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Giuliana Saladino – Romanzo Politico. De Mauro, una cronaca italiana

5 dicembre 2015

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Sta per uscire, per i tipi dell’Istituto Poligrafico Europeo,  la riedizione di un libro di Giuliana Saladino che ha fatto la storia. Il titolo attuale è “Romanzo politico. De Mauro, una cronaca italiana”. Il 14 dicembre la presentazione a Palermo, a Palazzo delle Aquile.

Si legge tutta d’un fiato, questa cronaca di un anno intero: a partire dal saggio introduttivo di Antonino Blando, fluido, scorrevole, lucido, chiaro, avvincente, non ci si riesce a staccare da quelle pagine, che rievocano un periodo terribile non ancora concluso, un periodo che poi non è altro che il presente.

Un periodo è in astronomia il tempo necessario perché un pianeta effettui un’orbita completa o un giro intorno al proprio asse: è una “rivoluzione”. Oppure, il periodo può essere una successione di frasi di senso compiuto. E’ in ogni caso un percorso circolare che si compie tornando al punto di partenza: così, leggere questo libro oggi è compiere un percorso che riporta al presente con una visione diversa, arricchita, radicata.

Giuliana Saladino era una giornalista di un quotidiano del pomeriggio, “L’Ora”, che tutte le sere mio padre portava a casa insieme al pane. Quel profumo misto di pane caldo, inchiostro e mani paterne era per me più di una consuetudine, era quasi un fatto rituale. Mio padre si sedeva in cucina a leggere il L’Ora mentre mia madre cucinava, commentando insieme a lei le notizie, nascosto dietro le grandi pagine; e io piccolina vedevo all’altezza dei miei occhi o poco più le immagini raccapriccianti di quel tempo, dei “morti ammazzati” sbattuti in prima pagina direttamente dal selciato inondato di sangue, un sangue in bianco e nero che non sapevo cosa fosse o forse sì. Certo è che proprio su quei titoloni imparai a leggere, a quattro anni, non solo le parole ma anche i numeri, grandi grandi, in neretto, seguiti da puntini di sospensione che sembravano palle di cannone: erano i numeri progressivi con cui il giornale contava le morti che si susseguivano a Palermo ogni giorno, le morti per mafia. Di certo i miei genitori non si rendevano conto dell’impatto che quelle prime pagine potevano avere su di me; o forse si trattava di una specie di iniziazione, un cammino graduale per poter crescere in una città violenta e terribile, una città spaventosamente bella e ferita, in cui la storia si scriveva con sangue e inchiostro e aveva il profumo del pane appena sfornato.

Fu là, su quella prima pagina, che conobbi il volto di Mauro De Mauromauro-de-mauro. Mi rendo conto solo oggi di quanto fosse familiare per me quell’immagine ben particolare che dovetti vedere ogni giorno o quasi per un anno intero, giacché anche lui era un giornalista del “L’Ora”, scomparso senza lasciare traccia.

mauro-de-mauro1Quel volto sorridente, il naso ricucito e l’aria misteriosa, quel volto che sorrideva dalla prima pagina e una volta tanto non era maciullato per terra, fu per molto tempo una speranza; e via delle Magnolie, la via dove abitava e da dove fu sequestrato, una via bellissima proprio per la presenza di quegli alberi dai fiori profumati, a due passi da casa mia, rimase per sempre per me una  via “oscura”, e non solo per l’ombrosa frescura delle magnolie in estate.

Oscuro rimase per me anche il nome Mauro, che solo dopo molto tempo, al ginnasio, scoprii significare “dalla pelle scura”, “moro”. Ricordo la mia meraviglia – quella bella meraviglia che ancora mi inonda quando mi pare di scorgere l’ineluttabilità in una parola: Mauro De Mauro, un nome in cui l’oscurità era come misteriosamente ribadita dal destino.

