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“Scorri con ciò che accade, lascia che la tua mente sia libera”

10 luglio 2016

12006253_10203862436915990_546500965041857182_nCi sono persone che non riescono a lasciar andare le cose, nemmeno quando sono compiute: le trattengono, vi si aggrappano. E’ comprensibile, ma anche terribilmente inutile, e spesso diventa devastante.

La vita è una serie di cambiamenti spontanei e naturali. Non cercare di resistere a questi cambiamenti. Resistere crea solo dolore. Lascia che la realtà sia la realtà e che le cose prendano il loro corso naturale, scriveva un antico saggio. La capacità di lasciar andare le cose è in noi, è nel nostro respiro. Continuamente inspiriamo – e l’aria irrompe nei polmoni, ed è universo che irrompe. E’ “nostra” in quel momento, è solo nostra, ci appartiene. Ma non la tratteniamo: la lasciamo andare ed espiriamo, ed è come se restituissimo qualcosa di noi all’universo: l’aria, fuori, contiene qualcosa di noi, un’informazione appena, una lievissima vibrazione per cui anche il “fuori” siamo noi. E’ in quel non trattenere che accade la vita, e tutto si placa. Non tratteniamo perché non c’è bisogno, non tratteniamo perché nulla ci appartiene, siamo noi che apparteniamo al tutto, siamo liberi anche se non vorremmo saperlo.

Si potrebbe anche trattenere il respiro, o mantenere nello sguardo la visione di un istante trascorso, o nelle orecchie il suono di una voce perduta, ci si potrebbe intestardire nel rimanere digiuni d’amore o di cibo e nutrirsi solo di un ricordo che un tempo nutriva il proprio corpo. E così si eviterebbe di espirare, di vedere le cose che intanto si trasformano, di nutrirsi di sentimenti nuovi come di cibo fresco, ci si autodivorerebbe, e questo a cosa servirebbe? Il mondo, fuori, farebbe lo stesso a meno di noi, nonostante la nostra violenta provocazione. Il mondo, fuori, continuerebbe, ma non sarebbe uguale senza di noi, perché ognuno di noi è mondo: questo vorrei dire a chi non riesce a lasciar andare le cose, a chi si aggrappa, a chi non riesce a lasciarsi andare, a lasciarsi essere, a chi riesce solo ad inspirare, a chi non sa abbandonarsi in un abbraccio che sana, a chi crede di essere generosa e invece è avara di sé. E’ comprensibile, ma anche terribilmente inutile, e spesso diventa devastante. E’ dell’adolescente, ma non della donna, non dell’uomo, non di chi ha il compito di mostrare a chi sta crescendo un metodo, una via, una fiducia, un esempio.

Invece la donna cresciuta – o l’uomo cresciuto è là: respira e quindi vive. Inspira e si riempie tutto, e poi si svuota, e subito riprende. In quest’alternanza vede le cose, riconosce gli altri e se stesso, e si trasforma, e trasforma le cose.

Nessun frutto mai resterebbe attaccato al ramo, né il ramo lo tratterrebbe.

4 commenti leave one →
  1. 10 luglio 2016 07:33

    bellissimi questi ultimi due articoli. Bella, nell’ultimo, la similitudine tra umani e frutti nel lasciar scorrere senza aggrapparsi a ciò che “deve” andare.

    • 10 luglio 2016 07:50

      Grazie, Patrizia. Dietro entrambi gli articoli c’è un grande coinvolgimento da parte mia, e scrivo a me stessa per poter poi parlare agli altri.

      • 18 luglio 2016 23:40

        ti leggo solo ora perché sto rimettendo mano al mio blog adesso dopo mesi di abbandono. Si sentiva il coinvolgimento ed era bello!!

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