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Gocce di Pace: Flash Mob per l’allattamento, SAM 2015

3 ottobre 2015

La rete dei gruppi di sostegno all’allattamento tra pari di Palermo, composta dal Gruppo Maternage Le Balate, L’arte di crescere e Cerchi di Vita ha aderito oggi a Gocce di Pace, il Flash Mob in contemporanea nazionale per la Settimana dell’Allattamento Materno.

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Eravamo sulla spiaggia di Mondello: che si chiama così forse perché per noi di Palermo è un piccolo mondo, è la nostra spiaggia, quella dove siamo stati bambini e bambine e poi siamo cresciuti, abbiamo riso e pianto, mangiato ciambelle, cocco e gelati, abbiamo dormito, nuotato, costruito castelli, vissuto i primi amori e tante altre cose. (Io per esempio a Mondello ho visto per la prima volta un uomo nudo: era un giovane hippy biondo e abbronzato che faceva la doccia, avrò avuto otto anni. Ricordo mia madre scandalizzata e mio padre imbarazzato, e io che non capivo cosa ci fosse di strano. Ma questo non c’entra).

Siamo arrivati che ancora non c’era nessuno, perché volevamo evocare dapprima in silenzio un’immagine di madre che dormiva sotto la sabbia col suo bambino. Il “nostro” scultore, Totò Rizzuti, ha spianato dapprima la sabbia, l’ha accarezzata e incoraggiata e poi ha creato una montagnetta: e così pian piano la giovane madre è uscita timidamente dal suo nascondiglio, prima con le gambe soltanto, poi pian piano con tutto il corpo. Fra le braccia aveva un bambino grassottello. Mentre lo scultore le consentiva di prendere forma, tutt’intorno, sedute in cerchio, le mamme cantavano e allattavano i loro bambini e i papà chiacchieravano. Tutti facevamo foto, perché sapevamo che il mare avrebbe ripreso con sé la giovane madre, e solo nella nostra memoria sarebbe rimasta intatta.

Ma le gocce di pace che scorrevano erano un mare, di latte, di sabbia e di mare. Scorreva da mamma a bambino ma anche intorno, questo mare, e ci si poteva nuotare e il sole era caldo anche se oggi è già il 3 ottobre. Non abbiamo invitato tanta gente né fatto chissà che pubblicità: eravamo noi, semplicemente, ma alla luce del sole, noi a modo nostro. Noi intorno a una Grande Madre Giovane col suo bambino o forse con la sua bambina. Noi che dicevamo tante cose senza dirle, solo essendo. E poi si è avvicinato un giovane pakistano, che domani finalmente dopo tanti anni tornerà nella sua terra, e indicando la donna di sabbia mi ha detto “Anche da noi si fa così”. “Così come?”, gli ho chiesto. “Così: che le mamme danno il latte ai bambini”. “Ah, non usano il latte in polvere allora, nel tuo paese?”, “No!”, ha risposto lui, “il latte della mamma fa bene alle ossa, è diverso”.

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  1. gab.calia@libero.it permalink
    5 ottobre 2015 09:28

    E poi abbiamo anche il coraggio di chiamarli…..IMMIGRATI……spero che cambi anche questa cultura dei rifugiati….Spero che questa crisi ci aiuti a vivere meglio ad arricchirci anche attraverso la cultura degli altri anche se ci ritroviamo piu’ poveri economicamente, almeno mi auguro una unione maggiore, in pace verso tutti i popoli della Terra.

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