E nelle parole di Giuliana Saladino, nel suo racconto che è cronaca ma non solo, ritorna tutto il sapore di un periodo, appunto. Il sapore di una città impossibile eppure così amata, sempre irraggiungibile, sempre assente, una città scomparsa, rapita come De Mauro, sequestrata; ci sono i colori del cielo e del mare, i profumi di gelsomino, rosmarino, basilico, le fragole violate che diventano “un grosso rivolo rosso odoroso che cola ai lati della strada e la terra se lo ribeve”, c’è “la solenne bellezza delle rocce d’Aspra”, c’è una città che “è bella. Mentre l’ora legale tiene sospesa la sera ha il mare rosa e le montagne celesti, o il mare celeste e le montagne rosa, poi tutto sfuma in un viola malva e resta solo il neon”.

“E’ bella […] E’ brutta […] E’ senza pace”, questa città, per come lei ce la restituisce, quasi come se oltre che madre e metropoli fosse figlia crocifissa e straziata, parafrasando Jacopone:

Figlia bianca e vermiglia,
figlia senza simiglio,
figlia, e a ccui m’apiglio?
Figlia, pur m’ài lassato!

Tornano, leggendo, nomi come quello di Pietro Scaglione, morto in via dei Cipressi mentre usciva dal cimitero: là, vicino alle catacombe dei Cappuccini dove ci sono ancora scheletri nudi e morti ammuffiti in mostra, in quella strada dall’alto e cupo muro di cinta, dove chiesi a mio padre: ma allora sono morti qua?, e lui: sì, qua. C’è la pasta reale, ci sono i morti che portano i regali, c’è Buttafuoco, che per me allora era Mangiafuoco; c’è Pompeo Colajanni; ci sono parole come “cavaliere”, “commendatore”, che per sempre mi sono rimaste dentro a evocare sensazioni di viscido e impomatato, falso, pauroso.

Ci siamo tutti noi, c’è la storia di come siamo cresciuti, c’è il desiderio interminabilmente insoddisfatto di colmare assenze e riempire vuoti, di trovare pace, di sapere, di camminare a testa alta, nonostante tutto, di esistere, uscendo dall’essere magmatico e indistinto.

Ci siamo tutti noi, c’è Palermo così com’è, vista da dentro, da chi non si limita ad abitarci, ma la incarna.
E leggere questo libro è come tornare al punto di partenza e poi ricominciare.
Ricominciare il periodo come si ricomincia il giorno, in una rivoluzione.

 

IL LIBRO
«Una cronaca politica? Non proprio. Un romanzo poliziesco? Neanche. Un giallo? No di certo. Un pamphlet? Per niente. Un diario civile? Non è il caso. Un libro di denuncia giornalistica? Per favore no! «Allora che cos’è quest’opera della Saladino si chiederà il lettore. Difficile rispondere perché è all’incrocio di tutto questo, racchiude tutti questi generi ma non li contiene. Quello della Saladino è uno dei pochi esempi italiani di un canone molto difficile che possiamo definire, come per il titolo, romanzo politico. […] «Un diario di un anno, dove sono segnati alcuni giorni con ciò che attorno alla vita dell’autrice accade: avvenimenti familiari, politici e di cronaca si intrecciano e insieme formano un coro di voci, odori e colori. Certo c’è De Mauro, c’è Palermo e c’è L’Ora, ma questi sono un fondale; sul palcoscenico vanno e vengono centinaia di protagonisti, individuali e collettivi, ognuno ha qualcosa da dire e la Saladino li fa parlare, senza mai un aggettivo o giudizio di troppo». Dal saggio introduttivo di Antonino Blando.

L’AUTRICE
Giuliana Saladino (1925-1999), giornalista, scrittrice, intellettuale engagé. Il suo primo libro, De Mauro. Una cronaca palermitana, edito da Feltrinelli nel 1972, è qui ripubblicato col titolo Romanzo politico. De Mauro, una cronaca italiana. Nel 1977 ha scritto Terra di rapina, che arricchì prima il catalogo Einaudi e dal 2001 quello Sellerio. Sono usciti postumi Romanzo civile (Sellerio, 2000) e un’antologia della sua attività giornalistica Chissà come chiameremo questi anni (Sellerio, 2010) a cura di Giovanna Fiume.

E’ possibile acquistare il libro di Giuliana Saladino a Palermo, in libreria, o inviando una richiesta alla casa editrice all’indirizzo casaeditrice@gipesrl.net. Vi sarà inviato a casa senza spese di spedizione.

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