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Le Grandi Terribili Madri di Pietra

30 gennaio 2016
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Mater Matuta, Capua, Museo Provinciale campano

Poi ci sono le Grandi Terribili Madri.

Quelle che non ce la puoi fare a sostenere, e tanto non ne hanno, bisogno di te.

Quelle che hanno deciso che loro sono Grandi Madri e basta: non figlie (che non se lo ricordano forse di esserlo ancora), né sorelle, né amiche, nemmeno zie o cugine.

Loro sono Madri sempre e sanno quello che è giusto e quello che è sbagliato.

Loro non ammettono mai di essere fragili – perché lo sono, nel cuore, ma intorno gli hanno messo una corazza, così non si vede. Solo chi si mette molto, ma molto vicino può sentire quel cuore che batte, ma loro dicono che è un clangore esterno, non lo possono ammettere che è cuore. Se hanno gli occhi lucidi dicono di essere raffreddate, non possono ammettere che quel cuore è più potente di ogni corazza. Non possono farlo nemmeno quando è evidente.

Queste Madri fanno tutto per gli altri. Tutto: ogni cosa. Talmente che gli altri non sanno più come fare a fare qualcosa per sé. Questo sembra generosità e di certo lo è, perché non si risparmiano mai, nemmeno se stanno male, nemmeno quando avrebbero motivi per farlo. Però alla fine ci si ritrova in un Regno di cui loro sono Regine. Qualche volta si può essere Ministre di questo Regno, che è in genere tutto al femminile, ma bisogna essere in un certo modo. Non basta essere se stesse: bisogna riconoscere che si è su un gradino, anche un minimo, anche impercettibilmente più basso. Si può essere Ciambellane e Dignitarie, quello sì.

Queste Madri non possono essere alla pari. Stanno sempre un po’ più in alto.

Il loro valore è inestimabile, perché in effetti sono speciali. Ognuna di loro è assolutamente unica, e nessuna figlia potrebbe mai prendere il suo posto – nemmeno un figlio.

Hanno un solo difetto, queste Madri: che non cambiano. Non si trasformano. Non sono mai un po’ qua e un po’ là, sono sempre al loro posto, quello che hanno scelto, quello giusto, e non hanno bisogno di aiuto, e se ce l’hanno non lo dicono nemmeno sotto tortura. Non possono delegare a nessuno, perché devono tenere tutto sotto controllo. E il bisogno di controllare tutto che cosa nasconde? Sempre che il loro cuore batte, a volte più veloce per le emozioni trattenute.

Non è dato sapere perché siano così. Ma una cosa è certa: che stando accanto a loro non si finisce mai d’imparare. S’imparano cose della terra e del cielo, cose degli uomini e delle donne, cose del mondo. S’imparano anche molte cose di sé, perché o si soccombe oppure ci si rafforza, ma in silenzio. S’impara a metacomunicare, perché le cose importanti è meglio non dirle.

S’impara a voler bene senza chiedere niente e senza dirlo, che sarebbe vergogna. S’impara che uno per voler bene è meglio che se ne vada lontano, da dove forse lo può gridare alle foglie.

Sono fatte di pietra queste Madri, di roccia. Da qualche parte dentro di loro c’è il punto d’origine di una sorgente, ma dove non si sa.

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