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Il “Sistema delle Piazze” – Gibellina Nuova

28 gennaio 2019

Ingresso al Sistema delle Piazze – Gibellina Nuova
di costagar51

Nel deserto “Sistema delle Piazze” – Gibellina Nuova – di costagar51

 

Il cosiddetto Sistema delle Piazze a Gibellina Nuova è un allineamento di piazze cinte da strutture architettoniche laterali progettate da Franco Purini all’anagrafe Francesco Purini (Isola del Liri, 9 novembre 1941), un architetto, saggista e docente universitario italiano it.wikipedia.org/wiki/Franco_Purini
e Laura Thermes (Roma, 1º dicembre 1943) un architetto italiano. it.wikipedia.org/wiki/Laura_Thermes.

Del sistema delle piazze fanno parte:
la Piazza Rivolta del 26 giugno 1937;
la Piazza Fasci dei Lavoratori;
la Piazza Monti di Gibellina;
la Piazza Autonomia Siciliana;
la Piazza Passo Portella delle Ginestre.

Dopo l’avvento del terremoto del ’68, si iniziò a formulare strategie rivolte a compensare i vari squilibri che avevano contrassegnato la rinascita delle città della Valle del Belice dopo il sisma. Molti di questi centri, allora, si trovavano in condizioni indefinite, sospese tra le indicazioni dei rispettivi piani, spesso astratti e di difficile realizzazione, e una non sempre adeguata capacità di amministrazione.
Per Gibellina, al contrario delle altre città ricostruite, ci si trovava davanti ad una situazione diversa rispetto al vecchio sistema insediativo, oramai distrutto: gli insediamenti erano compatti, contrapposti al paesaggio, stratificati e contraddistinti, tra il tessuto residenziale e gli edifici a destinazione collettiva.

L’identità perduta di Gibellina
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Tre piazze vuote e nessun centro: la vita sociale è confinata nei circoli
Qualcuno la chiama piazza 14 gennaio, qualcun altro piazza 16 gennaio, altri semplicemente piazza del Comune. Ma almeno di questa piazza si ricordano. Se agli abitanti di Gibellina Nuova si chiede quante piazze ci sono in città, solo in pochi rispondono. I più anziani, di solito, aggrottano le ciglia e si fermano a contarle con le dita. “Di piazze qui ce ne sono tante – spiegano – il problema è che la gente non ci va”. Il terremoto ha sepolto la vecchia piazza e la mano degli architetti non è stata capace di ricostruirla. Nel paese nuovo gli urbanisti hanno realizzato tre piazze, ma nessuna è percepita come luogo di incontro. “I ragazzi il sabato sera si vedono nei locali – racconta Daniele Balsamo, 41 anni, insegnante – e gli anziani si ritrovano nei circoli”. Nelle piazze si sente solo l’eco dei passi di qualche sparuto passante e, in lontananza, il rumore di un motorino o di una macchina che sfreccia sulla strada. Poi il silenzio. La vita è altrove, in via Indipendenza. Un’anonima strada in cui hanno trovato alloggio i circoli, cuore della vita sociale nel paese vecchio.
da: ifg.uniurb.it/static/sito-2015/static/lavori-fine-corso-2…
Gibellina (Ibbiddina in siciliano) è un comune italiano di 4 028 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.
Il centro abitato attuale, noto anche come Gibellina Nuova, è sorto dopo il terremoto del Belìce del 1968 in un sito che in linea d’aria dista circa 11 km dal precedente. Il vecchio centro, distrutto dal sisma, è stato abbandonato ed è oggi noto come Gibellina Vecchia.
da: it.wikipedia.org/wiki/Gibellina

Gibellina (TP), agosto 2018

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La Chiesa Madre di Ludovico Quaroni – Gibellina Nuova

5 gennaio 2019

 

La Chiesa Madre di Ludovico Quaroni – Gibellina Nuova
di costagar51

 

La Chiesa Madre
Nel 1970 Ludovico Quaroni riceve l’incarico per la progettazione della Chiesa parrocchiale di Gibellina sulla sommità di una leggera collina, nel punto più alto del paese. Il progetto è completato nel 1972 insieme a Luisa Anversa. La geometria della chiesa di Gibellina rappresenta una novità, non solo nello schema tipologico dell’edificio e nel suo rapporto con il luogo, ma anche nel linguaggio per le forme architettoniche. Le varie funzioni sono raccolte e distribuite all’interno di un parallelepipedo a base quadrata di circa 50 metri di lato, ulteriormente diviso in moduli e sottomoduli, mentre il centro simbolico e geometrico del monumento è una grande sfera liscia, di cemento che costituisce un riferimento puntuale del sacro. I lavori iniziarono nel 1985.
Il 15 agosto 1994 crolla la copertura del tetto, fortunatamente senza provocare vittime. L’inchiesta ha portato all’invio di avvisi di garanzia per il direttore dei lavori. I lavori di restauro, iniziati nel 2002, sono stati ultimati all’inizio del 2010.
da: it.wikipedia.org/wiki/Gibellina

