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Bambini appesi a un filo

29 giugno 2011


Fonte
Bambini appesi ad un filo di Daniele Muriano

Il 22 aprile 2011 i ministri Mariastella Gelmini e Renato Brunetta hanno presentato il progetto “Scuole in Wi-fi”. L’obiettivo è di dotare le scuole pubbliche di connessioni a internet senza fili. Negli istituti si dovranno installare dunque antenne wi-fi che copriranno le aree adibite all’insegnamento.

“Il mio sogno è quello di dare il kit per tutti i bambini delle scuole elementari (ANSA)”, così il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, il 9 maggio scorso. In quella data già ottocento istituti si erano prenotati per avere il “kit”.

Il progetto prevede l’adozione del nuovo strumento didattico da parte di tutte le scuole entro il 2012.

 

 

 

Notizie

 

 

1. Il Wi-fi è “possibilmente cancerogeno”

 

Il 31 maggio l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibilmente cancerogeni”. In particolare sono agenti possibilmente cancerogeni i campi elettromagnetici prodotti da telefonini, apparecchiature radar, ripetitori televisivi, per la telefonia mobile, router wi-fi.

Un Gruppo di Lavoro di 31 scienziati provenienti da 14 Paesi ha valutato i risultati di centinaia di ricerche scientifiche, prima di arrivare a questa conclusione, si apprende dal comunicato stampa di AIRC. Sono indagini epidemiologiche sull’uomo e studi sperimentali condotti sugli animali. La conclusione di AIRC è che l’esposizione prolungata e intensa ai campi elettromagnetici a radiofrequenza provoca un incremento del rischio di contrarre gliomi e neurinomi, rispettivamente tumori del cervello e del nervo uditivo.

“Il Gruppo di Lavoro non ha quantificato il rischio; tuttavia nel passato uno studio sui telefoni cellulari ha mostrato un incremento del 40% del rischi di contrarre gliomi nella categoria più elevata degli “heavy users”, si legge nel comunicato.

Tutti i giornali e telegiornali nazionali hanno dato la notizia.

 

Nel Fatto Quotidiano si legge il parere del professor Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia Medica, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Aviano .

“In attesa di ulteriori risultati, è chiaro che sarebbe opportuno prendere delle precauzioni. Soprattutto per quanto riguarda bambini e adolescenti. Si tratta di due categorie a rischio perché ancora in fase di sviluppo e dunque più vulnerabili a questo tipo di effetti sulla salute”.

Secondo l’oncologo, bisogna usare cautela per quel che riguarda i bambini e gli adolescenti.

 

 

 

2. Il parere del Consiglio d’Europa (“un potenziale pericolo”)

 

 

Il 18 maggio il Consiglio d’Europa ha rilasciato un parere a riguardo. (Il Consiglio d’Europa ha tra le sue finalità la “tutela dei diritti dell’uomo, della democrazia parlamentare e garanzia del primato del diritto”).

Secondo il Consiglio d’Europa le tecnologie wireless rappresentano un “potenziale pericolo” per la salute pubblica. Nelle scuole non dovrebbe essere permesso l’utilizzo di telefoni cellulari e dispositivi senza fili, ma dovrebbero venire promosse campagne per un “uso consapevole” di questi strumenti.

Le ricerche scientifiche non forniscono ancora delle certezze definitive. Tuttavia “aspettare prove certe potrebbe portare a grandi costi per la salute, come successo in passato per l’amianto, il fumo di sigaretta o il piombo nella benzina”, è il parere del Consiglio d’Europa. Per questo “bisogna rispettare il principio di precauzione e revisionare i limiti correnti all’esposizione”. (Fonte:INAIL; e anche Il Giornale).

Il parere del Consiglio d’Europa non è vincolante.

 

 

3. Alcuni fatti

 

 

– In Austria, a Salisburgo il wi-fi è vietato nelle scuole.

 

– L’anno scorso in Germania, a Francoforte il wi-fi è stato vietato in tutte le scuole pubbliche. Il governo Merkel ha chiesto ai tedeschi di privilegiare l’accesso via cavo.

 

– In Canada, il rettore dell’Università di Lakehead (Ontario) ha cablato con fibre ottiche il campus, disattivando tutte le centraline Wi-fi, “perché – si legge sul sito dell’ateneo – è provato che le onde elettromagnetiche provocano disturbi comportamentali, ostacolano le funzioni cognitive, favoriscono lo stress, interferiscono con le onde cerebrali”.

