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Mi chiama “gioia”

28 ottobre 2015

Mi fido di te – foto M. Angela Pupillo

Prova a resistere al fracasso degli anni violati.
Prova a suturare il cuore maciullato.
Prova a non disperdere nel vento la dignità incenerita in un inferno.
Occhi azzurri e danzanti. Un bizzarro treccione d’argento. E’ invecchiata da una vita.
Non lo sa, ma l’impellenza è mutare la pelle quando il dolore torna all’assedio.
La surroga è nel cambio ossessivo di indumenti noiosamente pacchiani.
Resiste con le mani. Confida nella coalizione. La sigaretta le è amica.
Resiste con i piedi. Balla anche da sola, su motivi di gioventù. Canticchia all’occorrenza, con convinzione.
Resiste sorridendo. Insuperabile risposta anticorpale.
Rita* è una storia consueta. Titolo: deprivazione culturale.
Rita è una storia ricorrente. Sottotitolo: violenza coniugale.
Rita è una storia prevedibile. Svolgimento: depressione.
Rita è una storia emotiva. Conclusione: improrogabile domanda d’affetto.
Rita è una storia sussurrata. Non mi conosce. Sente parole per lei. Mi chiama “gioia”.

(* nome di fantasia)

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