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“Una donna che porti in grembo un bambino per un’altra persona, potrebbe non sentirsi mai madre”

3 marzo 2016

bambiniVecchia storia questa dell’utero in affitto, in particolare dell’utero di schiave: si potrebbe dire un topos letterario e non solo.

Una bella citazione tratta dalla Genesi, per esempio, ce lo conferma:

Genesi 30-31 Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

30 Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». 2 Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?». 3 Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei». 4 Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. 5 Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. 6 Rachele disse: «Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio». Per questo essa lo chiamò Dan. 7 Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un secondo figlio. 8 Rachele disse: «Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!». Perciò lo chiamò Nèftali.

9 Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe. 10 Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio. 11 Lia disse: «Per fortuna!» e lo chiamò Gad. 12 Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe. 13 Lia disse: «Per mia felicità! Perché le donne mi diranno felice». Perciò lo chiamò Aser.

14 Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò mandragore, che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: «Dammi un pò delle mandragore di tuo figlio». 15 Ma Lia rispose: «E’ forse poco che tu mi abbia portato via il marito perché voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?». Riprese Rachele: «Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio». 16 Alla sera, quando Giacobbe arrivò dalla campagna, Lia gli uscì incontro e gli disse: «Da me devi venire, perché io ho pagato il diritto di averti con le mandragore di mio figlio». Così egli si coricò con lei quella notte. 17 Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figlio. 18 Lia disse: «Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito». Perciò lo chiamò Issacar. 19 Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe. 20 Lia disse: «Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi preferirà, perché gli ho partorito sei figli». Perciò lo chiamò Zàbulon. 21 In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina. 22 Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. 23 Essa concepì e partorì un figlio e disse: «Dio ha tolto il mio disonore». 24 E lo chiamò Giuseppe dicendo: «Il Signore mi aggiunga un altro figlio!».

Se generare bambini per altri è una pratica talmente antica da essere citata nella Bibbia, come mai se ne parla in questi giorni infiammando gli animi (anche quelli dei cattolici) come fosse una cosa mai sentita prima? Forse perché – lo dobbiamo dire – non esiste e non è mai esistita un’informazione libera da servilismi e strumentalizzazioni? Forse perché non esiste neppure un pensiero libero da servilismi e strumentalizzazioni?

Me lo chiedo retoricamente.  Qui trovate comunque uno studio della Direzione generale Politiche interne del Parlamento Europeo che offre una visione panoramica sulla legislazione attuale in proposito nei paesi dell’Unione Europea. Una frase mi ha colpito terribilmente per tutto ciò che implica: Una donna che porti in grembo un bambino per un’altra persona, potrebbe non sentirsi mai madre.

Nell’interessante articolo che segue, altre riflessioni: chi commissiona le nascite? chi sono le donne che vendono il proprio utero? Perché lo fanno? Sembra che la schiavitù, infatti, sia proprio una questione determinante, come e peggio che ai tempi di Rachele. Il corpo femminile è ancora una volta mercificato, e a questo si aggiunge anche la mercificazione delle vite umane: Gli italiani che vanno in Ucraina a cercare un utero in affitto

Sono convinta che, anche se sulla carne viva di molte persone, stia prendendo forma un cambiamento. E’ possibile un mondo in cui la famiglia non sia un semplice nucleo? Sembrerebbe di sì, considerando antiche realtà tribali come quella dei Muria, ad esempio, una popolazione dell’India nord orientale studiata già negli anni trenta del secolo scorso da Verrier Elwin, che da sempre consideravano i figli come figli di tutti e non solo dei genitori, nel pieno rispetto dell’autonomia di ognuno.

Chissà.

 

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