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“Grattatella all’antica” in piazza Massimo

31 marzo 2018

“Grattatella all’antica” in piazza Massimo
di costagar51

“Grattatella all’antica – se Grattatella vuoi gustare no Zu Vicè devi andare”
Il colorato carretto di Piero Caccamo, che porta avanti la tradizione di famiglia (con ben 40 anni di attività alle spalle) e raccoglie l’eredità del famoso Vincenzo Tirenna, detto u Zu Vicè, morto a 80 anni nel maggio 2011. www.siciliafan.it/sai-cose-la-grattatella-alla-scoperta-d…

La “Grattatella” è una specie di granita artigianale preparata con ghiaccio grattato a neve al quale vengono aggiunti uno o più sciroppi (amarena, tamarindo, menta, orzata, cocco, limone…) o succhi di frutta. www.youtube.com/watch?v=DhZfAo36naY

Piazza Verdi, volgarmente nota come Piazza Massimo è una storica piazza di Palermo. it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Verdi_(Palermo)

Palermo, ottobre 2017

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Alle soglie della vita

12 marzo 2018
by
Alle_soglie_della_vita_01

scena dal film di Ingmar Bergman del 1958, Alle soglie della vita

La Giornata internazionale della donna come occasione per approfondire un tema complesso, i segni lasciati dalla nascita. La nostra prima di tutto, quella dei nostri figli attraverso i nostri corpi, quella delle persone che amiamo e di coloro che ci circondano ed i cui racconti si imprimono su di noi come altrettanti segni, non fisici, ma ugualmente scritti nella nostra pelle e forse a volte incrostati sulle nostre memorie corporee, rei di mettere ancor più in rilievo le nostre interne separazioni. Alle soglie della vita, prima di venire alla luce, esistono già i racconti, i condizionamenti, che spetta a noi e solo a noi snidare perché mai palesemente mostrati o dimostrabili.

La nascita e i corpi delle donne. Un otto marzo che ci restituisce a uno di quei passaggi che avvengono ancora per mezzo delle donne, quelle donne che fanno pressione per smettere di essere invisibili e mute, ma per le quali, per millenni, altri hanno parlato e parlano ancora oggi. I professionisti, gli operatori, coloro che intervengono, più che stare accanto e accompagnare. Ed è in questo intervenire, in questo togliere la parola che già si insinua il germe della Violenza Ostetrica, che per molti sarà pure un “fenomeno amplificato dai media perché secondo i dati che abbiamo sono molte di meno le donne che dichiarano di essere state maltrattate, abusate e sminuite durante il loro parto, e la ricerca DOXA promossa da OVOITALIA offre una falsa ricostruzione della sanità italiana” – parole di un ginecologo palermitano, ma che per noi invece è un fenomeno sottostimato perché completamente naturalizzato.

La VIOLENZA OSTETRICA, concetto che abbiamo avuto quasi timore di sussurrare perfino tra di noi, perché non sapevamo neppure se e come parlarne. Da quando è diventato un argomento di dominio pubblico, sdoganato su tutti i giornali, le trasmissioni televisive, gli hashtag facebookiani e twitteriani, è diventato allo stesso tempo un tabù. Ma allora è necessario parlarne, pensarci su, e rifare ancora una volta un tentativo. Ritrovarci ancora una volta, l’ennesima, in una sala convegni in mezzo a professori prezzolati, studentesse acerbe, professionisti scalpitanti a farci voce. Provarci. Raccontare di quante volte ci siamo ritrovate a guardare, proprio nel senso etimologico di custodire e assistere, tante neomamme vittime inconsapevoli di abusi prima durante e dopo il parto.

Cosa esiste oggi attorno al fenomeno “nascita”? Quali sono le forme più comuni di violenza ostetrica? Cosa possiamo fare per evitare che “continui ad accadere”? Come possiamo Riconoscerla? Cosa possiamo fare per Comprenderla? Quali strumenti abbiamo per Gestirla? Cosa possiamo fare per Prevenirla?

Ci siamo incontrate intorno a queste domande più volte nell’ultimo mese.  Così abbiamo deciso di partecipare all’organizzazione di due eventi, uno pomeridiano, rivolto alla società civile, ospitato dal Centro Antiviolenza “Lia Pipitone” il 7 marzo e un altro per  operatori sanitari organizzato dall’Ordine degli ostetrici di Palermo il giorno dopo. Per la prima volta a Palermo un centro antiviolenza si apre a questa nostra istanza con grande sensibilità e nel giro di tre mesi ben due convegni sono dedicati dall’ordine degli ostetrici al tema. In altri momenti del passato in cui avevamo provato ad accendere un faro sull’argomento, queste proficue collaborazioni erano mancate, segno di tempi non ancora maturi e di spazi che non riuscivano ad embricarsi, impermeabili nelle loro reciproche barriere.

