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Non tutti i libri per bambini sono libri per bambini

22 gennaio 2015

Quando raccontiamo una storia a un bambino o a una bambina, stiamo compiendo un atto creativo. Non importa se stiamo leggendo una storia scritta da altri, la stiamo inventando in quel momento o semplicemente la ricordiamo: la nostra voce si colorerà di emozioni che condivideremo con chi ci ascolta. Se poi stiamo leggendo un libro, le illustrazioni amplificheranno quelle emozioni, e, mentre leggeremo, noi saremo ciò che stiamo leggendo.

Per questo bisogna chiedersi come scegliere i libri, perché ne scegliamo uno piuttosto che un altro, che cosa vogliamo trasmettere. Leggere una storia ai bambini è un impegno, una responsabilità.

Io ho imparato molte cose sulla lettura in Biblioteca, alle Balate. Il primo criterio che adottiamo quando scegliamo i libri è che siano belli. E cosa vuol dire “belli”? Non basta solo che le illustrazioni siano gradevoli, ben fatte ed adeguate al testo, ma è necessario anche che esprimano armonia, che possano “parlare” anche da sole, così da raggiungere il bambino o la bambina che sfoglieranno il libro anche se ancora non sono in grado di leggere, che diano pace. Un libro bello può raccontare anche storie difficili da raccontare, purché le parole e le immagini scelte siano quelle giuste, e purché chi legge sappia guardarsi dentro e si conosca quel tanto che basta per accettare tutte le sfaccettature di sé,  mettersi in gioco, non dare nulla per scontato, avere dubbi, non prendersi troppo sul serio, non essere mai superficiale con i bambini.

Qualche giorno fa mi sono ritrovata l’immagine di un libretto di un’autrice molto nota, Jutta Bauer, Urlo di mamma. Già la copertina mi ha provocato una sensazione forte e non gradevole, associando la parola “urlo” all’immagine di una mamma pinguino che trascina via il suo piccolo mentre due ombre inquietanti li seguono e lui si gira indietro. Ma ancora di più mi ha colpito il testo, che racconta di una mamma pinguino che all’improvviso si arrabbia violentemente con il suo piccolo (non sappiamo perché), e la sua rabbia è talmente forte da fare a pezzi il suo corpo, come potete leggere qui:

urlodimamma

urlo2“Stamattina la mia mamma ha urlato così forte,
che mi ha mandato in mille pezzi” [si vede il corpo che esplode].urlo
“La mia testa è volata fra le stelle.
Il mio corpo è finito in mare.
Le mie ali si sono perse nella giungla.
Il mio becco è atterrato sui monti.
Il mio culetto è sparito in città.
Mi rimanevano le zampe, che però continuavano a correre.
Volevo cercarmi, ma gli occhi erano in cielo…
…volevo gridare, ma il becco era sui monti…
…volevo volare, ma le ali erano nel fitto della giungla.
A sera, le zampe arrivarono stanche morte nel deserto del Sahara,
quando un’ombra enorme calò sopra di loro.
mamma che cura“La mamma aveva raccolto e ricucito tutto” [si vede la mamma con ago e filo che tiene in braccio un piccolo pinguino],
“mancavano da attaccare soltanto le zampe.
«Scusa se ho urlato forte» disse la mamma” [si vede la mamma che abbraccia pinguinetto su una nave]
[si vede la nave che va, all’orizzonte il sole].

Il libro è consigliato a bambini a partire dai 3 anni!!! Ho fatto una ricerca in rete, e ho potuto constatare come molte mamme lo trovino favoloso per far capire ai loro bambini che quando si arrabbiano non li vogliono “polverizzare” come potrebbe sembrare. 

In Biblioteca abbiamo alcuni libri particolari che teniamo in uno scaffale non in vista: sono quei libri che si possono leggere a bambini traumatizzati, abusati, feriti; ma non tutti gli operatori possono farlo, perché si tratta di una cosa molto delicata. Una sola operatrice lo fa, quando lo ritiene opportuno, perché ha l’esperienza e la sapienza per farlo; lo fa con un solo bambino per volta, perché raccontare una storia così implica sentire quel bambino, essere uno con lui, sapere se è il caso di fermarsi, adattare la storia al bambino, lasciare anche a lui la parola, guardarlo negli occhi. Secondo me questo non è nemmeno come uno di quei libri.

Questo non è un libro per bambini, tanto più se hanno solo tre anni e non sono ancora in grado di simbolizzare e cogliere la differenza tra la mamma pinguino e la loro mamma. Un bambino di tre anni in questa storia vedrebbe la propria mamma, onnipotente, in grado di farlo a pezzi e poi ricucirlo, una mamma terribile, un mostro vero e non come quelli di plastica con cui gioca. Un bambino di tre anni potrebbe anche invertire il messaggio e credere, quando la sua mamma si arrabbia, che lo stia facendo a pezzi anche se poi lo ricucirà.

No, non è un libro per bambini di tre annipuò essere un libro per le mamme, per affrontare il senso di colpa, per incontrarsi dentro la rabbia, per vedere che effetto può fare. Può essere un modo per cominciare un percorso di conoscenza di sé, non per raccontarsi al bambino: non con quelle immagini, non con quelle parole che hanno ferito anche me, che una bambina non sono e per giorni ho continuato a vedere il becco spalancato della mamma sul suo piccolo, e poi lui che esplode e lei che rimane a guardare senza far niente, e poi lo ricuce mentre lui sembra un oggetto, immobile, gli occhi chiusi, privo di sguardo, di reazioni, di tutto, privo di se stesso.

No, io non lo leggerei al mio bambino, tanto più se mi fossi arrabbiata tante volte con lui. Non vorrei, per mitigare delle ombre mie, creargliene di peggiori.

Non lo leggerei perché questo non è un libro bello.

Se vogliamo affrontare la rabbia, la nostra e quella dei bambini, cerchiamo “le parole per dirlo”, non quelle per allungare le ombre: date un’occhiata qui e senza alcun timore leggete, da soli o insieme ai vostri bambini, Rime di Rabbia, di Bruno Tognolini: questo sì che è un libro bello.rabbia00

 

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7 commenti leave one →
  1. 2 marzo 2015 12:49

    Anche io condivido a pieno la tua opinione. Non sono di questo avviso su nati per leggere. In un post recente su Facebook lo consigliano come libro per bambini…

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