 

– A Parigi il wi-fi è stato disattivato in quattro biblioteche. Gli impiegati hanno cominciato a sentirsi male, in particolar modo quelli che lavoravano vicino ai ripetitori, installati sul tetto. “Nausea, vertigini, insonnia – spiega Stephen Kerckhove, direttore generale di Agir pour l’Environnement (Ape) – sono sintomi tipici da campo elettromagnetico nocivo”.

 

– Il comune di Herouville-Saint-Clair, cittadina di 24.000 abitanti, situata nell’agglomerato di Caen (Calvados) intende “applicare il principio di precauzione”. Eliminerà l’accesso a internet senza fili nelle scuole entro la fine dell’anno, ha annunciato la giunta. “Noi applichiamo il principio di precauzione. Il nostro ruolo è quello di proteggere la salute della gente”, così il sindaco Rodolphe Thomas.

In questa cittadina il wi-fi consentiva alle scuole di collegarsi alla rete attraverso il servizio del comune. La dozzina di siti interessati, ovvero di scuole che utilizzavano il wi-fi, avrà d’ora in poi un accesso individuale a internet, via cavo.

 

– In Germania, nel 2009 il Ministro dell’Ambiente ha affermato che l’uso del Wi-fi comporta gravi rischi per la salute e che pertanto questa tecnologia dovrebbe essere impiegata il meno possibile.

 

[Fonti: Corriere.it; Corriere.it; Punto-informatico; Liberationeeuropeanconsumers.it.]

 

 

 

Presunti danni dei campi elettromagnetici a radiofrequenza

 

 

1. L’elettrosensibilità

 

 

Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, fino al 3 per cento della popolazione di un buon numero di paesi occidentali, denuncia i sintomi dell’elettrosensibilità. Quindi, secondo l’OMS, alcune milioni di persone avvertono una relazione tra certi disturbi e l’esposizione ai campi elettromagnetici prodotti da telefonini, wi-fi, computer, ripetitori per la telefonia mobile, etc. Tuttavia l’OMS sostiene che non ci sono certezze scientifiche sull’esistenza di questa patologia.

Tra i sintomi dell’elettrosensibilità, nei racconti delle persone che affermano di essere elettrosensibili, figurano: emicranie, sudorazione, tachicardia, vertigini e stanchezza; ma anche disturbi del comportamento e dell’attenzione, ansia e stati depressivi. L’insorgenza e l’inasprimento dei sintomi si hanno con l’esposizione prolungata a fonti elettromagnetiche comuni, tra cui i dispositivi wi-fi.

In assenza di certezze scientifiche, questa patologia non è ufficialmente riconosciuta nella maggior parte dei Paesi.

Tuttavia in Canada, nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Svizzera si sta valutando l’ipotesi di ammettere l’esistenza di questa patologia. Mentre in Svezia l’elettrosensibilità è un fatto: dal punto di vista clinico, giuridico, sanitario. (Nel Regno di Svezia è considerata un’invalidità permanente. Le persone elettrosensibili ricevono dallo Stato il supporto e le cure necessari per migliorare le proprie condizioni).

Un resoconto più dettagliato della situazione generale si legge in questo articolo.

 

 

2. La storia di Janice

 

 

Janice Tunnicliffe ha avuto il cancro. Si è sottoposta ad un lungo ciclo di chemioterapia. Da allora manifesta una ipersensibilità ai campi elettromagnetici. L’esperienza di questa cittadina di Wellow, vicino a Nottingham, è stata raccontata dal Corriere della Sera, il 18 maggio 2011. Mrs Tunnicliffe, 55 anni, madre di due figli “è così allergica a elettricità e campi elettromagnetici che il suo vicino di casa ha dovuto smettere di navigare in internet con la connessione wireless. … Le provoca mal di testa, dolori al petto, nausea, formicolii a gambe e braccia.”

Le finestre di casa sono schermate in modo da riflettere le onde elettromagnetiche a radiofrequenza. “E durante i week-end Mrs Tunnicliffe scappa in campagna con il marito, per un «break» totale dai segnali elettrici. In mezzo alla natura sta meglio, come quando un black out, spegnendo la sua città, le ha regalato qualche ora di sollievo.”

In internet si possono trovare molte testimonianze come quella di Janice. Negli ultimi anni si sono costituite centinaia di associazioni intorno al problema dell’elettrosensibilità (per scopi di ricerca, mutuo aiuto e condivisione delle testimonianze). Molte persone di fatto vivono da “uomini del sottosuolo” nei Paesi in cui questa patologia non viene riconosciuta.

