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La Biblioteca ha un altro ingresso ora

23 novembre 2016
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Il murales accanto al nuovo ingresso della Biblioteca, in via Mongitore

Oggi sono tornata alle Balate.
Perché, dopo aver scritto tante volte che bisogna lasciare andare le cose e non trattenerle, ho voluto fare un esperimento su di me: capire quanto c’è di me, in questo frangente, di madre divorante, e quanto di madre amorevole, e quanto di donna che vive la propria vita e accoglie il cambiamento, e quanto di donna che non lo accoglie, e che sentimenti mi suscita questa Biblioteca antica e insieme giovane, che cammina con gambe che non sono quelle che conoscevo e che un tempo contribuivo a orientare.
C’è voluto coraggio per tornarci, perché quello per me è stato un pezzo di vita, e dentro c’erano sogni, speranze, relazioni e molte altre cose anche mie. Ma questo 2016 è stato per me un Anno del Compimento: molte cose si sono concluse e si stanno trasformando in altro, ed io ho il compito di agevolare il passaggio, sono un’ostetrica di me stessa.

La prima cosa che ho notato è che è cambiato l’ingresso.

Il grande portone di via delle Balate era chiuso, e una bambina mi ha detto “Non si entra più di qua, ora è dall’altra parte”.

Allora sono andata dall’altra parte, in via Colluzio, ma un’altra bambina mi ha detto dalla finestra “Di qua non si entra, dall’altra parte”: ed io non sapevo che c’era un terzo ingresso, quello dove si trova il bel murales dipinto da Igor Scalisi Palminteri insieme ai bambini del quartiere, e quindi sono tornata al portone principale, da dove alla fine sono entrata grazie a Carlo Busalacchi, coordinatore di Albergheria e Capo insieme.

Nonostante fosse ormai ora di chiusura, ho visto tanti bambini dentro, affiancati da molti giovani operatori (ci sono anche 38 tirocinanti, mi hanno detto). Nella grande Biblioteca – che ora sembra più grande perché mancano molte cose e molti libri tra i più belli, che dagli scaffali gridano la loro assenza – si attardavano nella lettura alcuni bambini seduti con un’operatrice intorno a un tavolo dove un tempo anch’io mi sedevo. Carlo, con la sua consueta gentilezza, mi ha fatto visitare anche gli altri locali, adesso tutti impegnati da attività di studio: tante piccole stanzette pulite e linde, con i muri dipinti di fresco, e i bambini, divisi per età e non più di quattro o cinque a gruppo, che facevano i compiti. Tutti gli spazi della Biblioteca sono adesso impegnati da attività varie – pittura, danza, musica (con i nuovi strumenti donati dal Rotary, i vecchi non ci sono più), informatica, canto, cucito e ginnastica dolce per le mamme e tanto altro.

Quando è arrivata la nuova presidente, Antonella Tirrito, ci siamo seduti a chiacchierare insieme. Avevo portato con me un piccolo dono, un pacchetto di minuscole gomme natalizie: per cancellare la discordia, che in questo momento non serve, anzi non serve mai. Allora noi ti regaliamo una matita per scrivere nuove storie, ha detto Antonella.

Gli occhi di Antonella e di Carlo, li guardavo mentre parlavamo, sono giovani, occhi scuri e lucidi, brillanti. Il loro sguardo è diretto e limpido: non nasce dalla conoscenza del quartiere, no, ma dal vissuto, perché loro in quel quartiere ci sono nati e lo incarnano, con tutte le sue contraddizioni profonde e la sua bellezza indecifrabile e misteriosa. Questo mi ha colpito: un cambiamento sostanziale. Ai nostri tempi, non facevamo fare i compiti, ho detto, perché secondo noi bastava porre l’attenzione sulla piacevolezza del leggere e poi i compiti sarebbero venuti da soli. Noi invece facciamo al contrario, mi ha detto Antonella. Prima i compiti, e poi, per approfondire o anche solo perché è bello, la lettura.

Nel gruppo degli operatori ce ne sono ancora alcuni “di prima”, e sono quelli che assicurano una continuità con il passato, che il giovane Direttivo ancora auspica e caldeggia: competenza e formazione sono necessarie, ma certamente quella che fluisce è un’energia dinamica, calda e forte, e lascia presagire buone cose.
Solo su una cosa avevo da ridire, e gliel’ho detta.
Il Vescovo e il Sindaco.
Quest’estate la loro presenza era stata richiesta a gran voce, durante un momento drammaticissimo della Biblioteca: i giornali, la radio, la tv, la rete ne avevano risuonato, dei toni accorati di questa richiesta; ma non è successo granché. Ora, a riapertura della Biblioteca, finalmente sono venuti, ratificandone la rinascita agli occhi del quartiere e della città.
Io non ricordo di averli mai visti prima in Biblioteca. Ricordo però che molte volte sono stati invitati, soprattutto il Sindaco, che non ha mai rifiutato di esserci, ma non è mai riuscito a venire (almeno a memoria mia).

Da loro mi sarei aspettata una decisione più “salomonica”, che cercasse di mettere insieme il prima e il poi.
Perché così, invece, la loro presenza sorridente e inusuale ha gettato benzina sul fuoco e alimentato due fronti contrapposti e una profonda inimicizia, e non aiutato i giovani che stanno ricominciando il loro lavoro in Biblioteca. La loro presenza, inoltre, ha gettato discredito, nel quartiere, sulla gestione precedente: “U viri, ora sì ca finalmente vinniru”: questa presenza significa che prima la biblioteca non era degna di attenzione, ma ORA sì, lo è.
E cosa c’era prima che non andava? C’era altissima professionalità, c’erano competenze, risorse, amore, bellezza. C’erano anche errori, problemi, difficoltà, ma quello perché non era un paradiso terrestre, la biblioteca, ma un luogo animato da gente fragile e forte, gente come tutti. Se non ci fosse stato quel lungo lavoro, oggi non si parlerebbe delle Balate. C’era che la Biblioteca ha dato lustro alla città, e allora sarebbero dovuti venire, per restituirne una visione istituzionale, anche: e invece no, niente, silenzio. Nemmeno quando la città di Palermo ha avuto un premio grazie alla Biblioteca, si è visto nessuno.
E dunque, quella presenza a lungo invocata quest’estate e sbucata all’improvviso oggi, non è stata, a mio avviso, un gesto di Pace. Non ricuce strappi ma li allarga, non riconosce competenze ma le calpesta. E soprattutto, non riconosce che l’obiettivo della Biblioteca, prima come ora, è uno solo: rivolgersi ai bambini, a quelli che stanno crescendo, mostrando che ogni cosa si può leggere, non solo i libri, e per questo è importante imparare a leggere. I libri sono mondi, entrarci consente di trasformare il proprio, di scegliere con la propria testa, di non farsi manipolare, di non fare quello che gli altri ti dicono di fare ma quello che senti, che scegli, che vuoi veramente – di agire e non di reagire.

Però ormai è andata, mi sono detta, conquistata da quegli sguardi così lucidi che a momenti lo diventavano maggiormente, per le emozioni diverse che tradivano.

E sono uscita dall’altra porta, quella “nuova”, e anche questo ha un senso.

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