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Sul filo di un’antica sorellanza

12 luglio 2016
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Un disegno della sorellanza fatto durante il seminario

Oggi ho voglia di condividere un’esperienza fatta molti anni fa, nel 2010. Lo faccio perché Domodama è un blog in cui mi sento a casa, in cui scrivo quello che sento, e quello che sento è ciò che sono.

Certo se scrivo sono visibile, ma non lo faccio per questo. Prima avevo scelto un nickname, Samina, legato a un bel vissuto di cui non dirò nulla perché è un po’ malmenato in questo momento. Poi mi sono detta “perché non uso il mio nome?” e in effetti non c’era nessun motivo per cui non lo facessi. Così adesso sono “visibile”, che è preferibile ad essere invisibile, ma scrivevo pure quando ero invisibile: io scrivo perché solo così sono me stessa. Non scrivo PER qualcosa o qualcuno, ma ESCLUSIVAMENTE per me. Scrivo come un albicocco fa le albicocche: proprio. E mi fa piacere essere letta, ma non è il motivo per cui scrivo.

E quindi, tornando all’esperienza che volevo condividere, si tratta di un seminario sulla “Sorellanza che uccide” che organizzammo nel 2010 alla Bottega dei saperi e dei sapori di Libera.

Oggi mi fa piacere rileggere quello che scrivemmo, perché davvero la sorellanza è una cosa bellissima ma difficilissima, la più difficile forse.

Queste sono le parole con cui sintetizzai quell’incontro:

La Bottega è un bene confiscato: appartiene a tutti noi.

Sedute intorno a un tavolo, eravamo un gruppo e nello stesso tempo l’intera città: riconoscevamo di esistere in uno spazio, nel nostro spazio. Noi, nella Metro-Poli: la città che ci è madre affettuosa e insieme matrigna crudele, la madre amata e odiata insieme, necessaria, unica, dolente.

Al centro, “la danse”: una scultura messicana che rappresenta quattro esseri umani abbracciati intorno a una luce accesa, quella della nostra interiorità, della nostra vitalità, dell’ardore del nostro voler essere.

Occhi voci capelli anime diverse.

Ferite uguali diverse uguali diverse uguali.

Non avevamo un punto di partenza e nemmeno un punto d’arrivo. Niente obiettivi finalità conclusioni. Nessuna direzione, perché andavamo “dentro”. Eravamo una barca in mezzo al mare, senza bussola né stelle, ma era giorno e non eravamo disorientate, perché eravamo noi stesse.

Abbiamo parlato sentito ascoltato.

Abbiamo disegnato la sorellanza.

Abbiamo scritto, partendo da “Ciascuno cresce solo se sognato”, un verso di Danilo Dolci che ci ha dato il “verso”, la direzione – ci siamo sognate, perché solo così possiamo crescere davvero.

Non importa cosa è stato prima, cosa abbiamo avuto e cosa ci è mancato: ora siamo padre e madre fratello e sorella e figlia di noi stesse.

Ora e solo ora possiamo essere anche compagne e riconoscere l’Altro, l’Altra. La differenza che nutre e trasforma.

Ora possiamo diventare consapevoli dell’immensa ricchezza che è dentro di noi e che ha lasciato appena una piccola traccia sul foglio bianco: piccola, ma già di inestimabile valore. Piccola, ma che ci ha stupito tutte.

Abbiamo condiviso un dolce fatto da Libera – e quanto ci è stata preziosa lei, ieri, con la sua presenza di silenzio-ascolto e il suo nutrimento! Abbiamo bevuto insieme una bottiglia d’acqua che rappresentava tutto il mare e le onde e i fiumi del mondo.

Siamo volate via, a un certo punto, quando ho spento con un soffio la candela.

Queste sono alcune delle cose che sono state scritte in quella circostanza dalle partecipanti:

Io mi sogno crocevia di nonne, mamma, sorelle

fra riflessi e trame (quelle della dote, delle trine, degli scialli, dei vestiti cuciti per me da mia cugina, sarta che mi insegnava ad imbastire).

Mi sogno albero dalle radici forti e ribelli,

ora che gli alberi della lussureggiante campagna della mia infanzia, stanno lentamente morendo e che le mie lacrime non riescono a far risorgere.

Mi sogno DONNA!!!

 

Sono fuori campo.

Tra colori che vado assaporando.

Mi sogno in volo,

mi sogno mentre cado e mi rialzo.

Se mi tieni la mano

Io ti ringrazio e

Ti maledico, perché

Ho bisogno di te,

ed anche della mia foresta

umida con il sole e con il silenzio.

Sono fuori campo

Vi incontro e poi fuggo

Per assaporare l’incontro…

 

Sogno un abbraccio, forte, intenso, con uomini e donne, che poi ti lasciano libera, più forte, più piena, più capace, che poi ti fanno andare per la tua strada in cerca di nuovi volti, di nuovi abbracci, di nuove solitudini.

 

Verso cosa sogno di andare

In questa mia esistenza così complessa

In cui vivo il continuo avvicendarsi

Di luci ed ombre.

