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Il seno, le mani

13 dicembre 2015

Da sempre, lo sapete, Domodama sostiene l’allattamento materno, che non è solo una risorsa, ma una scelta di vita, uno stile, un modo d’essere, che influenza e arricchisce la nostra vita, quella dei nostri figli e quella di tutti i nostri cari.

E’ il riconoscimento di ciò che siamo, il primo passo verso noi stesse, noi stessi.

Il passo successivo è quello del fare. E come non s’impara ad allattare ma ci si scopre al momento giusto competenti, anche il fare si scopre facendo. L’appagamento della richiesta di latte, calore, coccole, si metabolizza trasformandosi in capacità e non in potere: non c’è alcun bisogno di sopraffare gli altri, perché si è quel che si è, e proprio da qui scaturisce il piacere di creare manipolare forgiare, il piacere di condividere, donare, restituire, scoprendo tutto ciò che possiamo fare con le mani e le dita. Gli antichi sapevano bene quanto fossero importanti! Le Dita si chiamavano Dattili ed erano esseri primordiali, nati dallo sforzo di Rea per partorire Zeus all’inizio del Mondo. Accovacciata, la Dea si appoggiò con le mani per terra, spingendo forte: e dalle impronte di quelle dita nacquero cinque figlie e cinque figli: i figli sarebbero divenuti maghi, fabbri, esperti nella lavorazione dei metalli attraverso il fuoco, le figlie Maestre di Orfeo.

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Lo scultore Francesco Scherma nel suo studio al lavoro

Non s’imparano a scuola queste cose, ma nella trasmissione da uno all’altro, nell’esperienza, nel vissuto, nel dono, nell’insegnamento che davvero diviene segno di comunicazione profonda. Bisognerebbe recuperarli, gli antichi saperi legati al fare, quelli che spalancano nuovi modi d’essere e nuove consapevolezze del reale, che non è così com’è ma può essere ricreato e trasformato da noi, da ognuno di noi. Foggiare un oggetto vuol dire in qualche modo foggiare il mondo; vuol dire scoprirsi capaci e competenti, in grado di attivare sempre nuove risorse.

Così ieri, nell’atrio di Palazzo Pantelleria, ho scoperto le botteghe degli antichi argentieri, e ne ho visitata una in particolare, quella del Maestro Benedetto Gelardi. Guidata da un suo eccellente giovane allievo, il versatile scultore Francesco Scherma e dallo stesso Maestro Gelardi, ho intravisto la presenza di  un mondo sconosciuto, dove si producono straordinari oggetti preziosi e scintillanti con metodo, pazienza, dedizione, maestria, amore. Un banco da lavoro, una moltitudine di strumenti realizzati appositamente – un martello in particolare, il cui manico negli anni si è adattato ergonomicamente alla mano del maestro, cannelli, crogioli, sottili lastre d’argento lucide come specchi, una piccola radio accesa unico legame col mondo esterno.

Un esempio di quello che si può realizzare a sbalzo è questa 

Maschera in ottone tirata a martello, sbalzata e cesellata. Da una lastra di ottone di 0,8 decimi di millimetro si…

Posted by Francesco Scherma on Domenica 29 settembre 2013

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ma ci sono tanti e tanti oggetti di tutti i tipi, e mi chiedevo come sarebbe bello pensare a una scuola che esce da istituti, classi e programmi ministeriali, pensavo ai bambini nelle botteghe, a quanto grande sarebbe il loro stupore vedendo che con le proprie mani si possono creare oggetti a piacimento, come alcuni monili realizzati dallo stesso Francesco grazie anche alla competenza nel raku:

 

Un Ficus gigantesco, nell’atrio, custode secolare della bellezza e della trasmissione dei saperi, con i suoi rami che diventano radici conferma quest’intuizione.

Al primo piano, poi, la nuova sede dell’associazione Arci Al-qantar con la mostra-mercato “Mani sapienti”: un altro spazio, nello stesso luogo, con l’obiettivo di recuperare le radici, perché, si sa, “senza radici non si vola”.

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