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Le cose che furono sempre: Sandro Dieli a Colori di Luce

12 ottobre 2015
a

La scultura riprodotta è “Ratto di Europa”, di Salvatore Rizzuti

Viviamo in un tempo che corre più di noi, corre talmente che non riusciamo mai a raggiungerlo e scorrere insieme essendo presenti.

Non abbiamo neanche modo di vivere un’emozione, che già siamo catapultati in un’altra; nulla arriva a toccarci nel profondo, perché non c’è tempo. Tutto rimane “sulla soglia”, e guai ad aprire quella porta: rischiamo di essere spazzati via da… noi stessi.

Siamo avvolti da una “pelle” sempre più dura e spessa, che difficilmente ci consente di lasciarci attraversare, e tanto meno di sentirci in comunione con ciò che ci circonda: in quella pelle siamo isolati e soli; da lì tutto scivola via.

Eppure…

Eppure esiste il racconto. Quello che nasce quando diciamo di sì senza dirlo o quando cantiamo senza parole, a bocca chiusa, partendo dal suono delle labbra chiuse: “mu”.

“Mu” è la radice di mythos: è il racconto che sta dietro, che trasforma, attiva, dinamizza.

Se cominciamo a raccontare quello che ci accade, scopriamo l’immenso che c’è oltre. Raccontare un volto, una ruga, un sorriso, un tono di voce, la piega di un orecchio, il fulgore di uno sguardo. Raccontare le cose che furono sempre: è questo il mito. Sembrano storie lontane, e invece… invece le abbiamo dentro e fanno bene alla pelle, la fanno tornare trasparente, sensibile, viva: perché non siamo animali dalla pelle spessa, noi, non siamo “pachidermi”, ma umani; possiamo difenderci dal caldo e dal freddo, ma dalle emozioni e dai sentimenti no, non possiamo e non dobbiamo. Difenderci dal sentire, non vogliamo.

E dunque proviamo ad ascoltare “Le cose che furono sempre”, nell’interpretazione di Sandro Dieli. Proviamo ad ascoltare il racconto delle Metamorfosi di Ovidio dalla voce di Sandro, attraverso la sua inflessione familiare, calda, che fa bene al cuore; nella lingua che ben conosciamo, la nostra, quella che parliamo e comprendiamo da sempre, quella che ci attiva; e non dimentichiamo di sentire oltre che ascoltare. Guardiamo e vediamo la mimica, i gesti, la postura; lasciamo che l’attore scompaia davanti ai nostri occhi, compiendo la straordinaria magia di farci essere noi quello che racconta, noi là in grado di vedere sentire toccare percepire quello che sta accadendo.

Lasciamo che sia un attore, e non uno schermo, ad attivare quelle immagini che sono solo nostre pur essendo di tutti nello stesso momento: è questa la ricchezza. Ascolteremo tutti le stesse storie, ma ognuno le vedrà in modo diverso: e saranno le cose che furono sempre, a portarci là dove noi siamo solo noi stessi.

Non mancate:

“Le cose che furono sempre”, narrazione di Sandro Dieli – sabato 17 Ottobre, ore 21.00 – Associazione Colori di Luce, Via Sciuti, 98 – Palermo.

Contributo € 8.00

Prenotazioni: 091 306594 – 3493548540 – colori.diluceass@libero.it

Sandro Dieli, attore, regista, autore, ha studiato fra gli altri con Marcel Marceau e Lindsay Kemp. ha lavorato con Peter Greenaway e Robert Wilson.
Ha partecipato come attore cinematografico ai seguenti film: “The Palermo shooting” (Wim Wenders), “Empire” (Kim Manners), “Secret Passage” (Ademir Kenovic).
Coautore e coregista con Nello La Marca di “Framing Art – Peter Greenaway talks about (his) Art” (RAISAT ART). È coautore con Rino Pitruzzella e regista del programma “Librarsi”, premiato nel 1999 come migliore format televisivo italiano al Festival del Cinema Turistico di
Milano.
Autore del documentario “Molo Nord – Storie di Emigrazione Siciliana”, presentato al Festival di Taormina 2006, Buenos Aires, New York, Roma.
Ha pubblicato la raccolta di racconti “Lungo le Arterie del Mondo”.
A marzo 2008 pubblica il suo primo romanzo dal titolo “Lillo, Lollo e la Malafemmina” edito da Giulio Perrone Editore.

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