Sogno di tenere sempre accesa

La mia lanterna

E di non aver alcuna paura di guardare

Nel buio, e di porgere la mia lanterna

affinché anche gli altri riescano a guardare,

perché riconosciuta ed accolta l’ombra possiamo

essere in ogni circostanza

contemporaneamente Terra e Cielo

Fuoco ed Acqua un unico Respiro.

 

Il nodo mi prende, alla gola,

ogni qualvolta sento

un verso di mio padre.

Ieri piangevo, oggi gioisco…

Sono un po’, un po’ cresciuta

Dopo essermi sognata.

 

 

Chiudo gli occhi per potermi sognare, e vedo un buio dorato, perché la luce filtra attraverso le mie palpebre chiuse.

Sogno una me che si sogna,

e mi perdo in questo gioco di rimandi come quando mi perdevo nei mille e mille riflessi di me tra due specchi.

Posso crescere solo se sogno di sognare, e custodisco quel sogno.

Posso crescere solo se quando mi sveglio non ho paura di ciò che ho sognato, ed anzi lo esprimo con la voce, con le mie mani, con il mio corpo, finché non riconosco che ha vita propria, e allora lo lascio andare via, con leggerezza, come una meravigliosa bolla di sapone.

Libera di continuare a sognare,
Libera di custodire i miei sogni e scegliere se condividerli (o no).
Mi sogno Felice!

 

Questa una delle frasi da cui siamo partite:

  • Quando si lotta per qualcosa di importante bisogna circondarsi di persone che sostengono il nostro lavoro. È una trappola e un veleno avere intorno persone che hanno le nostre stesse ferite ma non il desiderio vero di guarirle.
    Clarissa Pinkola Estès, Donne che corrono coi lupi

Queste sono le altre, ma ripeto quella di prima perché davvero è molto importante:

  • Che cos’è la sorellanza? Questa parola, che evoca dinamiche familiari, non è forse già intrisa di silenzio sul conflitto?
  • Perché ignorare il conflitto? E’ vero che per essere amate bisogna essere ossequienti?
  • Perché sorellanza e non ad esempio compassione?
  • Si può davvero parlare di sorellanza?
    Come mai si preferisce ignorare l’aggressività femminile piuttosto che riconoscerla?
    Si può essere amate anche quando non si è condivise o per essere amate bisogna a tutti i costi aderire a modelli o richieste?
    La violenza è solo quella descritta in modo parossistico dai media o ne esistono altre forme?
  • Quando si lotta per qualcosa di importante bisogna circondarsi di persone che sostengono il nostro lavoro. È una trappola e un veleno avere intorno persone che hanno le nostre stesse ferite ma non il desiderio vero di guarirle.
    Clarissa Pinkola Estès
  • Arrivano momenti in cui è d’obbligo liberare una rabbia che scuota i cieli. Occorre per questo scegliere il momento giusto, la collera non va scatenata in modo indiscriminato.
    Clarissa Pinkola Estès
  • L’immagine che ho scelto per “l’evento” rappresenta la stilizzazione di Tanith, antica Dea della fertilità e dell’amore.
    Diodoro Siculo racconta tuttavia che a volte la Dea richiedeva sacrifici umani. Oggi possiamo riconoscere la Grande Dea nell’oscurità misteriosa dei buchi delle serrature: cosa ci suggerisce questo oscuro disegno?
  • Inanna la Grande Madre, la Grande Dea dei Sumeri descrive poteri che le sono stati dati:

    “Mi ha dato la verità.
    Mi ha dato la discesa nel mondo sotterraneo.
    Mi ha dato l’ascesa dal mondo sotterraneo.

    Mi ha dato la veste nera.
    Mi ha dato la veste colorata.
    Mi ha dato lo sciogliere la chioma.
    Mi ha dato il raccogliere la chioma.

    Mi ha dato l’arte di far prosperare.

    Mi ha dato l’arte del potere.
    Mi ha dato l’arte del tradimento.
    Mi ha dato l’arte della franchezza.

    Mi ha dato l’elevare lamenti.
    Mi ha dato l’esultanza del cuore.
    Mi ha dato l’inganno.
    Mi ha dato la terra ribelle.
    Mi ha dato l’arte della gentilezza.
    Mi ha dato il viaggio.
    Mi ha dato la sicura dimora.

    Mi ha dato l’orecchio percettivo.
    Mi ha dato il potere dell’attenzione.

    Mi ha dato il timore.
    Mi ha dato la costernazione.
    Mi ha dato lo sgomento.

    Mi ha dato la procreazione.
    Mi ha dato l’accensione della discordia.
    Mi ha dato il consigliare.
    Mi ha dato il confortare il cuore.
    Mi ha dato il pronunciare giudizi.
    Mi ha dato il prendere decisioni.”

    Bisogna vivere con pienezza la vita, perché: “quando una vive pienamente, così fanno anche gli altri“.
    Estratti da: Clarissa Pinkola Estes, La danza delle Grandi Madri, ed Frassinelli

  • Conciliare gli opposti
  • Inno a Iside:

Perché io sono la prima e l’ ultima
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.

 

Ecco, l’ho scritto e l’ho riletto e in sé è compiuto quello di cui sentivo il bisogno: rivedere un momento passato senza cui oggi non sarei quella che sono.

E grazie a tutte le persone che c’erano e che ci sono, e a quelle che ci saranno.

 

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