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Caro Battiato, sii Aquila e non pollo

27 marzo 2013
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immagine tratta dal Dizionario Etimologico Online di Ottorino Pianigiani http://www.etimo.it/

“Queste troie che si trovano in Parlamento farebbero qualsiasi cosa. E’ una cosa inaccettabile”. Lo ha detto il musicista Franco Battiato nel suo intervento al Parlamento Europeo in veste di assessore al Turismo della Regione Sicilia. Secondo Battiato sarebbe meglio che “aprissero un casino”: per ascoltare la voce dell’Assessore cliccate  qui (ma solo se volete essere sicuri che lo ha detto davvero, perché è veramente triste ascoltarlo).battiato

Il linguaggio è il nostro modo di esprimere ciò che siamo e per questo a volte ci tradisce: le affermazioni dell’Assessore Battiato lo dimostrano. Se è infatti indubbio che ci sarebbe molto da ridire sul comportamento di molti dei nostri politici e soprattutto sulle motivazioni che li inducono a scegliere i ruoli e le cariche che ricoprono, è anche vero che c’è modo e modo per farlo. L’Assessore Battiato ha ricevuto il suo incarico dal Governatore Crocetta proprio in quanto Artista e amante della Bellezza: i suoi testi e le sue musiche,  la sua ricerca spirituale dimostrano che si tratta di una persona che si muove su altri piani rispetto a quelli convenzionali; eppure c’è cascato anche lui, e ha anche cercato di giustificarsi peggiorando la situazione “”Non era riferita alle donne, dunque non devo scusarmi. Io sono fatto così, sono libero, e Crocetta lo sa bene. Io non sono un politico. Voglio denunciare la prostituzione dei politici che si sono venduti”.

Cosa c’è dietro questa parola “troie”? Sentiamo di doverlo esplicitare perché molte persone si sono dette sorprese di tanto clamore, dato che “in fondo lo sappiamo tutti come sono i nostri governanti, e Battiato ha solo detto che il re è nudo”. Abbiamo scelto di riportare qui la pagina del dizionario etimologico di Pianigiani che ci riporta il riferimento al maiale ripieno di polli simile al famoso cavallo di Troia; ma certamente l’Assessore non si riferiva a questo significato, saporito e ormai in disuso.

“Troia” è ormai soltanto un insulto, uno dei peggiori, dei più volgari; un insulto di stampo indubbiamente maschilista che indica una donna che si comporta come “la femmina del maiale destinata alla riproduzione”, cioè licenziosamente e a pagamento, o comunque in cambio di favori. L’Assessore voleva “denunciare la prostituzione dei politici che si sono venduti”, e per farlo ha usato una terminologia da caserma, con la scusa che lui è “un uomo libero”.

Ma è questo il Battiato scelto perché Poeta? Un uomo libero che utilizza uno slang da caserma come se non avesse lo strumento per esprimere una condanna nei confronti della corruzione? Non conosce altre metafore, è forse anche lui vittima dell’immiserimento che porta a vivere rasoterra, proprio come quei “polli” che il nostro etimologo immaginava come farcia del maiale? Quest’episodio me ne ricorda uno vissuto proprio ieri nella nostra Biblioteca dei Bambini e dei Ragazzi Le Balate. Dopo avere visitato con i bambini di una I media una Chiesa, abbiamo cercato di contestualizzarne la visione nel quotidiano dei bambini, chiedendo loro di pensare come qualche volta un profumo, una musica, un paesaggio possano evocare qualcosa di particolare e importante per noi, qualcosa di già vissuto che ci faccia “librare in aria”. Due bambini hanno scritto: “Quando sento alla radio una canzone di Nino D’Angelo penso a quando è venuto qui a fare un concerto. Lui era sul palco, e io c’ero”. Una bambina ha scritto: “Quando sento il profumo di una torta penso a quelle che fa mia nonna”. I vissuti dei bambini dell’Albergheria sono spesso poveri, talmente che a volte loro non possiedono neppure le parole per esprimerli; anche la visione di un’opera d’arte non può evocare che quello che vivono, e le cose più belle sono legate solo, e nel migliore dei casi, a cibo e canzoni napoletane. Si tratta di una miseria culturale ben più grave di quella economica, perché li costringe a stare in basso, a non usare le ali, a strisciare all’interno di una condizione che non prevede di alzare la testa e scoprire che esiste anche il cielo, che ci sono altre dimensioni, altre possibilità mondi esperienze vissuti.