I soggetti elettrosensibili non possono usare computer, telefonini, televisori, forni a microonde e in generale apparecchi che emettono radiazioni elettromagnetiche a basse, medie, alte frequenze. Non possono rimanere a lungo nelle zone dove c’è un rilevante inquinamento elettromagnetico (quasi dappertutto nelle aree urbane).

A queste condizioni è quasi impossibile trovare un lavoro accettabile sotto il profilo sanitario. Oggi tutti i mestieri, salvo forse quelli rurali, implicano l’uso delle tecnologie elettriche ed elettroniche. E dunque gli ambienti di lavoro risultano “tossici” sotto questo punto di vista: contemplano computer, strumenti wireless, dispositivi anti-taccheggio, vari accessori che li rendono inadatti per le persone elettrosensibili.

Trovare una casaabitabile è difficile: la diffusione della telefonia, e dei servizi wireless ad uso domestico e aziendale e pubblicamente erogati, è capillare. Non ci sono complessi abitativi in cui almeno la metà dei residenti non usi reti wi-fi, sui cui tetti non siano installate antenne emittenti tra ripetitori per la telefonia e per le comunicazioni senza fili.

 

 

3. Un caso disperato

 

Come la donna britannica di cui il Corriere ha riportato l’esperienza, una cittadina italiana, residente a Pistoia, dopo un intervento medico – il trapianto di alcune placche metalliche – ha cominciato a avvertire disturbi simili in prossimità di telefonini, computer, vari strumenti elettrici. Come Janice Tunnicliffe, anche lei non potendo servirsi dei più elementari accessori, aveva grosse difficoltà sul lavoro e in casa.

Presto si è accorta di non poter vivere in un mondo in cui il lavoro e la casa sono immersi nella modernità. Una persona che non trova luoghi idonei in cui poter abitare e lavorare, può perdere le speranze. Senza casa e senza lavoro sanitariamente idonei, ma soprattutto senza che il Servizio Sanitario Nazionale riconosca il problema e se ne faccia carico almeno in parte, vivere è difficile. Questa signora di Pistoia di 49 anni si è tolta la vita. La vicenda è stata raccontata dal Corriere di Firenze.

 

 

Studi e pareri scientifici

 

 

Oltre agli studi del neuroscienziato Johansson, in base ai quali il Regno di Svezia ha riconosciuto l’elettrosensibilità dal punto di vista clinico e giuridico, sono centinaia i pareri medici e scientifici favorevoli.

Ci sono docenti universitari, scienziati e medici, tra cui neurobiologi oncologi biofisici e biologi, che affermano l’urgenza di considerare gli effetti nocivi dell’esposizione ai campi elettromagnetici.

Di seguito sono riportati alcuni pareri.

 

Nel giugno del 2008 più di cinquanta scienziati hanno firmato la “Risoluzione di Venezia”, con cui affermano:

“Riconosciamo il crescente problema di salute pubblica conosciuto come elettrosensibilità; che questa condizione di salute può essere molto invalidante, e che tale condizione richiede ulteriori urgenti indagini e riconoscimento.

E’ vivamente consigliato l’uso limitato di telefoni cellulari e altri dispositivi simili, da parte di bambini e adolescenti, e si richiede ai governi di applicare provvisoriamente il Principio di Precauzione, finché misure biologicamente più efficaci non saranno state sviluppate a protezione, non solo per quanto riguarda l’assorbimento del cervello di energia elettromagnetica, ma rispetto agli effetti negativi dei segnali sulla biochimica, sulla fisiologia e sui bioritmi elettrici.” (Sul principio di precauzione vedi la nota in fondo.)

 

Un parere simile era stato espresso due anni prima nella risoluzione di Benevento, il cui testo in italiano si trova a questo indirizzo.

 

Nel 2009, l’oncologo Dominique Belpomme, il professore di oncologia Lennart Hardell, con il neuroscienziato Olle Johansson, dichiarano pubblicamente:

“Noi, i medici, che agiscono sotto il giuramento di Ippocrate, noi, come ricercatori (…), affermiamo in completa autonomia di giudizio, che esiste un numero crescente di pazienti diventati intolleranti ai campi elettromagnetici che subiscono un grave danno per quanto riguarda la salute e la loro vita lavorativa e familiare, che non è possibile escludere l’evoluzione di una malattia degenerativa del sistema nervoso e anche alcune forme di cancro, e, pertanto, che il danno deve essere riconosciuto e considerato dai sistemi di protezione sociale nei vari Stati membri della Comunità Europea.

Mettiamo in guardia il governo che lo stato attuale delle nostre conoscenze, non esclude che dopo un periodo sufficiente di esposizione, questa intolleranza possa coinvolgere anche i bambini e quindi causare un problema di salute pubblica importante nei prossimi anni” (Qui si trovano i filmati degli interventi; qui il testo in francese della dichiarazione).

