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La “Mommy war”…

27 gennaio 2015

ovvero, come imbavagliare chi difende il latte materno e fare guerra alle mammeo-SIMILAC-facebook

Sta spopolando sul web uno spot americano che a quanto pare fa impazzire letteralmente tutti. Anche io quando l’ho visto, mi sono detta “che americanata!”, ma non ho avvertito subito puzza di bruciato, solo un leggero olezzo. Perché lo spot, c’è da ammetterlo, è fatto così bene che lo hanno condiviso perfino sui gruppi che promuovono l’allattamento, e già questo è di per sé abbastanza inquietante per chi da anni investe il suo tempo e la sua intelligenza per proteggere promuovere e sostenere l’allattamento ed è il motivo per cui ho deciso di scriverne.

In effetti di americanata si tratta: su una colonna sonora hip-hop va in scena una guerra tra bande in un parco come quelle tra adolescenti liceali a cui la tv americana ci ha avvezzati in questi lunghi decenni di monopolio, solo che a contendersi la scena non sono ragazzini e ragazzine che devono ancora imparare a destreggiare la loro esuberanza adolescenziale, ma gruppetti di genitori. Il manicheismo è esasperato, i toni veramente aggressivi, e non è per nulla un caso se ad essere particolarmente aggressive tra tutte le varie “gang” siano proprio le madri che allattano. Quando la tensione sembra salire al massimo, ecco che si discioglie abilmente nella finale soluzione edulcorata in cui tutti accorrono a salvare la piccola dentro la carrozzina e si scoprono uniti. “NO MATTER OUR BELIEFS, WE ARE PARENTS FIRST”, “Sisterhood in motherhood” è lo slogan. Non voglio entrare nel merito delle strategie di marketing adottate e lascio la parola a chi è più competente di me in materia, anzi a chi volesse approfondire il tema e leggere la contemporanea disamina che sta avvenendo in Italia dopo il lancio della nuova subdola campagna di marketing di Mellin consiglio di cliccare qui e qui.

legge-editoria

Mi attirano di più le parole di cui (non) disponiamo per parlare di allattamento: la ormai sempre più frequente sensazione di restare, letteralmente, “senza parole”. Mentre infatti studio e approfondisco le espressioni e le immagini che potrebbero aiutarmi a comprendere la cultura di cui facciamo parte, queste due simultanee campagne di marketing mi sussurrano due sostantivi che un tempo consideravo utili per promuovere l’allattamento. Ma che ormai, geneticamente modificati, sono stati abilmente neutralizzati: istinto materno e sorellanza.

Perché le aziende pubblicitarie che governano l’ecosistema cognitivo ed emotivo delle persone si appropriano di quelli tra gli argomenti più efficaci che chi promuove l’allattamento abbia partorito per contrastare il controllo totalitario sulle scelte dei genitori in merito all’alimentazione dei propri figli?

Le parole istinto materno e sorellanza non sono più disponibili per divincolarsi da un potere totalitario. Significano ormai tutt’altro. Da strumenti utili per sfuggire il controllo delle industrie alimentari, sono diventati il loro paravento e il loro slogan pubblicitario.

Infine, un’ultima considerazione: esiste davvero la guerra tra le mamme?

O anche questo è uno stratagemma per aumentare i loro profitti?

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3 commenti leave one →
  1. 27 gennaio 2015 21:09

    Se sai l’inglese, leggi questo:
    http://www.analyticalarmadillo.co.uk/2015/01/stick-your-mummy-wars-advert-up-your.html?m=1
    e questo:

    Li troverai interessanti.

Trackbacks

  1. Articoli molto molto interessanti sulla pubblicità. Essere più consapevoli è necessario (anche se non sufficiente) | G.A.A.M.

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