Ma dai nostri bambini ce lo aspettiamo, e insieme a loro procediamo, pur con tutte le difficoltà possibili, per scoprire come ci possano essere modi diversi di vedere le cose.

Da un Assessore no, non ce lo aspettiamo.

Perché lo conosciamo già da tanto tempo e abbiamo cantato le sue canzoni sentendole come poesia.

Perché è stato scelto appunto per poter guardare le cose con occhi diversi, da Artista, e cioè da persona che trasforma le cose e ce le restituisce in una luce altra.

Perché questa parola “troie” – che davvero non ci interessa se la riferisse a uomini o donne perché non è questo il punto – ci mostra un Poeta ormai immiserito anche lui, che parla a una popolazione che in questo modo s’immiserisce sempre più, perdendo la possibilità di usare la nostra ricchissima lingua. Se quando uno dei bambini dice “troia” io provo a spiegargli che è un grave insulto e lui mi risponde che suo padre lo dice sempre, è gravissimo ma ci posso provare; ma se quello stesso bambino mi rispondesse che lo dice anche l’Assessore che il Parlamento è fatto di troie, cosa potrei dirgli?

Io spero che l’Assessore possa lavorare su se stesso e rivedersi. Non servono le scuse, serve che si renda conto che non sarebbe stato scelto se non evocasse il ruolo trasformatore proprio dell’Arte. Che torni ad esser Aquila e non pollo.

E gli dedichiamo una poesia di Bruno Tognolini – lui sì Poeta con la P maiuscola -, che con i bambini e con i loro genitori usa ben altro linguaggio:
SCONGIURO CONTRO IL NAZISMO FUTURO

Gli abbiamo detto che la rabbia non è bene
Bisogna vincerla, bisogna fare pace
Ma che essere cattivi poi conviene
Più si grida, più si offende e più si piace
Gli abbiamo detto che bisogna andare a scuola
E che la scuola com’è non serve a niente
Gli abbiamo detto che la legge è una sola
Ma che le scappatoie sono tante
Gli abbiamo detto che tutto è intorno a loro
La vita è adesso, basta allungar la mano
Gli abbiamo detto che non c’è più lavoro
E quella mano la allungheranno invano
Gli abbiamo detto che se hai un capo griffato
Puoi baciare maschi e femmine a piacere
Gli abbiamo detto che se non sei sposato
Ci son diritti di cui non puoi godere
Gli abbiamo detto che l’aria è avvelenata
Perché tutti vanno in macchina al lavoro
Ma che la società sarà salvata
Se compreranno macchine anche loro
Gli abbiamo detto tutto, hanno capito tutto
Che il nostro mondo è splendido
Che il loro mondo è brutto
Bene: non c’è bisogno di indovini
Per sapere che arriverà il futuro
Speriamo che la rabbia dei bambini
Non ci presenti un conto troppo duro

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2 commenti leave one →
  1. Rossella permalink
    27 marzo 2013 11:57

    Ci sono termini che fanno parte di un background personale e che, certamente, non andrebbero usati in modo pubblico. Dispiace, ma abbiamo bisogno di uomini e donne “spirituali”. Molto bella la poesia di Tognolini, grazie!

  2. 28 marzo 2013 05:01

    Madre Santa! Siamo sull’orlo del baratro su tutti i fronti e ci attacchiamo ad una chiara provocazione, a parole brutte che danno voce a tutto quello che pensiamo e diciamo in privato.La “merda d’artista” di Manzoni, la” latrina” di Duchamp ,pur essendo “Brutte” hanno fatto storia! Talvolta il Brutto ha valore etico e catartico, e poi anche Battiato è un uomo suscettibile di emozioni negative e soprattutto non è abituato a sguazzare nel fango…e pertanto proviamo a sospendere il giudizio!

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