 

 

 

 

Conclusione in tre punti

 

1. Quel che è certo

 

I ministri Renato Brunetta e Mariastella Gelmini hanno avviato il progetto “Scuole in Wi-fi”.

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il wi-fi è “possibilmente cancerogeno”.

Il Consiglio d’Europa ritiene che rappresenti un “potenziale pericolo”.

Esponenti autorevoli della scienza medica, tra cui il citato oncologo Umberto Tirelli, invitano a una cautela speciale per quanto riguarda i soggetti più vulnerabili: i bambini e gli adolescenti.

Nel mondo alcune importanti istituzioni hanno scelto di disattivare le connessioni senza fili per motivi sanitari e cautelativi.

 

 

 

 

2. Il ragionevole sospetto

 

Esiste il ragionevole sospetto che una minoranza di persone siano soggette a ipersensibilità ai campi elettromagnetici a radiofrequenza.

Se il sospetto fosse fondato, ci sarebbero alcuni soggetti tra cui bambini e adolescenti allergici a tali fenomeni. In questo caso l’allergene verrebbe diffuso anche dai dispositivi wi-fi.

Il progetto “Scuole in wi-fi” prevede l’installazione e l’uso didattico delle connessioni wi-fi in tutte le scuole pubbliche.

Bisogna considerare poi che una rete wi-fi a copertura di un intero edificio richiede l’utilizzo di antenne emittenti più potenti di quelle ad uso domestico. Oltretutto, data la scarsa consapevolezza diffusa rispetto all’uso di queste tecnologie (in pochi si preoccupano di posizionare le antenne emittenti a una certa distanza dai luoghi in cui soggiornano per la maggior parte del tempo, e innanzitutto lontane dagli organi vitali), anche in ambito scolastico se ne potrebbe fare un uso poco accorto. Al di là di queste considerazioni, il rischio è comunque rilevante.

Se questo ragionevole sospetto fosse fondato, tra gli alunni delle scuole ci sarebbero alcuni bambini e adolescenti elettrosensibili. Questi sarebbero esposti continuatamente (per tutto il tempo dell’orario scolastico, e per tutti gli anni della loro formazione) a un agente allergenico. Il che senza dubbio ne pregiudicherebbe lo sviluppo e la formazione.

Per meglio comprendere il rischio trasferiamolo in un ambito più familiare. Com’è noto, un bambino allergico al latte e ai suoi derivati non può assumere lattosio. Un progetto chiamato “Latte nelle scuole”, in base al quale tutti gli alunni delle scuole pubbliche – nessuno escluso – sarebbero costretti ad assumere lattosio quotidianamente bevendo il latte, prefigurerebbe un serio rischio sanitario per i soggetti allergici. La forzata somministrazione quotidiana di un agente allergenico comprometterebbe la crescita e la formazione di una parte degli alunni.

Uno scenario analogo si presenta con l’iniziativa “Scuole in wi-fi”.

Se l’elettrosensibilità fosse una patologia – come sostengono alcuni medici e scienziati, oltre naturalmente alle persone elettrosensibili – i soggetti più vulnerabili non troverebbero le condizioni sanitarie adeguate per poter crescere e formarsi normalmente nella scuola pubblica. Le istituzioni non garantirebbero a una minoranza di alunni l’idoneità sanitaria del luogo scolastico.

 

 

 

3. Domanda

 

 

Alla luce dei pareri scientifici, dei fatti e dei ragionevoli sospetti, si ritiene che il profitto didattico ottenibile grazie all’uso di questa tecnologia valga i rischi prospettati? In particolare: è una scelta positiva quella di adottare uno strumento didattico “possibilmente cancerogeno” (OMS e AIRC) e che rappresenta dunque un “potenziale pericolo” (il Consiglio d’Europa)?

 

 

 

 

 

 

Nota

 

Il principio di precauzione

 

Con l’espressione principio di precauzione “si intende una politica di condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse.” (Wikipedia)

In altre parole, prima di compiere scelte socialmente rilevanti i decisori dovrebbero avere accumulato sufficienti dati scientifici per poter valutare gli effetti sulla salute. In caso contrario, si impone cautela.

Il principio di precauzione è citato, in materia di inquinamento ambientale, sia nel Trattato di Maastricht, sia nell’attuale Costituzione europea. Dovrebbe orientare le scelte dei legislatori di tutti i Paesi europei, incluso il nostro.

 

[dal sito www.danielemuriano.com]

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