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Siamo noi, tutte ed ognuna

1 settembre 2015

Meraviglia

Siamo noi, tutte ed ognuna
Storiella a quattro mani, nata da una lacrima (∗)
Una donna tanto stanca si rivolse ad un’altra donna, fisicamente lontana, ma tanto saggia. Potenza di Internet e del bisogno di ancoraggio. Una mail brevissima ed una richiesta improrogabile. Istintivamente, e senza rileggere ciò che aveva scritto, le chiese: “Raccontami una storia, come sai fare tu! Regalami l’emozione delle parole, indicami le piccole meraviglie che nella confusione del quotidiano spesso sfuggono”.
Non passò che pochissimo tempo e la donna fisicamente lontana rispose, rimandando indietro la stessa mail: “C’era una volta una bambina: era delicata e dolce, ma viveva in un roveto. Ogni volta che si muoveva, le spine graffiavano la sua pelle candida, ma lei si muoveva lo stesso, e il suo corpo era segnato da innumerevoli cicatrici, che non lo deturpavano: lo facevano somigliare piuttosto al palmo di una mano. Braccia, gambe, testa, erano come dita e il suo cuore, al centro, batteva ben protetto. Siamo noi: tutte ed ognuna”.
La donna che aveva chiesto istintivamente, sorpresa di se stessa, a sua volta continuò la storia. I pensieri viaggiavano nell’aria, immateriali ma concreti, a velocità telematica. “La bambina nel roveto si è graffiata molto. Ha resistito, ha resistito, poi finalmente ha pianto. Ma intanto sente battere il suo cuore nel centro del corpo. Il suo pianto ha un senso, i suoi graffi hanno un senso, perché ha un senso il suo cuore” e con le parole mute di una mail ringraziava l’altra per il suo sentire.
Verso sera, quando la donna richiedente non si aspettava nient’altro, l’altra interveniva ancora con una capacità consolatoria che dalla distanza fisica prescindeva e dalle parole scritte assorbiva incredibile energia. “Piangere fa bene, è come la pioggia” aveva scritto la saggia, ricorrendo ad una magnifica e sorprendente immagine della natura. Alla fine della frase un cuoricino piccolo piccolo, ma pieno pieno, suggellava un assunto: la consapevolezza della relazione umana.
Giorni dopo, la donna che aveva iniziato a raccontare scriveva all’altra: “Io non sono saggia come tu credi, e nemmeno forte, ma forse è per questo che sento le cose. Ti voglio bene”.
( dedicata a D., narratrice di storie che curano)

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2 commenti leave one →
  1. 1 settembre 2015 21:28

    Mi sono commossa leggendo questa storia. Siamo noi, sì, tutte ed ognuna, Annotando Tempo….

  2. 2 settembre 2015 12:42

    Com’è vero!

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