersi: come posso diffonderlo, io questo pensiero? Come posso trasmettere questo bisogno di armonia, di vita, di rispetto, di rete, di inter-azione? Come?

E la risposta è una sola: io posso trasmettere solo ciò che sono, e quindi posso farlo solo a modo mio.

C’è chi sa raccontare delle storie, chi sa scrivere, chi sa cantare, dipingere, parlare, scolpire, plasmare, ricamare, creare… va bene sempre. Quando è il nostro linguaggio quello che usiamo, è quello giusto, e quindi va bene. La prova è che ci fa bene, ce ne accorgiamo subito, non bisogna aspettare neanche un istante.

Allora, chi mi legge sa quanto io adori mito e simbolo. Io vorrei dire vogliamo le WaMs! con questi strumenti che sento:

C’è un filo che unisce tutte le cose: le unisce perché dapprima ogni cosa bisogna vederla in se stessa, slegata da ogni altra. I bambini lo sanno, loro che amano smontare ogni giocattolo per vedere “com’è fatto”.

Il pane, ad esempio, è fatto di farina sale aria fuoco acqua. Il filo che unisce questi elementi non sarà apparso all’improvviso: già l’idea della farina è straordinaria: ma ci pensate a chi per la prima volta, guardando una spiga, provò a trasformarne i semi in farina? Chi di noi fa questo, oggi?

Un tempo il mondo nasceva ogni giorno: ci si guardava intorno e già questo era creazione. Oggi siamo incastrati in un meccanismo di cui ci crediamo padroni, e il nostro creare è ben misera cosa. Eppure…

Eppure non ci vuole poi tanto a ricominciare: il mondo siamo noi. Noi possiamo distruggerlo – ce lo ripetono spesso – e quindi possiamo anche crearlo, sprigionandolo dapprima e poi ricostruendolo. Questo non ce lo dice nessuno, ma è vero.

Per esempio, l’acqua. Così come appare, è una. Se provassimo a smontarla, vedremmo idrogeno e ossigeno, ci dicono. E dunque è una combinazione: se idrogeno e ossigeno fossero metalli, l’acqua sarebbe una lega, come l’elettro, per esempio. L’elettro è una lega d’oro e d’argento che un tempo si usava per le monete: si poteva trovare in natura oppure creare appositamente, e perché si chiamava così? Perché aveva lo stesso colore dell’ambra, che in greco si chiamava elèktron. I Greci diedero questo nome – Elettra – a molte fanciulle, che avevano in se stesse, spontanea, questa grande capacità di unire e riunire elementi preziosi: una di loro, amata da Zeus, ebbe due figli: Armonia e Iasìone, che un giorno avrebbe amato Demetra. E Demetra volle lasciargli un ricordo di sé: fu il primo dono del mondo quello. Fu un chicco di grano, che Iasìone trattenne solo per poco sul palmo della sua mano. Lo seppellì quasi subito nella terra, e da lì nacquero quelle spighe che ancora oggi la ricoprono, e la farina, e il pane. Da lì nacque uno dei fili che uniscono tutte le cose.

Elettra è la madre di due figli che “conducono” bellezza e la attivano, e ancora è presente nel nostro mondo anche se non ce ne rendiamo conto, sotto forma di “elettricità”. E’ lei a condurre e attivare energia nelle nostre case: lei che, come l’ambra di cui porta il nome, è antica e preziosa e si “elettrizza” facilmente.

Elettra oggi potrebbe aiutarci a “sciogliere” la combinazione di idrogeno e ossigeno: sprigionarli, liberarli l’uno dall’altro per creare Armonia. L’idrogeno ci darebbe energia, l’ossigeno ci restituirebbe il respiro.

Per me, le WaMs saranno questo.

Ora vi chiedo: e per voi?

Per chi volesse, abbiamo anche creato una “petizione”, che è possibile firmare: http://www.change.org/p/tutti-everyone-noi-che-per-un-mondo-più-pulito-vogliamo-le-wams-for-a-cleaner-world-we-want-wams?recruiter=31625144&utm_campaign=twitter_link&utm_medium=twitter&utm_source=share_petition

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One Comment leave one →
  1. nestore117 permalink
    16 settembre 2014 15:42

    Ciao, esiste già un marchingegno che consente di scindere ossigeno ed idrogeno dall’acqua, è stato brevettato da diversi inventori, quello più vicino a noi è di un italiano che l’ha montato su automobili sperimentali che sembra vadano molto ben (vedi http://www.hydromoving.com/index.php?option=com_content&view=featured&Itemid=101) sembra che l’aspetto più complesso risolto dal nostro inventore sia quello di ultilizzare immediatamente l’idrogeno prodotto che diversamente avrebbe grossi problemi di conservazione. Quindi la strada c’è e sicuramente se ci fosse la volontà di investire in questo progetto avremmo le WaMs già da tempo. Le multinazionali del petrolio comprano abitualmente questi brevetti e li mettono in un cassetto in modo che il petrolio non subisca oscillazioni di prezzo indesiderate (da loro) e quando non ci riescono usano altri mezzi meno leciti. L’idea di sensibilizzare le coscienze è sicuramente lodevole si comincia sempre così, dubito che i tempi siano brevi… 😉

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