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Nessun farmaco può dare senso alla vita

28 febbraio 2016

11058278_1065868180100862_2341083247612125986_oStasera al Teatro Atlante di Palermo è andato in scena “Psicosi – diario di un’anima”, di e con Preziosa Salatino e Sabrina Vicari, tratto dall’ultimo monologo di Sarah Kane, che il 20 febbraio 1999 perde la sua battaglia contro la depressione e muore suicida in un ospedale psichiatrico a soli 28 anni.

Psychè in greco significa, oltre che “psiche”, “farfalla”.

Una farfalla è, stasera, Sabrina Vicari. In una luce calda, molto contrastante con quella fredda e impietosa che rischiara Preziosa Salatino, Sabrina si muove, danza, si veste e si riveste indossando abiti diversi, l’uno sull’altro, ma questo non basta, non basta a salvarla. Si veste persino della sedia, come a cercare una stabilità, un appoggio: ma si appesantisce soltanto. Ingrassa di niente, si mostra ma diventa mostro. Diventa alta, alta come il teatro; fugge da sé stessa, sembra una farfalla impazzita nella luce che trema, muove le labbra, Sabrina-Psychè, in sintonia con Preziosa – l’altra se stessa -, ma la voce non esce, è come un grido di pesce boccheggiante fuor d’acqua, mentre Preziosa rimane immota nella sua luce verde, lo sguardo fisso, quel grido appena trattenuto, monocorde, tagliente, terribile, straziante.

Psiche, la farfalla ferita, non può volare. Non può essere efficace una cura a base di farmaci soltanto: “non c’è nessun farmaco sulla terra che può dare senso alla vita”. Nel buio della scena, rimane una danza di grucce metalliche, le sole che ancora possono librarsi, appese.

Una sola di quelle grucce mantiene fin quasi alla fine il suo abito: il cappotto dello Psichiatra. Non è in grado, questo Psichiatra, di amare Sarah, non può farlo. Lui cura solo con i farmaci. E perciò lei lo punisce, proprio usando quei suoi farmaci, li prende tutti insieme, indossa quel cappotto e diventa medico fatale di se stessa.

Perché “pharmakon”, in greco, vuol dire “rimedio” ma anche “veleno”. E’ questa la grande vendetta di Sarah. Li prende tutti insieme, sì, e poi vola, come le grucce, appesa.

Sarah vuol dire Principessa. Ma Sarah Kane non è stata né Principessa né Farfalla. Forse qualcuno le ha toccato con le dita le ali: questo non si fa. Non si toccano le ali di una farfalla, perché altrimenti lei non potrà mai più volare, lo sapeva bene Alda Merini, grande poetessa ferita:

È come quando qualcuno va dalla Merini e decide di lavarle i vestiti perché è distratta.
E portano via la polvere che le piace tanto. Non so se esistano le ali della farfalla, ma è la polvere che le fa volare. Ogni uomo ha le piccole polveri del passato che deve sentirsi addosso, e che non deve perdere. Sono il suo cammino. Anche in manicomio dicevano: “Lavateli”. No, io voglio sentirmi sporca, sporcata anche dalla fama, d’altronde.
(Alda Merini, da La pazza della porta accanto, Bompiani, Milano 1995)

Bellissimo questo spettacolo, e terribile.

Due interpreti d’eccezione, Sabrina Vicari e Preziosa Salatino, che su Facebook ha commentato così il suo spettacolo:

Dedicato ai miei confusi 20 anni e a chi li compie adesso
Ai desideri di fuga
Ai mostri non ancora emersi alla luce
Allo specchio impietoso

Grazie a Preziosa, a Sabrina, alla principessa Sarah che ora finalmente può essere farfalla.

Grazie a tutti quegli Psichiatri che lo sanno, che non c’è nessun farmaco sulla terra che può dare senso alla vita, perché è l’Amore quello che cura, l’Amore che un veleno non potrà diventare mai.

Oriana Rinallo

Foto di Oriana Rinallo tratta dal web

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