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La maledizione del fuoco

28 giugno 2016

Alberi-Piramide-1-378x505E’ una maledizione il fuoco che brucia e devasta, il fuoco usato male, quello che arde ogni cosa, anche la capacità di vedere.

“Maledetto chi non difende la propria terra”, dice Antonio Presti.

Maledire significa “far voto perché avvenga male ad altrui”: vuoi bruciare la tua terra? La tua terra sei tu e se la bruci bruci te stesso, è questa la maledizione.

Ma il fuoco non è solo quello che arde alberi e boschi e lascia la terra libera da radici e pronta a franare ricoprendo ogni cosa.

Il fuoco è anche quello della parola, quella senza radici, senza discernimento, pronta a scattare per distruggere, a franare insieme alla terra.

Non basta vestirsi di bianco e andare al Rito della Luce, se lo sguardo e la parola ardono. Sarebbe bello aprire i propri occhi a ciò che accade. Vedere come un deserto sia difficile da animare, difficile farlo da soli, quasi impossibile, perché tutto ciò che fai viene valutato con la misura della perfezione – quella che potrebbe avere se, per esempio, le istituzioni ti sostenessero mentre lo fai; o anche quella che potrebbe avere se la gente ti sostenesse, dato che le istituzioni non lo fanno.Piramide-Alberi-Bruciati-378x505

Invece, a sostenere Antonio Presti c’è solo un nugolo di amici e di artisti, gente che condivide il suo sogno perché ce l’ha nel cuore e non vuole che il proprio cuore muoia.

Un giorno l’anno, per il Rito della Luce, l’Atelier sul Mare apre le porte ai visitatori, e sono migliaia. Migliaia di persone che attraversano le camere d’arte insieme alla luce; le attraversano senza una guida, proprio perché possano sognare liberamente, e non essere imbeccati dal perenne maternage di chi ti dice cosa stai vedendo e perché. Stai vedendo qualcosa che è nato negli ultimi trent’anni o quaranta o anche 59, quelli di Antonio Presti. Lo stai vedendo come quando vedi le rovine di un tempio e non sai cos’è e a chi era dedicato e perché, e puoi anche farci pipì fra le pietre:  nessun dio ti fulminerà e tu da questo dedurrai che gli dei non esistono, e invece sei tu che non esisti.

Tu che vai a vedere, per esempio, il Rito della Luce, e ti aspetti uno spettacolo, e non ti accorgi che lo spettacolo sei tu, in un luogo a dir poco magnifico, nello scenario di ogni giorno, sì, ogni giorno, perché la luce, il cielo, il mare ci sono sempre e noi invece vediamo solo la spazzatura per terra, quella che buttano gli altri, perché noi ci limitiamo a vedere solo quella, mai la nostra. Anche gli artisti, i poeti, i musicisti, ci sono sempre; e i bambini, la loro meraviglia resiste sempre nonostante noi. Anche i gatti ci sono sempre, ma li vediamo solo quando qualcuno li brucia per obbligarli a bruciare i boschi scappando.

Tu che non rifletti sul fatto che portare migliaia di persone su una collina a vedere la luce ai piedi di una Piramide – non è proprio facile: l’avresti saputo fare? Avresti saputo sognarla una Piramide tetraedro cavo in un posto qualsiasi del mondo, una Piramide che emerge e rappresenta ed esprime la tua voglia di pace e conoscenza e amore e bellezza, l’avresti saputa sognare talmente da volerla e vederla poi comparire? Saresti riuscito o riuscita, tu che vieni già con gli occhi lanciafiamme, a fare quello che nessuno farebbe così, per farlo, sotto il sole se c’è sole o nel fango se piove, contenendo il tuo senso d’assurdo e quello degli altri, arginando l’impotenza e la frustrazione dell’indifferenza, alimentando soltanto la bellezza anche quando la stanchezza quasi ti sopravanza? Ci riusciresti tu a sorridere mentre qualcuno ti dice – qualcuno che abita là, in quel territorio dove da quasi mezzo secolo ti affanni a creare bellezza – “ma cosa fa alla fine questo Antonio Presti? Mica gliel’ho chiesto io di fare Piramidi e finestre sul mare, non so cosa voglia dire, perché non crea lavoro piuttosto”. Hai provato a fermarti e guardare il paesaggio attraverso una finestra sul mare? Potresti accorgerti che tutto quello che c’è da vedere è già sotto i tuoi occhi e sei tu che puoi decidere se vederlo o no, tu che puoi difendere la terra e custodirla o lasciarla morire e puntare il dito, sempre, contro chi fa come contro chi distrugge, allo stesso modo, senza distinguere.

Piramide-Garze-378x505E’ amaro il sapore delle cose bruciate, è acre l’odore dei boschi fitti di alberi dai rami irrimediabilmente secchi, le radici senza vigore, il tronco nero.

Così è l’anima di chi si lamenta per questo e per quello.

Si lamenta e non fa, guarda e brucia, parla e distrugge. Si aspetta sempre le cose dagli altri, e tu là a dire dire dire parole che rimangono al vento, parole pestate sotto i piedi, strappate, bruciate.

Forse bruceremo anche noi, abbiamo pensato quest’anno, a stare nel deserto. Invece ce l’abbiamo fatta e siamo qui, perché nonostante tutto i sogni e la voglia di fare ce l’abbiamo e non moriranno se non con noi. Pazienza per chi gli occhi li usa male e vede solo quello che lui stesso o lei stessa è. Il fuoco per noi illumina e riscalda e trasforma e cuoce: il fuoco è bellezza. Prometeo lo rubò agli dei perché gli uomini potessero essere come loro. Il fuoco è purificazione. E il Rito della Luce non è uno spettacolo ma un accadimento: accade, come quando apri gli occhi al mattino, dopo tanto tempo che sei nata, e all’improvviso ti accorgi che c’è l’alba, e se non la vedevi prima era solo perché ti svegliavi tardi.

Rito della luce 2016Quando cambi il modo di guardare le cose,
le cose che guardi cambiano.
(Lao-Tzu, nato circa 2500 anni fa e ancora le sue parole resistono)

 

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