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Le Tigri della Polvere, i pirati del Latte

24 novembre 2015

135538057-3bfca27f-4608-4029-8340-906c5862554fTanto più sembra che siamo costretti a soggiacere, nostro malgrado, a una condizione di violenza strisciante a più e più livelli, tanto più ci rendiamo conto dell’urgenza di un lavoro sul presente, della necessità di diventare consapevoli e responsabili di ogni parola, ogni pensiero, ogni gesto, perché parola, pensiero, gesto possono consentire la trasformazione dell’intero mondo che ci circonda.

Per questo, come sapete, promuoviamo da sempre attività basilari come la lettura – non di questo o di quello, ma la lettura in genere; o l’allattamento, il primo gesto con cui accogliamo e siamo accolti all’esistenza.

All’ultimo convegno organizzato a Palermo dalla Rete dei gruppi di sostegno all’allattamento, Allattamento In…Giustizia, abbiamo assistito alla proiezione del film del regista bosniaco Danis Tanovic “Tigers”, uscito nel 2014.10592712_517162921762679_1958374228924360596_n

Il film racconta la storia vera di un informatore pakistano che, lavorando per una filiale della Nestlè e in particolare promuovendo il latte artificiale, raggiunge un certo benessere per sé e la sua famiglia, che lo fa anche sentire orgoglioso di sé e del suo lavoro, finché non si rende conto che è proprio la diffusione di quel latte in polvere a causare la morte di migliaia di bambini. Schermata 2015-11-24 alle 12.03.24.pngDa qui una profonda crisi di coscienza che mette non solo alla prova ma anche a repentaglio la sua vita e quella della sua famiglia, ma che lui affronta onorevolmente (per approfondire, potete leggere la recensione di Adriano Cattaneo e vedere il trailer del film).

La proiezione di questo film a Palermo, al Cinema De Seta – che è un luogo che appartiene alla cittadinanza – è stata organizzata con infinita attenzione e cura per molti mesi. Non so quanto lavoro, quante mail e comunicazioni sono state necessarie per riuscire a far sì che questo film – che naturalmente, per l’argomento a dir poco scabroso, non ha una distribuzione – arrivasse a Palermo. Un gruppo come il nostro, che ha solo supporti e appoggi che arrivano spontaneamente ed entusiasticamente, all’inizio sembrava non avesse alcuna speranza di realizzare questo progetto.

Io stessa non avevo idea che questo film fosse così importante e denso, né credevo che davvero sarebbe arrivato qui da noi, e me ne sono completamente disinteressata; ma il lavoro del Gruppo ha avuto la meglio.
E solo quando l’ho visto, comodamente seduta nelle belle poltrone rosse fiammanti del Cinema De Seta, ho capito l’importanza di tutto il lavoro che ci stava dietro. Ho capito che, pur importantissimo in se stesso, quel film ci stava dando l’opportunità di comprendere come lavorare per la Pace. E ringrazio tutte e tutti coloro che ci hanno creduto.

So inoltre che, dopo il nostro convegno, il film è stato inviato a Parigi, proprio là e proprio ora; e anche questo mi sembra un passo verso la Pace.

emraan-hashmi-tiffMa c’è qualcos’altro. Il protagonista del film, che, lo ripetiamo, racconta una storia vera, è un uomo pakistano, uno di quelli, cioè, che per assurdi motivi – razzismo culturale, religioso, etnico, stereotipi di ogni genere, ignoranza, paura, ecc – si temono per ora come nemici. Uno che vive in un mondo cento e mille volte più chiassoso e povero e confusionario del nostro, ma dove la musica è fatta da voci bellissime di uomini e donne e percussioni e danze e veli e stoffe colorate, e gli autobus sono vecchi ma coloratissimi anche quelli, come si vede nel film, e nelle camere da letto ci sono le tendine con le pietrine colorate, e con niente si riesce a creare la bellezza e lo stupore.
Basta andare in uno qualsiasi dei nostri paesi dell’entroterra, e di quegli sguardi che oggi ritroviamo negli uomini e nelle donne del Pakistan o dell’Afghanistan o della Palestina o di tanti e tanti paesi lontani e vicini, ne ritroviamo dappertutto. Sono sguardi di occhi scuri, intensi, buoni, leali, autentici, semplici, sereni, innamorati della vita. Quelli sono gli occhi della Pace.

Se una persona qualsiasi, uno come noi, può uscire dal sistema al punto da sfidare un gigante come la Nestlè, da solo, che cosa potremmo fare tutti insieme?

Se ognuno di noi coltivasse un pensiero libero, la capacità di vedere le cose con i propri occhi, di discriminare, di scegliere, di interrogarsi, di riconoscere il valore delle cose, di credere nei propri sogni più autentici e nelle proprie capacità, cosa accadrebbe?

Perché non proviamo? 0

 

 

 

 

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