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Fertility day: le nuove frontiere della rivoluzione sessuale degli anni ’70

2 settembre 2016
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Uno spermatozoo azzurro entra ad occhi aperti e quindi consapevolmente in un cuore rosa. La campagna “fertility day” recupera in un colpo solo tutti gli stereotipi di genere.

E’ di questi giorni l’infelice campagna pubblicitaria sul fertility day, che propaganda un altrettanto infelice e a dir poco inquietante “Piano Nazionale per la Fertilità” del Ministero della Salute, il cui scopo è quello di “collocare la Fertilità al centro delle politiche sanitarie ed educative del nostro Paese”.

Contestata dall’opinione pubblica, la campagna è stata sospesa temporaneamente “per essere rimodulata”. Il Piano tuttavia rimane, e vi consigliamo la lettura dell’intero documento che lo propone, che troverete qui.

Ne traiamo qualche citazione, volutamente senza alcun commento:

Cosa fare, dunque, di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternità? (p.37)

Certo è già abbastanza difficile essere una buona moglie, una buona madre, una donna in carriera; lo è ancora di più essere tutte queste cose contemporaneamente. Le donne che dicono un “no” a priori alla maternità sono, comunque, una minoranza. L’evoluzione recente non sembra delineare uno scenario in cui la donna oppone un no definitivo; si tratta piuttosto di un rinvio. “Non è ancora il momento”! Ed è proprio su questo momento di sospensione che bisogna incidere. In passato, l’orologio biologico delle donne era anche la vicina/parente impicciona che chiedeva insistentemente novità alla sposina. Oggi in periodo di comunicazione politically correct occorre spiegare, informare in modo capillare e continuativo, portare a conoscenza delle donne e degli uomini che la fertilità è una curva gaussiana che comincia a scendere molto prima che la donna consideri la questione come una opportunità. (p. 38)

Il messaggio da divulgare non deve essere ideologico o peggio ancora minaccioso e incombente, fonte di ansia per l’orologio biologico che corre – le donne medie hanno già la giornata colma di questa sensazione del tempo da recuperare – quanto piuttosto concentrato su quella opportunità, su quel desiderio già manifestato, sul vantaggio di comprendere ora, subito, che non è indispensabile rimandare. (p. 40)

E’ utile ricordare che la “sessualità” non è un accessorio del nostro comportamento avulso ed enucleabile dalla funzione riproduttiva, a cui biologicamente è destinata. (p. 60)

Come già discusso le pazienti dovrebbero ricercare una gravidanza prima possibile. Se dopo 12-18 mesi di rapporti liberi mirati soprattutto se l’eta’ della paziente e’ superiore ai 35 aa la coppia dovrebbe rivolgersi ad un centro di medicina della riproduzione per essere sottoposta in maniera organica e rapida senza perdere tempo ad un iter diagnostico e terapeutico che puo’ anche terminare con tecniche PMA [Procreazione Medicalmente Assistita]. Le pazienti devono sapere che la PMA non e’ la panacea di tutti i problemi di sterilita’ e poco puo’ fare nei confronti dei danni strutturali conseguenti all’invecchiamento ovocitario.  (p. 91)

I media dovrebbero focalizzare l’attenzione delle donne e delle coppie sulla importanza dell’eta’ anagrafica della donna e sugli altri fattori di rischio di rischio discussi prima, sottolineando in maniera decisa la opportunità di cercare una gravidanza quanto prima. (p. 92)

 

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