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La Biblioteca delle Balate e la notte dei mille racconti

20 settembre 2014

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Cos’è “La notte dei mille racconti”? Un evento bellissimo che si svolge a Palermo e di cui potrete leggere qui.

Ci siamo anche noi della Biblioteca, in questa lunga notte che precede l’alba, con Donatella Natoli che racconta il nostro sogno, eccolo qui:

UNA BIBLIOTECA “ ma che cosa è?”

Mi è stato chiesto da Beatrice [Monroy] di raccontare la Biblioteca Le Balate.

Mi sono interrogata: è possibile il racconto di un luogo dopo mezzanotte? E soprattutto il racconto di una biblioteca che, nella nostra tradizione, evoca polvere, buio, vecchi mobili, silenzio?

Allora parlerò di un’esperienza, di persone che si incontrano, di che cosa potrebbe essere una istituzione non effimera, che continueremo a chiamare Biblioteca perché ci sono libri, collezioni, documenti, ma dove avvengono tante altre cose che possono servire per vivere e per attrezzarsi a vivere meglio.

Andy Burnham, segretario di Stato per la cultura del governo inglese, nel 2008*, disse che nelle Public Library dovrebbero esserci anche “allegria e chiacchiere” e conoscendo le critiche che avrebbe scatenato, continuò: “ La parola chiacchiere può fare paura ai tradizionalisti, ma le Biblioteche dovrebbero essere luoghi sociali che offrono un antidoto all’isolamento, anche di chi naviga su Internet, a casa, in solitudine.”

Quando nel 2007 è stata inaugurata la biblioteca Le Balate, noi non eravamo ancora perfettamente coscienti del fatto che nel mondo era apertissima la discussione sul senso da dare alle Biblioteche di nuova costruzione a cominciare dall’architettura, che già simbolicamente fosse in grado di esprimerne la funzione, e su come ristrutturare le vecchie, soprattutto di conservazione e prestito, perché potessero rispondere anche alle nuove esigenze. Ci siamo fatte guidare dalle nostre esperienze di vita dentro i quartieri del centro storico, da ciò che avevamo capito delle esigenze dei cittadini, a cominciare da una inchiesta condotta con le famiglie nel 1988-1989 e poi dall’esperienza decennale del distretto socio-sanitario sperimentale, dal lavoro con le donne e gli stranieri.

Una Biblioteca per bambini e ragazzi era una cosa di cui gli abitanti non sentivano assolutamente l’esigenza, non ne avevano nessuna conoscenza. “Donate’ stai facendo un doposcuola?” “No” “Allora stai facendo una ludoteca?” Ludoteca, nome esotico da poco entrato nel linguaggio popolare. “No”. “ Che stai facendo, allora?”   La nostra intuizione era che se ci fosse stato un luogo altro, diverso dalla scuola, luogo di aggregazione aperto, senza filtri, bello e accogliente, là i bambini avrebbero potuto trovare la possibilità di fare esperienze inusitate per loro, letture ad alta voce, laboratori: musicale, teatrale, artistico, ambientale, ma soprattutto avrebbero potuto allenarsi a scambiare idee, ad aprirsi al mondo, a comprendere come orientarsi nel mondo, ad incontrare bambini, giovani più grandi dei licei o dell’università, adulti, anziani.

L’esperienza trentennale ed oltre nei quartieri del centro storico, ci aveva fatto capire che i bambini sono intrisi di una cultura familiare fatta di legami, di leggi apprese come le uniche possibili, di emozioni fortissime e reazioni non elaborate, ma tramandate e fatte proprie, senza avere avuto la possibilità di metterle in discussione. La vita dei nostri vicoli è “un’enclave” perché è isolata, impenetrabile, al di là delle leggi del clan, c’è soltanto la televisione commerciale con l’induzione di desideri di modernità basati su consumi e modi di apparire. Ecco perché le operatrici e gli operatori delle Balate hanno creduto fermamente che per la salute fisica, psichica e culturale dei bambini e dei ragazzi fosse necessario aprire un varco in questa impenetrabilità, permettere l’incontro in un luogo neutro con persone diverse, organizzare la possibilità di scambi veri, conoscere altri luoghi, favorire una conversione verso la possibilità di capire gli avvenimenti prima di giudicarli seguendo la morale del clan, favorire una conversione ecologica; ma poi avere fiducia nel fatto che i bambini, come spugne, sono capaci anche di assorbire ciò che li sorprende, ciò che li entusiasma, un incontro emozionante, e quindi aprirsi a nuove esperienze che potrebbero permettere loro di uscire dal tracciato di vita non scelto, ma spesso attanagliante e quindi fatale del vicolo.

Come è andata in questi otto anni? Sono avvenute quasi tutte le cose che avevamo pensato, è avvenuto anche molto altro, la Biblioteca oggi è conosciuta e sostenuta da persone che vivono in varie parti d’Italia. Mentre si continuano a progettare grandi e belle biblioteche, pensate come piazze del sapere, in cui tutto può avvenire, si ricomincia a scoprire che piccolo è bello e che le biblioteche di prossimità possono avere vocazioni specifiche, molto importanti per la vita di ogni giorno dei cittadini e per migliorarne la qualità. In realtà anche la nostra piccola biblioteca è, a suo modo, una piazza del sapere perché aperta nei confronti di scambi culturali e sociali con cittadini e stranieri, con persone di qualunque età.

Mi soffermerò sulla vocazione, oggi, dopo otto anni, della biblioteca Le Balate,

sempre di più siamo convinti che bisogna creare occasioni ed esperienze interessanti, emozionanti, di alto valore letterario, scientifico ed artistico, usando metodi adeguati ad attirare l’attenzione e la partecipazione di tutti i bambini del gruppo a cui ci rivolgiamo,

sempre di più siamo convinti dell’importanza della sinergia con le scuole e che questa sinergia possa essere capace di aggiornare e modificare metodi che appaiono inefficaci soprattutto per i soggetti più deboli,

entrare dentro l’impenetrabilità del vicolo lavorando con i bambini ed i ragazzi ha come obiettivo quello di creare una coscienza critica, significa allenarsi a capire le situazioni mettendosi in discussione (operatori e bambini), questo allenamento da cui non sono escluse le situazioni più difficili, va affrontato con consapevolezza cercando modalità simboliche, letture, drammatizzazioni per renderlo penetrabile e, magari successivamente, elaborabile.

E’ possibile credere, noi ci crediamo, che l’acquisizione di consapevolezza e di capacità critica siano fra le poche armi efficaci che i bambini, nati e cresciuti in quartieri difficili, possono usare per non cadere nella trappola e nell’infelicità della mafia.

parlerò di un’esperienza, di persone che si incontrano, di che cosa potrebbe essere una istituzione non effimera, che continueremo a chiamare Biblioteca perché ci sono libri, collezioni, documenti, ma dove avvengono tante altre cose che possono servire per vivere e per attrezzarsi a vivere meglio.

parlerò di un’esperienza, di persone che si incontrano, di che cosa potrebbe essere una istituzione non effimera, che continueremo a chiamare Biblioteca perché ci sono libri, collezioni, documenti, ma dove avvengono tante altre cose che possono servire per vivere e per attrezzarsi a vivere meglio.

*Citato da Antonella Agnoli in “La Biblioteca che vorrei”, pag.49, Ed. Bibliografica, Milano 2014.

Donatella Natoli

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