Molto diversi fra di loro, i due momenti “Nascere Segna” e “I trattamenti non necessari alla nascita” hanno provato ad enucleare il tema della Violenza Ostetrica avvalendosi della preziosa collaborazione dell’antropologa Patrizia Quattrocchi, ricercatrice dell’Università di Udine, esperta del fenomeno e delle politiche della nascita in varie parti del mondo che ci ha offerto il suo prezioso sguardo da lontano, proprio della sua disciplina, e la sua presenza come osservatrice partecipante. Per maggiori informazioni possiamo consultare la piattaforma https://www.obstetricviolence-project.com fortemente voluta da lei e in fase di implementazione. Per vedere il video del suo intervento possiamo invece cliccare qui.

Solleticare luoghi comuni e dare voce al proprio sentire intorno al tema dei segni della nascita erano i due obiettivi del workshop di progettazione partecipata nel quale si è cimentato un gruppo di una ventina di donne – i due uomini che hanno fatto una breve visita all’inizio ed alla fine dell’incontro non hanno preso parte infatti ai lavori. Ne è nato, pur nella poliedricità delle esperienze, un vitale embrione. Attraverso un lavoro di embodiment, è significativamente emerso che noi donne percepiamo spesso la nostra corporeità non integra, e come questa frammentazione sia alla base dell’affievolimento delle esperienze percettive e del nostro protagonismo nelle esperienze di maternità. Tutto ciò si traduce con una difficoltà di riconoscimento delle esperienze di violenza subite durante la nascita, le quali possono emergere anche dopo anni, a volte decenni, a volte mai.

Il giorno dopo l’atmosfera era completamente altra. L’Ordine degli Ostetrici di Palermo ha organizzato un meeting su I trattamenti non necessari alla nascita, effetti sul vissuto della donna e della famiglia. Sono rimasta tutto il giorno in attesa di un intervento in cui si parlasse degli effetti, perché a parte le prime due relazioni della Professoressa Quattrocchi e del Professor Braghero, in nessun’altra relazione si è parlato di violenza ostetrica e dei suoi effetti. Ma di linee guida, evidenze, basso rischio, protocolli, scarico di responsabilità. Atteggiamento prevalente è stata la difesa partigiana della categoria da parte medici presenti. Come se il punto fosse difendere il proprio operato,  è mancata intorno al tema della violenza una riflessione di più ampio respiro, una riflessione, perché no, davvero scientifica.

Conflitti di potere tra la categoria ostetrica e quella medica, bisogno di riconoscimento del proprio ruolo, assenza di centralità della donna. Benché ci si sforzasse di parlare di altro, il doppio canale comunicativo era troppo forte, prepotentemente emergeva un dolore cavo da tutta la sala, e allora preziose sono state per me le parole di Braghero nella sua relazione che possiamo ascoltare qui, in cui ha parlato di differenza tra dolore e sofferenza. Ecco, mi sono portata a casa il segno di una umanità profondamente sofferente, che arriva all’appuntamento con la vita, e mi verrebbe di aggiungere con la morte, che della vita fa il controcanto, ma questa forse non è la sede per parlarne (o forse sì), completamente impreparata perché incistata dentro la sua sofferenza e incapace di aprirsi all’altro autenticamente.

E diventa marginale in quale punto del campo energetico ti trovi in quel momento, se sei l’ostetrica, il medico o l’oss o se sei la madre che dà alla luce o il padre, se siamo tra le mura di casa o tra le mura di un ospedale, perché se ci troviamo ad agire le nostre paure, la nostra fame di riconoscimento, i nostri traumi, qualcosa lascerà un segno, inciderà la carne, inquinerà le acque del pozzo, genererà violenza.

Qui si può visualizzare l’intervento de L’arte di crescere al convegno dell’8 marzo 2018

*ci scusiamo per la bassa qualità dei tre video caricati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piccola “Euphorbia obesa”

11 marzo 2018


Piccola “Euphorbia obesa”
di costagar51

Il genere Euphorbia comprende un vasto numero di piante dicotiledoni della famiglia delle Euphorbiaceae, erbacee o legnose a seconda della specie.

Il genere Euphorbia comprende oltre 2000 specie.

da: it.wikipedia.org/wiki/Euphorbia

Euphorbia obesa è una specie succulenta subtropicale del genere Euphorbia . Viene dal Sud Africa , in particolare dalla provincia del Capo di Buona Speranza.

Euforbia obesa ricorda una palla, senza spine e decorativa. È comunemente nota come “pianta da baseball” per la sua forma. Il suo diametro è tra 6 cm e 15 cm a seconda della sua età. I giovani obesi dell’euforbia sono sferici, ma diventano cilindrici con l’età.

Mostra quasi sempre 8 dorsali adornate da piccole gibbosità profonde regolarmente piantate sui bordi. È verde con strisce orizzontali più chiare o più scure. In natura e con esposizione alla luce solare diretta, mostra aree rosse e viola.