L’identità perduta di Gibellina
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La “chiesa palla” di Quaroni: troppo moderna, troppo lontana
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Ludovico Quaroni (Roma, 28 marzo 1911 – Roma, 22 luglio 1987) è stato un urbanista, architetto, saggista e docente universitario italiano.
Ha lungamente e profondamente dibattuto in numerose pubblicazioni e attraverso l’insegnamento i principali problemi dell’architettura e dell’urbanistica del suo tempo, sottoponendoli a severa e continua revisione critica.
it.wikipedia.org/wiki/Ludovico_Quaroni

Gibellina (Ibbiddina in siciliano) è un comune italiano di 4 028 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.
Il centro abitato attuale, noto anche come Gibellina Nuova, è sorto dopo il terremoto del Belìce del 1968 in un sito che in linea d’aria dista circa 11 km dal precedente. Il vecchio centro, distrutto dal sisma, è stato abbandonato ed è oggi noto come Gibellina Vecchia.
da: it.wikipedia.org/wiki/Gibellina

Gibellina (TP), agosto 2018

Stella d’ingresso al Belice di Pietro Consagra – Gibellina Nuova

13 dicembre 2018

Gibellina Nuova – La Porta del Belice di Pietro Consagra
di costagar51

Stella d’ingresso al Belice è un’istallazione in acciaio inox di Pietro Consagra eretta sulla strada che conduce alla città di Gibellina Nuova. L’opera richiama le luminarie di paese che in passato erano presenti per le festività, ma è divenuta nel tempo anche identificativa della valle del Belice.
da: it.wikipedia.org/wiki/Stella_d%27ingresso_al_Belice
A dare il benvenuto nella città d’arte voluta dal senatore Ludovico Corrao, è la Stella, un grandioso portale di acciaio inox (donato dalle acciaierie di Terni), progettato da Pietro Consagra nel 1981 come simbolo della rinascita dopo il terremoto, di tutta la Valle del Belice. Alta 26 metri, la stella, plurimillennario archetipo mistico, richiama i motivi delle luminarie che addobbano le feste di paese, ed è stata denominata dallo stesso autore “Ingresso al Belice”.
da: www.turismo.trapani.it/it/1314/stella-di-consagra.html

Pietro Consagra (Mazara del Vallo, 6 ottobre 1920 – Milano, 16 luglio 2005) è stato uno scultore e scrittore italiano, uno dei più prestigiosi esponenti dell’astrattismo internazionale.
da: it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Consagra

Gibellina (Ibbiddina in siciliano) è un comune italiano di 4 028 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.
Il centro abitato attuale, noto anche come Gibellina Nuova, è sorto dopo il terremoto del Belìce del 1968 in un sito che in linea d’aria dista circa 11 km dal precedente. Il vecchio centro, distrutto dal sisma, è stato abbandonato ed è oggi noto come Gibellina Vecchia.
da: it.wikipedia.org/wiki/Gibellina

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Ma si dice Belìce o Bèlice?
www.castelvetranoselinunte.it/belice-o-belice-le-ragioni-…
www.tp24.it/2018/01/15/cultura/dice-belice-belice-pronunc…
spaziocartograficopugliese.it/ppiano/43/Valle-del-fiume-B…

Gibellina Nuova (TP), agosto 2018

Nascere Segna alla presentazione di “Generare, partorire, nascere” di Nadia Maria Filippini

9 dicembre 2018
by

Martedì 11 dicembre alle 17 a Palermo, presso la Chiesa di S. Antonio Abate allo Steri, verrà presentato il libro “Generare, partorire, nascere Una storia dall’antichità alla provetta” di Nadia Maria Filippini.
Il volume ricostruisce la storia del parto e della nascita in Occidente dal mondo antico ai nostri giorni, analizzandone gli snodi e i cambiamenti più significativi: la fondazione del discorso medico-scientifico nella Grecia antica, la svolta impressa dal cristianesimo, l’affermarsi della figura del chirurgo-ostetrico nel Settecento, la medicalizzazione del parto, fino alla rivoluzione delle tecnologie riproduttive del Novecento. In un percorso appassionante ripercorre una storia tutt’altro che lineare, progressiva od omogenea; densa di permanenze, oltre che di trasformazioni; di confronti, scontri, conflitti.
La storia è indagata nelle sue molteplici sfaccettature culturali, sociali, religiose, da cui discendono rituali e pratiche terapeutiche, norme religiose e civili, forme di potere e disciplinamento del corpo femminile. In questa prospettiva si rivela un capitolo cruciale della storia culturale, sociale e di genere, un osservatorio fondamentale per la storia delle donne, oltre che uno strumento indispensabile per capire la complessa realtà del presente.

