Skip to content

Tre anni di felicità, rinascita e amore puro.

26 novembre 2012
by

Buon compleanno amore mio,

ormai il mio tempo è sempre poco e sbocconcellato e ho lasciato scivolare via molte cose di noi senza riuscire a fermarle su questo foglio, come il tuo primo giorno di scuola o le tue prove di scrittura e lettura o chissà cos’altro ancora.

 

Ad esempio non ho scritto della nonchalance che avrebbe fatto invidia a qualsiasi studente navigato con la quale il 18 settembre 2012 sei entrato per la prima volta in quella classe, che è riuscita ad azzerare tutta l’effervescente emozione del primo giorno di scuola. Ti sei voltato non appena la maestra ti ha detto “vuoi venire a giocare con noi?”  – tre nano secondi di riflessione e poi “ciao, ci vediamo dopo”, ci hai detto. Sono uscita da scuola con la mia lacrimuccia appesa alle ciglia a ripetermi che tanto lo sapevo che ti saresti inserito subito e non avresti sentito la nostra mancanza, che “ma dài, Marika, lo sai che nostro figlio è un bambino autonomo, socievole e bla bla bla, che cosa aspetti ancora fuori dalla porta? Andiamo a casa!”.

 

Matteo, cresci galoppando e la società ti risucchia dentro di sé imbellettata come una donna di strada. Ora mi rendo conto che mettere al mondo è così e che devo accettare che questa seconda madre, il mondo di cui siamo parte, sfaccettato come un Giano bifronte, ti insegni le sue regole. Fitta al grembo, extrasistole al cuore, morsa alla testa, ma profonda e disarmata fede, grande e cieca speranza che del mondo saprai prendere solo il buono e scarterai il cattivo.

 

Solo ora il pensiero che sei del mondo diventa via via più sopportabile. Ora che ti vedo autonomo, risoluto, sicuro di te. Ora che torni a me col tuo “mamma, un poco di nenna” con sguardo languido e voce tremula per cercarvi conforto dal dolore o dalla paura o dalla stanchezza. Sei anarchico, trascinatore, brillante, esibizionista, imprevedibile, comico, creativo, seduttore, buffone, assoluto. La maestra ti adora e la fai ridere quando protesti “io non sono piccolo, sono un poco grandisello”. Di fatto sei il più piccolo della classe e lei, nonostante le tue proteste, dice bene ai tuoi compagni “Attenti a non fargli male, perché lui è piccolo”. Stai insieme a bambini di quattro e cinque anni del quartiere popolare nel quale abitiamo, che già ti hanno insegnato il “repertorio” di parolacce col quale ci delizi ogni giorno e che, con fin troppa consapevolezza, declini in espressioni buffe, come la magica parola cactus, che solo qualche settimana fa io e papà abbiamo capito si trattasse proprio di quello… il cactus senza spine, come dici tu.

 

Le tue mani appiccicose e insistenti mi frugano sotto la maglia non appena mi vedi, ed ora ci vediamo davvero poco rispetto a prima, quando le mie giornate erano fatte solo di te. Io ti sgrido, mi lamento, ti supplico poi ti accontento, poi facciamo trattative come “contiamo fino a dieci e poi basta”, poi ti coccolo, ti annuso i capelli, poi ti abbraccio e ti bacio dalla testa ai piedi, poi ti insegno e imparo che l’amore è colorato come l’arcobaleno e in quest’ultimo anno il nostro amore ha visto macchie di giallo, blu, arancio, viola, rosso cremisi, verde cadmio e indaco, e che va bene così.

 

Sei grande e ti piace tanto parlare, camminare scrivere e leggere. Sei piccolo e vuoi stare in braccio imparare cose nuove e addormentarti appollaiato sul mio corpo. Ogni tanto sei triste e imbronciato sulla soglia tra la tua prima infanzia che non vuoi abbandonare e la voglia di crescere in fretta per potere indossare le scarpe con le rotelle dei tuoi sogni.

 

Da quando vai a scuola hai iniziato ad urlare ed io, tra le urla e le parolacce regalo della scuola, ogni volta io provo l’irrefrenabile pulsione di tenerti stretto a me e non mandartici più. Sei forte, caparbio come ieri che eravamo sull’uscio di casa e tu perdevi tempo col tuo camioncino di cars mentre io ti mettevo fretta. Quando ti ho minacciato “guarda che ti lasciamo in casa solo”, mi hai detto con sguardo torvo “guardami negli occhi!”, espressione che uso sempre io quando voglio che smetti di fare i capricci, e poi “ma stai schessando!!!, non mi lassiate solo” e sei scoppiato in una risata contagiosa. Sei davvero un leader Matteo, e tutto questo è terrificante. La bellezza dei tuoi tre anni è devastante e ci lascia spesso senza difese. Sei un mistero ancora tutto da svelare ed io non posso neppure provare a capire, ma solo accoglierti, così come sei, sempre. Per sempre. Nelle vastità dell’amore che tu mi hai insegnato cos’è.

Annunci
4 commenti leave one →
  1. 26 novembre 2012 11:50

    Marika, ti voglio bene. Anche in te c’è ancora un mondo da svelare ❤
    Auguri, Pollicino!

  2. amrita permalink*
    26 novembre 2012 12:33

    questo linguaggio del cuore mi piace assai ❤
    Matti, di alla mamma di fare in fretta, nel portabagagli ci sono delle scarpe nuove con le ruote tutte per te. Baci baci

  3. Marzia Bisognin permalink
    26 novembre 2012 12:57

    Bellissima narrazione del tuo vulcanico figlio, Marika….. E l’episodio del lasciarlo in casa da solo è strepitoso !!!!!
    Marzia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: