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Come un fiore nel cemento

14 giugno 2015

I cancelli della scuola sono ancora chiusi e una massa di studenti agitati e vocianti ha una strana, insolita e inconsueta voglia di entrare.
Oggi, Martedì 15 Gennaio 2015, è il gran giorno dei tabelloni con gli esiti degli scrutini che verranno affissi alle ore 8 e 30.
Giulia e Luigi sono compagni di una prima classe. Si sono incontrati in quello che è considerato il migliore liceo scientifico della città, provenendo e, non poteva essere diversamente, da due scuole medie collocate in due quartieri molto diversi della città.
Entrambi hanno avuto un risultato eccellente.
Gli insegnanti della scuola media non riuscivano a convincere i genitori di Luigi a iscriverlo al liceo.
Ogni volta che ci provavano si scontravano con la reticenza e la riluttanza del padre.
E’ un ragazzo di una intelligenza molto al di sopra della media gli dicevano, invano .
L’insegnante di matematica, in particolare, stravedeva per quel ragazzino mingherlino e magrissimo, con quei modi goffi e impacciati, ma che aveva un rapporto particolare con i numeri e con una mente in grado di visualizzare calcoli intricatissimi e, con naturalezza estrema, a risolvere, a volte in modo inconsueto e originale, problemi e teoremi di matematica.
Non poteva credere ai suoi occhi quando vide, un giorno, Luigi spiegare alla lavagna il teorema di Pitagora in un modo che aveva visto solo in un libro di Emma Castelnuovo, una donna che aveva rivoluzionato con il suo metodo e i suoi libri la didattica della Matematica.
Per questo motivo aveva fatto di tutto per convincere il padre. Perfino a casa era andato a trovarlo. E alla fine ce l’aveva fatta.
Giulia abita in pieno centro. Suo padre è avvocato e la madre insegna latino e greco in uno dei licei classici più rinomati e storici della città.
Molti grandi uomini del passato hanno trascorso i loro anni tra quei banchi, respirato la stessa aria rarefatta e lo stesso altezzoso disprezzo verso tutto ciò che non è classico, ideale e perfetto.
A casa di Giulia i libri sono ovunque.
Strabordano dalle tante librerie presenti, al punto che, spesso, trovarne uno diventa difficile e complicato.
Luigi abita in periferia, in uno di quei quartieri nati in seguito al sacco edilizio del centro storico con lo scopo neanche tanto malcelato di svuotarlo, per farne il centro di una vasta operazione di ristrutturazione e di ricollocazione sociale, di deportazione e di segregazione di migliaia di famiglie in luoghi anonimi e degradati, senza servizi né infrastrutture decenti .
Il padre di Luigi lavora al mercato ortofrutticolo.
La madre casalinga trascorre tutta la sua giornata con altri tre figli più piccoli ed è già vecchia pur avendo appena compiuto trent’anni.
Trovare un libro a casa di Luigi è altrettanto complicato, per il semplice motivo che, a parte quelli scolastici, non ce ne sono.
Nonostante l’abisso sociale che li separa Luigi e Giulia oggi si tengono per mano.
Stanno insieme da poco meno di un mese, dopo un lungo periodo di sguardi, di frasi non dette e di diffidenza reciproca.

