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Che cosa mostra un Mostro?

20 luglio 2016

edipo_e_la_sfingeCos’era la Sfinge? Un Mostro: era un leone con volto di donna e ali d’uccello.

Secondo il mito, uno di questi “mostri” stava davanti alle porte della città di Tebe, e chiedeva ai passanti la soluzione di un enigma. Chi non riusciva a indovinarla, veniva divorato.

Da Wikipedia, per semplicità, prendiamo tre versioni del celebre Enigma proposto dalla Sfinge:

Pseudo-Apollodoro:
« τί ἐστιν ὃ μίαν ἔχον φωνὴν τετράπουν καὶ δίπουν καὶ τρίπουν γίνεται;»

« Chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, bipede e tripede?»

Diodoro Siculo propone una versione simile:
« τί ἐστι τὸ αὐτὸ δίπουν, τρίπουν, τετράπουν;»

« Chi è contemporaneamente bipede, tripede e quadrupede?»
Ateneo di Naucrati cita un Asclepiade, che avrebbe riferito l’enigma in questo modo:
« Ἔστι δίπουν ἐπὶ γῆς καὶ τετράπον, οὗ μία φωνή,
καὶ τρίπον, ἀλλάσσει δὲ φύσιν μόνον ὅσς´ ἐπὶ γαῖαν
ἑρπετὰ γίνονται καὶ ἀν´ αἰθέρα καὶ κατὰ πόντον·
ἀλλ´ ὁπόταν πλείστοισιν ἐρειδόμενον ποσὶ βαίνῃ,
ἔνθα τάχος γυίοισιν ἀφαυρότατον πέλει αὑτοῦ ».

« Esiste qualcosa sulla terra che ha due piedi, quattro piedi e tre piedi
ed ha una sola voce, è l’unico,
tra coloro che si muovono sulla terra, in cielo e nel mare
a cambiare la propria natura, ma quando per camminare usa più piedi
la sua velocità in proporzione diminuisce».

Quand’ero piccola e pensavo a quest’enigma, mi chiedevo come mi sarei sentita io se fosse stato rivolto a me. Se me l’avesse chiesto la nonna, pensavo, magari mentre eravamo in giardino a spazzare le foglie di nespolo, lei con la sua grande scopa e io con quella mia piccolina, se mi avesse chiesto sorridendo “che dici, chi sarebbe secondo te uno che cammina prima con quattro gambe, poi con due e infine con tre?”, allora forse, con calma, avrei potuto trovare una risposta; ma… così? Davanti a un mostro, sapendo che sarei stata divorata…, come avrei fatto?

Stamattina l’ho capito: folgorante, la soluzione mi è arrivata da un articolo bellissimo di Stefano Bartezzaghi che vi consiglio di leggere, cliccando qui. Mi sono dapprima soffermata sulla parola “enigma”, che scritta dal figlio del celebre “enigmista” Piero Bartezzaghi, faceva un certo effetto. E poi ho pensato che ci potevano essere due modi per affrontare il Mostro: uno, quello di guardarlo come altro da sé: e allora la paura non poteva che prevalere. L’altro, quello di vedere che cosa il Mostro stava mostrando.

Un leone con volto di donna e ali d’uccello che mi fa una domanda, e se non indovino mi mangia, che cosa mi dice di me? Che cosa mi sta mostrando, questo bizzarro mostro? Forse, stando sul limitare tra me e lui e guardandomi dentro, forse avrei potuto rispondere, come Edipo, che la soluzione dell’indovinello era “l’uomo”, che gattona dapprima camminando a quattro zampe, poi va su due, poi da vecchio, appoggiandosi ad un bastone, su tre. Forse avrei potuto rispondere che la soluzione ero “io”, un’umana, con questo destino: e avrei avuto la meglio sul Mostro, che, portato a termine il suo compito, sarebbe sparito.

Forse non fu un caso che proprio Edipo risolvesse quest’enigma, lui il cui nome vuol dire “dai piedi gonfi” perché era stato esposto alla nascita, appeso ad una corda che gli passava attraverso le piccole caviglie forate: chissà se avrà gattonato, Edipo, o quell’antica ferita non gliel’avrà impedito e magari l’avrà desiderato senza poterlo fare; chissà se non avrà zoppicato, appoggiandosi a un bastone, anche durante la sua giovinezza,e quindi magari per questo avrà trovato subito la risposta. Chissà se il Mostro gli avrà mostrato queste parti di sé e forse anche altre, e lui avrà risposto “l’uomo”, oppure “io… se non fossi stato ferito alla nascita”.

Chissà quante cose ci mostrano di noi tutti i Mostri disseminati da ogni parte, in questo momento storico così cupo. Chissà se non appaiono proprio perché abbiamo cercato in ogni modo di tagliarli fuori, di ignorarli, di misconoscerli. Chissà se le cose potrebbero essere diverse nel momento in cui, di fronte a un Mostro, potessimo dire aspetta, mi stai dicendo qualcosa di me? Tu, proprio tu così come sei, tu che mi fai tutta questa paura o mi fai arrabbiare tanto, cosa mi stai mostrando?  Allora, forse, la paura non avrebbe la meglio, riusciremmo a vederci così come siamo, e il Mostro – forse – si dissolverebbe. Dove? Dentro di noi. E davanti ai nostri occhi forse resterebbe un essere umano, misconosciuto, a cui avevamo prestato ali di rapace e corpo pericoloso di leone affamato, e invece forse…

Chissà.

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