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Rosalia, il Calippo e il Pellegrino dei sogni

16 luglio 2016
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Monte Pellegrino in un’immagine tratta dal web

Il festino di Santa Rosalia a Palermo è molto sentito. Addirittura è stato riconosciuto, nel 2007, come “patrimonio immateriale d’Italia dall’Istituto centrale per la demoetnoantropologia (IDEA)”.

E’ una grande festa popolare seguita poi da quella religiosa: la Santa è patrona della città e ne incarna ogni bellezza, ogni innocenza, ogni speranza. Rosalia protegge la città dalla peste, da ogni peste, che riguardi l’anima o il corpo, non importa se di un individuo o di tutta la città; e il suo Santuario si trova in una grotta della Montagna che protegge anch’essa la città, la Montagna dalla roccia rosata che con un nome che in sé è un bellissimo ossimoro si chiama “Pellegrino”.

Un Monte Pellegrino si muove stando fermo. E’ come un’incubatrice di sogni: quanti sogni facciamo dormendo? E i più profondi, i più autentici, i più veri, li realizziamo, poi, al risveglio. E’ questo il nostro Monte, un Pellegrino dei sogni. Nessuno degli abitanti di Palermo potrebbe mai farne a meno, perché la vista del Pellegrino è un abbraccio visibile da tutta la città, come il mare. E tutti sappiamo come nel cuore del Monte c’è una piccola grotta che è un Santuario, proprio come nel cuore di ognuno di noi.

Per questo Rosalia ha un fortissimo valore non solo per la comunità dei credenti, ma per tutti. Rosalia è un simbolo della nostra purezza che si rigenera.

Per questo vedere la rappresentazione della Santa del 392° Festino, quello di quest’anno, ci ha davvero impressionato. Non ne metteremo alcuna immagine, lasciando a voi la ricerca, nel caso in cui, leggendo questo post e non avendola ancora vista, voleste farlo. Era davvero un pupazzo, la Santa di quest’anno: e ben difficilmente un pupazzo può evocare qualcosa di bello. Tozza, allucinata, mal fatta, illuminata dal basso a renderla ancora più spettrale.

E la cosa più terribile: usciva da un’orrenda rosa rossa oscena, quest’anno, la Santa, come una specie di calippo. Usciva da lì e si girava, manovrata come una marionetta, a “guardare” la folla da ogni parte.

Nel suo percorso trionfale verso il mare, la Santa si è trovata a un certo punto a sbattere contro le Luminarie. Terribile controsenso una Santa che sbatte contro la Luce e s’inclina, rischiando di cadere. Qualcuno allora è salito sul carro e l’ha rimessa in asse, l’ha tirata un po’ dentro il calippo e poi l’ha risollevata.

Poco dopo, qualcuno ha avvisato dei tragici fatti di Nizza, chiedendo di dare un segnale e fermare i fuochi d’artificio: sarebbe potuto accadere da noi quello che è successo là. Ma si sa com’è, quella voce è rimasta inascoltata, perché “the show must go on”. La Santa è rimasta un pupazzo, la festa popolare è rimasta tale, la peste è rimasta peste con in più i babbaluci, il calippo è ancora là e il Monte Pellegrino, la bella Montagna Sacra, vorrebbe forse fuggire pure, farsi Pellegrino di se stesso, per preservare quella piccola grotta che è un Santuario, proprio come nel cuore di ognuno di noi.

 

 

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