Il loro amore era sbocciato come un fiore nel cemento, come una musica vaneggiante e delirante li aveva trasportati in quell’altrove dell’anima dove non servono parole, ma ricordi e antichi echi di una traccia di cui serbiamo la memoria nei recessi dell’anima, l’ombra del paradiso presente in ciascuno di noi.
Avevano superato barriere e ostacoli che altri ritenevano insuperabili, anche a causa della timidezza patologica di Luigi, superata e abbattuta dalla esuberanza di Giulia.
Lei è sicura del risultato. Ride ed è felice. Luigi è preoccupato, teso e nervoso, sa che in alcune discipline avrà sicuramente il debito, pazienza si dice tra sé e sé, studierò anche questa estate e spera con l’entusiasmo che gli trasmette Giulia di non essere bocciato.
I cancelli si aprono e centinaia di ragazzi e ragazze si precipitano, correndo all’impazzata, verso i tabelloni dove sono segnati desideri e speranze, sogni e destini, ansie e paure.
Giulia legge il suo risulta ed esulta. Ha raggiunto il suo traguardo. Ha tutti 7 e 8. Poi precipita nello sconforto. Luigi non ce l’ha fatta. E’ stato bocciato, nonostante quell’otto in matematica spicchi come un raggio di sole abbacinante e doloroso.
All’inizio di ogni percorso scolastico la scuola somiglia a una gara podistica.
Immaginate una gara dei diecimila metri, con un traguardo e con una linea di partenza.
Ma se il traguardo è identico per tutti, la linea di partenza è disuguale. Gli atleti non sono disposti allo stesso identico modo sulla linea di partenza.
Così, nel caso di Giulia è come se lei fosse disposta cinquemila metri in avanti; nel caso di Luigi, invece, diecimila metri indietro.
Così Giulia nel suo percorso scolastico di metri ne deve percorrere appena cinquemila, Luigi quattro volte tanto.
Ovvio che per Giulia il primo anno di liceo sia stato una passeggiata. Aveva imparato, prima ancora che iniziasse il primo anno tutte le declinazioni dei nomi e le coniugazioni dei verbi latini.
La sintassi e la logica della lingua italiana, la connessione tra le frasi, il posto che le singole parole occupano all’interno del periodo, le relazioni tra i periodi e il loro concatenarsi in una sorta di incastro di sudditanza o di eguaglianza non avevano segreti per lei.
Per Luigi che parlava il dialetto in casa e pensava in dialetto, l’italiano era una lingua straniera, non abitava il suo pensiero.
Era in quella scuola un barbaro senza diritto di cittadinanza.
La scuola dei cinque e dei quattro, delle medie aritmetiche utilizzate con certosina e burocratica applicazione non sa che farsene di ragazzi come Luigi.
Troppo distanti da quell’unica conformazione di un’unica forma di intelligenza abituata per secoli a selezionare.
Luigi è affranto. Non riesce a staccare lo sguardo da quel tabellone che riporta il 4 in latino, il quattro in inglese, il 5 in italiano e perfino il 5 in disegno.
Due quattro e due cinque sono sufficienti per spezzare una vita, abortire un sogno, naufragare speranze e desideri.
Pensa a tutto lo sforzo e ai sacrifici che ha fatto per raggiungere quel 5 in italiano, le alzate all’alba e lo studio di ore e ore chiuso nella sua stanza e una lacrima di rabbia e di sofferenza gli attraversa il viso.
Luigi e Giulia non si vedranno più.Ora l’ordine è ristabilito.Il barbaro è stato cacciato via.Il fiore cresciuto e sbocciato nel cemento può ritornare ad essere quel che è stato: un aborto malriusciuto, un’anomalia priva di senso, un’eccezione non contemplata in una scuola che riconosce solo i ragazzi come Giulia e getta via il talento di ragazzi come Luigi che non sono riconosciuti, apprezzati, valorizzati, perché ciò che conta è il traguardo, la meta finale, non il punto di partenza, non la strada che si è percorso per arrivare.
Luigi sa adesso cosa lo aspetta. Suo padre è stato perentorio: Se è bocciato se ne andrà a lavorare aveva detto al suo professore di matematica, uno dei pochi che aveva avuto fiducia in lui.
Giulia continuerà stancamente e svogliatamente il suo percorso scolastico, senza sforzi e senza alcun sacrificio raggiungerà ogni anno la media dell’otto e diventerà una brava ingegnere.
Nella strada che lo riporta a casa Luigi pensa e, immerso nei suoi pensieri si accorge con sorpresa che sta pensando in italiano, che non capita mai nulla di ciò che si spera. Da oggi, dovrà vivere così, senza aspettarsi più nulla. Mai. Superare lo iato tra l’ora e l’altrove. Dovrà ricercare in se stesso, nell’abisso della solitudine l’unica forma di felicità, perché l’assurdo ci circonda e ci pervade e non v’è senso; solo stupore e meraviglia di fronte alla stupidità e ferocia inconsapevole umana.
I fiori che crescono nel cemento non hanno speranza se non sono innaffiati, sbocciano all’improvviso e all’improvviso muoiono.
E mentre cammina, in mezzo ad una moltitudine di gente si interroga su quelle esistenze frettolose e distanti e, pure, nelle sue vaste proporzioni, a confronto dello spazio smisurato, minuscoli insignificanti atomi sperduti nell’infinito mare dell’essere.

Nicolò Firriolo (Insegnante)

One Comment leave one →
  1. 14 giugno 2015 15:17

    A chi si riferisce questa storia? Facciamo qualcosa per riportare questo ragazzino sui banchi di scuola!

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