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La voce della buona notte/2

8 novembre 2011

piedi lisci....

...e piedi spinosi :)

...e piedi spinosi 🙂

Troppo belle queste ninne nanne, e ancor di più i video, che raccolgono ninne nanne straniere 🙂

Ninna nanna, ninna – oh! 
Questo bimbo a chi lo do?
Lo darò alla Befana
che lo tiene una settimana.
Lo darò all’Uomo Nero
che lo tiene un mese intero. 
Ninna nanna, ninna – oh!

(testo):

Νάνι, νάνι, καλό μου μωράκι

Νάνι, νάνι, κοιμήσου γλυκά

Η μανούλα ειν’ κοντά

σε παίρνει αγκαλιά,

φιλιά να σου δώσει

…πολλά τρυφερά!

Νάνι, νάνι, καλό μου μωράκι

Νάνι, νάνι, κοιμήσου γλυκά

Νάνι, νάνι, καλό μου μωράκι

Νάνι, νάνι, κοιμήσου γλυκά

PROMEMORIA
di Gianni Rodari

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

testo:

Şirin şirin yat ay bala Boya başa çat ay bala Səndə bir gün öz səsini el səsinə qat ay bala Sənə deyir lay-lay… Hər otən quş hər otən çay Bu gözəl şən anamız vətən Hər şöhrətim şanım sənsən Candan ayrı canım sənsən Nə təmizdir qül nəfəsin Sənə telli bir çəmansən Sənə deyir lay-lay Hər otən quş hər otən çay Bu gözəl şən anamız vətən Yat ay quzum şirin şirin Həyat sənin dövran sənin Qayğısıyla boy atırsan Qucağında bu vətənin


E DOPO DORMIRO’

di Sterpellone-Pagano tratta dal 26° Zecchino d’oro (1983)

Ancora un favola mamma
poi faccio la nanna
Ancora una favola mamma
raccontami un po’
e dopo dormirò
Raccontami la fiaba della viola
che sposa il grillo e non è più sola
O quella della bella contadina
che poi alla fine era una regina
Racconta quella buffa del sole con i baffi
che va a braccetto con la luna piena.
Ancora una favola mamma
poi faccio la nanna
Ancora una favola mamma
raccontami un po’ e dopo dormirò.
Raccontami la storia della rana
che la magia trasformò in farfalla
E quella della stella con la coda
che tutti in cielo chiamano cometa
Racconta di quel mago che appena alza un dito
il mondo fa di zucchero candito.
Ancora una favola mamma
poi faccio la nanna
Ancora una favola mamma
raccontami un po’
e dopo dormirò.
Ti prego su raccontami una storia
di quel gigante che sposò una rosa,
oppure quella della buona fata
discesa da una nuvola di luce
che dopo s’innamora del principe più bello
e insieme se ne vanno in un castello…
Ancora una favola mamma
poi faccio la nanna
ancora una favola mamma
raccontami un po’
e dopo dormirò
ancora una favola mamma
e dopo dormirò

E concludiamo con le parole di Marcel Proust, tratte da Alla ricerca del tempo perduto:

 

[…] La mia sola consolazione, quando salivo per coricarmi, era che la mamma venisse a darmi un bacio non appena fossi stato a letto. Ma quella buonanotte era di cosí breve durata, ella ridiscendeva cosí presto, che il momento in cui la sentivo salire, poi quando passava nel corridoio a doppia porta il rumore leggero della sua veste da giardino di mussola azzurra, dalla quale pendevano cordoncini di paglia intrecciata, era un momento per me doloroso. Annunciava quello che l’avrebbe seguito, in cui mi avrebbe lasciato, e lei sarebbe ridiscesa. Di modo che quella buonanotte che mi era cosí cara, giungevo a desiderare che venisse il piú tardi possibile, perché si prolungasse l’intervallo in cui la mamma non era ancora venuta. Qualche volta, quando, dopo avermi baciato, ella apriva la porta per andarsene, volevo chiamarla indietro, dirle: “Dammi ancora un bacio” ma sapevo che subito ella avrebbe fatto il viso scuro, giacché la concessione che faceva alla mia tristezza e alla mia agitazione salendo ad abbracciarmi, portandomi quel bacio di pace, irritava mio padre, che riteneva assurdi quei riti, ed ella avrebbe voluto procurare di farmene perdere la necessità, l’abitudine, ben lungi dunque dal lasciarmi prendere quella di domandarle, quando già fosse sulla soglia della porta, un bacio di piú. Ora, vederla adirata distruggeva tutta la calma che ella m’aveva portato un attimo prima, quando aveva chinato sul mio letto il suo volto amoroso, e me l’aveva teso come un’ostia per una comunione di pace a cui le mie labbra attingessero la sua presenza reale e il potere di addormentarmi. […]

Qui troverete la prima parte di questo post.

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