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Merci beaucoup, Madame De Florian

13 febbraio 2016

appartamento-chiuso-parigi-0002Leggo una notizia vecchia di due anni, che racconta del ritrovamento di un frammento di tempo in un appartamento a Parigi che era rimasto chiuso da 70 anni.

Riporto qui il testo di un articolo di Lidia Monda che mi è piaciuto, “Merci Madame de Florian“:

Ci sono giorni che nascono fortunati. Magari vieni al mondo a Parigi e vivi un’intera vita grama da ufficiale giudiziario del nono arrondissement e ti tocca in sorte una realtà nuda e apatica, come un film senza trama e senza eroi. Questione di karma o malasorte ti sarai detto mille volte, solo che poi, in un giorno nato fortunato, capita di aprire una porta e scivolare per davvero giù nella tana del bianconiglio, in un appartamento intatto per settant’anni, fermo al 1942.
appartamento-chiuso-parigi-0000L’appartamento di M.me de Florian, per l’esattezza. Lei, attrice e socialista aveva lasciato quella casa in fretta e furia, per sfuggire ai nazisti e alla guerra incombente. Muore nel 2010, a 91 anni nel sud della Francia, lontana da quella sua residenza, che pure aveva adorato e continuato a pagare, anno dopo anno, in memoria di chissà quale pegno, di chissà quale ricordo, amandola a distanza senza farvi però mai più ritorno. La immagino, magra e impaurita, stretta nella silhouette elegante di una gonna sotto il ginocchio, chiudere quella porta alle sue spalle, non ancora al sicuro, incapsulando nel tempo un mondo, un’epoca, un momento struggente e precario, regalandoci una passaporta temporale imbiancata di polvere. E l’ufficiale fortunato di quel nono arrondissement dovette provare la stessa emozione che provò Howard Carter quando aprì la tomba di Tutankhamon, anzi meglio, perché nessun altro prima l’aveva violata la maison de Florian, se non la paura e lo spettro di una guerra che ridefiniva la scala delle priorità. E proprio in questo sta la sua poesia. In quella precarietà sospesa, i quadri a terra, un drappo di seta su uno struzzo impagliato, un mickey mouse poggiato per terra. Il quadro. Il pezzo forte che verrà battuto all’asta a più di 2 milioni di euro. Un ritratto che il maestro Boldini dipinse, invaghito della nonna Marthe de Florian e del suo candido décolleté, eterea, sensuale, inebriante di giovinezza fin de siècle. E poi la toletta. E’ un decalogo di arte seduttiva, una spia d’altri tempi e altra memoria. Boccette di profumo, spazzole con il dorso inciso, candele e un orologio che ha cessato di battere alle nove e mezzo di un giorno imprecisato di questi settant’anni, la cristallizzazione di una goccia in un lago. Un angolo di bellezza dormiente, sleeping beauty.

8157Brilla l’assenza, che racconta la scenografia di uno stato d’animo. È questa imperfezione frettolosa che fa la differenza, e rende l’appartamento un quadro vivente, così simile a un set cinematografico. Una natura morta che trasuda ansia e approssimazione, la voglia di essere subito altrove, l’istantanea di una fuga. Consegnata al tempo affinché ci raccontasse la fretta struggente di quegli istanti convulsi, la definizione del superfluo, di tutto ciò che è stato lasciato lì, ripromettendosi di recuperarlo non appena la guerra fosse finita, quelle bugie disperate dette a se stessi negli ultimi istanti in cui la guerra ti strappa a morsi la tua vita di sempre, costituendosi muro impenetrabile tra un prima e un dopo. 8158L’indurimento del cuore sarà passato anche per questo: l’attaccamento prima e il distacco poi dai piccoli oggetti quotidiani, prima di perderne completamente memoria, incenerito da perdite maggiori. In un mondo ideale, lì dove anche la polvere damascata conserva il senso del sospeso temporale, io avrei chiesto scusa del disturbo e lasciato dormire ancora un po’. Ma tant’è. Tout casse, tout passe, tout lasse et tout se remplace, dice un vecchio proverbio francese, tutto si rompe, passa, stanca, e tutto viene poi rimpiazzato. E forse quella sospensione dinamica e quell’ansia per un futuro incerto, per quell’onda nazista, ingiusta e minacciosa che si stagliava all’orizzonte, doveva esser poi liberata. Bisognava, a un certo punto, aprire le finestre che Madame de Florian aveva gelosamente continuato a tener chiuse, bisognava completare quella plastica torsione alla fuga che era stata bloccata per troppo tempo. Allentare la stretta del ricordo, lasciare che il tempo riprendesse a fluire dolcemente superando questa strozzatura , consentire ai ciottoli del quotidiano di accavallarsi l’un l’altro a formare un nuovo greto. E sia. Ma allora, per tutte le lezioni che questa incredibile storia abbia voluto insegnarci, e per tutte le domande irrisolte che questa vecchia signora francese ci ha regalato, consentendoci di sognarci su, non riesco a far altro che a formulare un pensiero: au revoir, Madame de Florian, et merci, merci beaucoup.

appartamento-chiuso-parigi-0004Mi affascina questa storia, mi entusiasma, m’intriga, e perché non saprei neppure spiegarlo. So che mi sarebbe piaciuto immensamente essere la prima a entrare in quell’appartamento e sentire quell’odore di vita ricoperta dalla polvere ma ancora pulsante. 8155So che ci sarei rimasta per moltissimo tempo e mi sarei incantata a leggere i diari ma anche gli oggetti e i gesti rimasti là, immobili, ancora per un ultimo istante.

8162Avrei cercato le tracce di questa donna, così sensibile e romantica da continuare a pagare l’affitto di una casa in cui non ha più rimesso piede per 70 anni, la casa di sua nonna. Era forse prigioniera di quel ricordo? Ne era invece custode? Chi lo sa. Non lo sapremo mai.

 

Anch’io voglio dirle: Merci beaucoup, Madame De Florian.8166

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4 commenti leave one →
  1. Antonia permalink
    13 febbraio 2016 13:11

    Se fossi Madame de Florian risponderei:- “Rien de mon amie”

  2. Gianmarco Maggiolini permalink
    16 giugno 2017 11:15

    C’è un errore di fondo che sta diventando virale e che distorce l’intera storia, pur rendendola più romantica. M.me Florian muore nell’appartamento nel 1939 in presenza del figlio, Henri Beaugiron. Chi fugge e abbandona l’appartamento nel 1942 è Solange Beaugiron, la nipote, che muore nel 2010 e che non farà mai ritorno nell’appartamento che era della nonna, pur continuando a pagare l’affitto dell’immobile.

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