La pianta è dioica , il che significa che un soggetto ha solo fiori maschili o femminili. I piccoli fiori sono insignificanti all’apice. Infatti, come tutte le Euforbia , i fiori sono chiamati cyathia .

Come in tutte le specie Euphorbia, il lattice è tossico.

en.wikipedia.org/wiki/Euphorbia_obesa

In una villa di Mondello (PA), ottobre 2017

Fiore di “Strelitzia reginae”

4 marzo 2018

Fiore di “Strelitzia reginae”
di costagar51

Strelitzia  è un genere di piante erbacee appartenente alla famiglia delle Strelitziaceae, originario dell’Africa australe.

Comprende specie dalle grosse radici e grandi foglie persistenti. La specie più coltivata come pianta ornamentale è la Strelitzia reginae originaria del Sud Africa, a crescita lenta, con grosse radici e grandi foglie persistenti, erette, coriacee, ovali e allungate, con fiori dalla forma particolare, portati alla sommità di steli alti come le foglie (fino a 2 m), e che spuntano in sequenza per lunghi periodi da una spata dalla caratteristica forma a becco di airone, sono di colore arancio, giallo o blu intenso.”

da: https://it.wikipedia.org/wiki/Strelitzia

Il termine scientifico di questa pianta reginae dal latino = “della regina”, è dedicato alla regina Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, moglie del re Giorgio III d’Inghilterra, morta nel 1818 e affezionata alla botanica.

da: https://it.wikipedia.org/wiki/Strelitzia_reginae

A Mondello (PA) in via del Melograno, ottobre 2017

Palermo 7 e 8 marzo: La nascita segna donne, uomini, bambine, bambini e comunità

2 marzo 2018
by

NASCERE SEGNA

Confronto tra vari sguardi intorno al parto e alla nascita, solleticando luoghi comuni e dando voce al proprio sentire

Workshop sul tema della Violenza Ostetrica a cura dell’associazione L’arte di crescere in collaborazione con l’Ordine degli Ostetrici di Palermo e con In braccio alla luna, Millecolori Onlus e People Help The People

7 marzo 2018, dalle 15,30 alle 19,30
Centro antiviolenza “Lia Pipitone”, via Ammiraglio Persano 46-52, Palermo
per info (dalle 15,30 alle 18,30) 3283177911

Programma
– 15.30 introduzione presentazione dei lavori
– 16.00 workshop multidisciplinare a numero chiuso
– 17.30 Restituzione dei lavori
– 18.00 Lectio magistralis Patrizia Quattrocchi, antropologa medica dell’Università di Udine, studiosa delle politiche sulla nascita in diversi paesi del mondo

Ingresso gratuito. Per partecipare è necessario iscriversi compilando il seguente modulo ENTRO Venerdì 2 MARZO 2018

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScVbxxsvRoinbAh7zXdY4Qz6kBjnm78-mY2DBkfG0vPmj6nVw/viewform

Non è necessario avere competenze professionali specifiche per partecipare, ma è di particolare interesse per gli operatori sanitari che ruotano attorno alla nascita, per gli operatori sociali, legali, madri e padri
Non sarà possibile partecipare a lavori iniziati

Illustrazione di Francesco Conte   evento FB

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Meeting “I Trattamenti non necessari alla nascita, effetti sul vissuto o delle donne e della famiglia”

8 marzo 2018 Centrale Palace Hotel h.8.00- 13.30

 

                                                       Scarica qui la Locandina 8Marzo2018

Evento fb

 

 

 

 

 

Il giardino all’italiana e la Palazzina Cinese

3 febbraio 2018

Il giardino all’italiana e la Palazzina Cinese, dalla “Città dei Ragazzi”
di costagar51

Fontana nel giardino all’italiana della Palazzina Cinese
di costagar51

“A settentrione della Casina Cinese si snoda un giardino all’italiana con aiuole ordinate e fontane, diviso con un muro rustico da una zona originariamente sistemata a giardino all’inglese con viali dallo sviluppo informale, laghetto e boschetto; era la parte finale del “giardino romantico” impiantato su progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia, come scenografico fondale della Palazzina Cinese”.
da “palermo la città ritrovata – itinerari fuori le mura – dalla Conca d’Oro ai Colli a Mondello” di Adriana Chirco – Dario Flaccovio Editore

La Palazzina Cinese, detta anche Casina Cinese, è un’antica dimora reale dei Borbone delle Due Sicilie, situata a Palermo a margine del Parco della Favorita, ai confini della Riserva di Monte Pellegrino.

Nel 1800 si sistemò il giardino sul retro e Giuseppe Patricolo curò il “tempietto cinese”. G. Durante eseguì la “flora all’italiana”, vasche di marmo bianco con grotte naturali alla cinese.

da: https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzina_Cinese

Palermo, giugno 2017

Fantasia di colori in piazza San Carlo

10 gennaio 2018

Fantasia di colori in piazza San Carlo
di costagar51

Nel quartiere Fieravecchia
Palermo, ottobre 2017

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