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I suoni dell’Isola alle Balate

9 marzo 2015
Carta Nautica, Maurilio Catalano

Carta Nautica, Maurilio Catalano

Un’Isola non è luogo che si possa raggiungere a piedi.

Non un passo dopo l’altro, assorti, e nemmeno in ascolto, attenti; non in silenzio, presenti nel corpo, e nemmeno leggeri e gioiosi, ciarlieri.

Per raggiungere un’Isola bisogna essere creature marine, e vivere il mare senza mai vederlo ma respirandolo; o creature aeree, sospinte da un soffio invisibile eppure materico. Bisogna avere le ali, o coda e pinne a dare la direzione; e gli occhi su lati diversi, come quelli di pesci e uccelli, a mostrare realtà differenti nello stesso momento.

Per raggiungere un’Isola bisogna affrontare un viaggio vero, senza prenotazioni e biglietti e date e orari, perché la partenza semplicemente accade, e non sai quando né per dove.

Bisogna che perdiamo la rotta, perché questo accada, come antichi naviganti che, di notte, se il cielo era nuvoloso, non avevano più riferimenti: “de-siderare”, si diceva nella lingua latina, cioè non riuscire più a vedere le stelle, “sidera”; e proprio in quel vuoto, in quell’assenza, in quella mancanza, trovare l’impulso a procedere, ad attivarsi, a cercare una direzione, a muoversi, a vivere. Per questo Désirade è il nome di un’isola sperduta nel Mar delle Antille, fuori da ogni percorso e dunque “desiderata”.

Ma anche noi abitiamo un’Isola.

“I suoni dell’Isola”, nel progetto di Giovanni Mattaliano, ci portano qui, proprio qui dove siamo, e ora, proprio ora, all’improvviso, nell’Isola Desiderata. Mentre scorrono le immagini dei luoghi della nostra città, un prezioso tappeto volante in cui s’intrecciano fiato, mani, dita, voce, corde, canne, piedi, rapisce e rende visibile ciò che non avevamo mai visto: quei luoghi da sempre familiari per la prima volta si aprono dentro di noi, e possiamo percepirne anima, corpo, respiro.

E l’Isola accade, e scopriamo che esiste davvero, e che è Bellezza che fluisce, e non altro.

E ieri, in Biblioteca, alle Balate, nell’abside di quella che un tempo era una Chiesa, abbiamo sentito risuonare tutto ciò che della nostra città non si vede ma è.

Il suono dell’Anima, la sua voce, il suo cuore; e poi il mare, la sabbia, il respiro.

In nessun modo le parole potrebbero rendere quella Bellezza struggente, quel canto d’anima che, già durante le prove, entrando all’improvviso dalla porta laterale, mi ha inondato e commosso. Ma siamo andati via tutti, ieri sera, con una sola certezza: che la Bellezza esiste, è qui, tutt’intorno, invisibile e necessaria come il mare per un pesce; è suono e luce, e nulla ha a che fare con sistemi, strutture, istituzioni, potere: no. E’ altro. E’ tutto ciò che non si vede, è “una cosa qualunque, come luce e vita”. E noi ce l’abbiamo dentro, questa vita.

Giovanni Mattaliano, Massimo Patti, Giuseppe Urso, Gaspare Palazzolo, Giuseppe Mazzamuto, Daniele Schimmenti, Salvo Compagno, Sergio Laviola, Massimo Sigillò Massara e Lucina Lanzara, i musicisti; Giuliana Torre, Patrizia Bluette, Manlio Serio e Alessio Pusateri i fotografi. A tutti loro va il nostro più sentito ringraziamento per questo straordinario evento.

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