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Mettere l’accento sul canto e nutrire

14 gennaio 2017
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Per noi che pronunciamo, qui in Sicilia, non solo la a, ma anche la e e la o sempre “aperte”, è particolarmente difficile imparare la differenza tra gli accenti: acuto quando la vocale è “chiusa”, grave quando è “aperta”

schermata-2017-01-14-alle-09-17-08(e infatti su i  e u andrebbe acuto, ma nelle tastiere è per convenzione grave, e solo raramente, come nei testi Einaudi, si segna invece, più correttamente, acuto: come le pronunceresti, infatti, una i o una u aperte????).
Ma che senso ha questa differenza? ci si potrebbe chiedere.
Se leggo “si”, con l’accento o meno, suona sempre “si”: perché star lì a chiedersi, poi, se l’accento dovrebbe essere acuto o grave? schermata-2017-01-14-alle-09-12-49Che senso ha?

Per me ha soprattutto un senso poetico.
Visivo.
Perché le parole non sono entità astratte: hanno un corpo e una voce.
Le parole indicano e cantano: sì, cantano.
Proprio come noi: perché siamo noi, le parole.
E l’accento, da un etimo che proprio al canto ci riconduce – ad cantum – ci ricorda, ogni volta che scriviamo, che le nostre sono partiture musicali, scenari immaginari, visioni.
Non segni, ma simboli, non scarabocchi, ma danze.

Dalla bocca entra nutrimento ed escono parole: le parole sono la trasformazione del respiro e del nutrimento, come ci suggerisce l’I Ching.
Attraverso la bocca noi possiamo essere nutriti e nutrire noi stessi, respirando e mangiando; e nutrire gli altri, parlando e cantando. L’alimentazione non è un atto ma un processo, che si realizza in un’alternanza tra ricevere e dare, silenzio e suono, vuoto e pieno, dentro e fuori: e quando diventa parola, quella parola è come un canto, una restituzione modulata proprio grazie all’accento e al respiro.

Ecco un esempio di “canto che nutre”, tratto dal film “Nascere” di F. Leboyer:

 

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4 commenti leave one →
  1. 16 gennaio 2017 05:39

    Le parole cantano. Hai ragione tu. Penny. Grazie

    • 16 gennaio 2017 06:42

      Grazie a te, Penny! ♪ ♫ ♩ ♬ 🙂

      • 16 gennaio 2017 08:04

        Scrivi. É bello leggerti. Penny

      • 16 gennaio 2017 09:59

        Grazie, Penny! Ho letto due post tuoi che abbiamo condiviso e mi sono piaciuti, mi sarebbe piaciuto commentare ma ancora non ho potuto farlo, perché vorrei dirti qualcosa che non ho ancora articolato bene dentro di me. Ma bisogna scrivere, sì, che è come seminare: lo sai che “leggere” vuol dire “raccogliere”? E si raccolgono semi, leggendo, e si fa la farina e poi il pane; oppure si cuociono così e si mangiano, semi di grano bolliti con l’olio oppure con crema di latte e cioccolato; o si piantano di nuovo e si aspetta che germoglino… Scrivere è importante per dare una forma al mondo.

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