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Il Maestro e la Musa

9 luglio 2016
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13558766_503827439814048_2749323776129026460_oIeri, ai Vivai Lo Porto di Palermo, la presentazione del libro di Giulia Lo Porto “Orlando allo specchio. Uomini e pupi nel teatro di Mimmo Cuticchio”, ed. Lussografica. La “cronaca poetica”  che nasce da un viaggio fatto come un sogno ad occhi aperti attraverso il racconto che il  Maestro fa a Giulia della propria vita.

La presentazione di un libro fatta in un Vivaio è già di per sé un gesto poetico, ancor di più quando il Vivaio è quello della propria famiglia – quella di Giulia – da tre generazioni. La cultura, in quel magnifico giardino nel cuore frenetico della nostra città, è ancora intimamente connessa con l’antica radice di coltivare, col senso di “attendere con premura” e quindi “rispettare”, “venerare”, persino “abitare”, che significa “continuare ad avere”.

Continuare ad avere, e quindi stare là, essere là, in quel giardino dai fiori inebrianti e multicolori, che contrastano con un cane nero che abbaia dietro una recinzione come ammonendoti a fare attenzione: stai entrando in un luogo da custodire, da proteggere, attento, sembra dire quel cane, attenta, non perdere di vista l’attenzione, stai qui, nel presente, ora, in questo giardino, che è un giardino di famiglia. Qui si avvicendano famiglie di piante e di persone, qui sono presenti antiche radici, come quelle del Ficus che espone allo sguardo il suo tronco misterioso…

Qui, in questo luogo di famiglie, Giulia Lo Porto presentava ieri il racconto di una storia di famiglia, quella dei Cuticchio: e c’erano Mimmo e la sorella Anna e il fratello Nino e il figlio Giacomo ma anche il padre e la madre, di cui abbiamo sentito, nel ricordo, le parole e il tono e abbiamo visto prendere corpo i gesti – un po’ bruschi e perentori quelli di lui, “senza spiegazioni”, temperati dalla dolcezza di lei, che ne mostrava il senso al Mimmo di allora, bambino.

13537802_506856269511165_6145633381143176461_nSeduti sulle sedie oppure su vasi che sono diventati comodissimi sedili, abbiamo ascoltato le belle letture dalla voce di Salvino Calatabiano, la presentazione intensa di Matteo di Gesù, quella emozionata di Giulia che faceva battere il cuore, e quella del Maestro Cuticchio, bravo a divagare, a partire da un punto come una barca da un porto, una barca a vela che segue solo il proprio vento  misterioso che incanta e sorprende.

Io seduta non potevo stare perché non vedevo bene, e mi sono alzata in piedi ma non volevo dar fastidio a nessuno, così mi sono ritrovata abbracciata dalle foglie.

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Grazie Annalisa per questa foto!

Ascoltavo e sentivo le emozioni e l’incanto, e ogni tanto percepivo come un pungere qua e là, ma solo quando il Maestro ha citato Carlo Magno sul campo di battaglia di Roncisvalle, mi è caduto l’occhio su una foglia vicina vicina dove stava correndo una formica: i Mirmidoni, il popolo di Achille, era letteralmente il popolo delle formiche, ed io ora ero là, tra loro, a Roncisvalle, e il tempo fluiva libero senza un prima e un dopo, come la vela di Cuticchio.

E’ stato là che ho capito cos’era quella “cronaca poetica” di Giulia. Mentre il Maestro, in piedi, lasciava fluire immenso mille ricordi, Giulia, silenziosa, seduta, nobile nella figura e nel portamento, assisteva senza quasi parere, limitandosi solo ogni tanto a umettarsi le labbra in un modo che ha solo lei nel mondo.

Assisteva, cioè stava seduta accanto.

IMG_7175Ed era quello star seduta là, nel Vivaio di famiglia, tra le radici antiche, con il suo nuovo libro e tra le persone sedute sui vasi dei fiori, che rendeva quel momento poetico, sì, come lo dicevano i Greci, poetico perché creava e ricreava, perché faceva che il tempo là non esistesse separato in mille piccoli frammenti: no, era tutto insieme, come tutti insieme eravamo noi, seduti fra sedie e vasi a guardare il Maestro e la Musa, quasi invisibile, attenta come i pupi, che già nelle magnifiche foto del libro – di Antonio Mercadante – hanno un volto che evoca il suo, forse anche per la stessa sottolineatura degli occhi, forse per la tristezza dello sguardo mescolata a dolcezza.

E così alla fine il Maestro le ha donato – a Giulia, a questa Musa timida ma indomabile che ha sognato dapprima e poi concepito e poi fortemente voluto e poi realizzato il proprio bellissimo sogno – un piccolo vaso da fiori, sì, proprio un vaso per metterci i sogni e custodirli anche; e un pupo, Bradamante, proprio lei.

E poi, all’uscita, dopo aver bevuto insieme un bicchiere di vino fresco e mangiato le cose buonissime delle Freschette, abbiamo incontrato di nuovo il cane nero che abbaiava: stai uscendo da un luogo da custodire, da proteggere, attento, attenta, non perdere di vista l’attenzione, stai qui, nel presente, ora, non dimenticare questo giardino, che è un giardino di famiglia, di famiglie.

 

One Comment leave one →
  1. 9 luglio 2016 09:00

    L’ha ribloggato su eufemia, frammentie ha commentato:
    Guardare l’accadere delle cose attraverso lo sguardo attento di qualcun altro è un’intensa esperienza di confronto e verità. Grazie Daniela Thomas.

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