Al dibattito parteciperanno Ida Fazio del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Giovanna Fiume del Dipartimento Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, Marika Gallo per il progetto Nascere Segna

Nascere Segna promosso dalle associazioni MILLECOLORI ONLUS e L’ARTE DI CRESCERE, è un gruppo di studio, un luogo di incontro e confronto sull’umanizzazione delle cure nella nascita.
L’evento nascita non è solo un punto di arrivo, bensì un processo che modifica per sempre la nostra vita, dal punto di vista fisico, psichico e sociale.
La donna e il bambino devono avere la possibilità di essere accolti, ascoltati e rispettati nell’evoluzione di un cambiamento, che lascerà un segno nel resto della vita.
La violazione dei diritti delle mamme e dei bambini durante la gravidanza, la nascita e il post parto, a livello internazionale viene definita Violenza Ostetrica

WORLDWORK – COSTRUIRE UN MONDO CHE ONORI LA DIVERSITÀ Bologna 11\13 gennaio 2019

31 ottobre 2018
by

Il Worldwork è un’esperienza di Processwork applicato alle tematiche politico-sociali attuali.
Crediamo sia necessario, in questo momento storico, sviluppare tecniche per facilitare i nostri conflitti interni quanto quelli esterni.
Vogliamo sostenere cittadini e leader di ogni settore a costruire spazi di Dialogo, di Democrazia Profonda e di informazione libera, dove tutte le voci possano essere ascoltate.
Vogliamo essere parte di una storia che supporti la partecipazione di tutti e tutte, confrontandoci su questioni come immigrazione, economia, educazione, politica, cambiamento climatico, diritti umani e beni comuni, violenza di genere.

Ognuno di noi ha un pezzetto di responsabilità nel cambiamento, e il Worldwork è uno spazio sicuro dove poterci incontrare nella diversità.
I nostri obiettivi sono:
– Incoraggiare i cittadini e i leader di ogni settore a partecipare a questo spazio di Dialogo Aperto per coinvolgersi in un’Italia che ha bisogno di tutti noi.
– Co-creare uno spazio per un dialogo interattivo in piccoli e grandi gruppi.
– Dare il benvenuto alla diversità di etnia, classe sociale, orientamento sessuale, genere, età, educazione, salute.
– Sviluppare tecniche per facilitare i nostri conflitti interiori ed esteriori e le questioni di diversità.
– Attivare una storia sociale che supporti la leadership di tutti.
– Esplorare ciò che PENSIAMO su questioni come: immigrazione, economia, situazione politica attuale, cambiamento climatico, genere, … come ci sentiamo riguardo al mondo in cui viviamo, riguardo alle nostre famiglie, comunità, vicinato e organizzazioni.

Siamo quindi entusiasti di invitarvi al primo Worldwork in Italia, dove si alterneranno momenti di forum e di formazione,
facilitato da tre insegnanti di Processwork, Ana Rhodes, Gill Emslie e Bogna Szymkiewicz, in inglese con traduzione in italiano.
C’è bisogno di tutti noi!

BOLOGNA – CENTRO INTERCULTURALE ZONARELLI
FACILITANO
Ana Rhodes, Gill Emslie e Bogna Szymkiewicz
DOVE&QUANDO
11-13 gennaio 2019, Bologna @Centro interculturale Zonarelli
PROGRAMMA
Venerdì 11 gennaio 15.00 -19.00
Sabato 12 gennaio 9.30-13.00
17.00-19.00 – OPEN FORUM – (aperto e gratuito previa registrazione)
Domenica 13 gennaio 9.30-13.00 / 15.00-17.00
Per maggiori informazioni consulta il sito di Arte del Processo e democrazia profonda
Evento FB

Bagheria: il canto di un carrettiere

31 ottobre 2018

Bagheria: il canto di un carrettiere
di costagar51


Fino a non molti decenni fa le merci venivano trasportate con il carretto: prodotti per la campagna, per l’edilizia, il concime, il carbone, il sale, lunghi percorsi attraverso trazzere, “stratuna” in solitudine, a volte per diversi giorni, con l’unica compagnia il cavallo… e le canzoni, fino ai “fondaci”, luoghi dove fermarsi per riposare, bere, condividendo con altri carrettieri la fatica comune di un duro mestiere. E non solo: nel fondaco i carrettieri si sfidavano a chi sapesse il canto più bello, a chi aveva la migliore “carenzia” cadenza, una perfetta emissione vocale, il rispetto per il modello musicale tradizionale, riscuotendo il rispetto dei compagni e la consacrazione naturale.
I cantanti, tra l’entusiamo generale completavano il loro brano con le “chiamate” invitando altri a continuare il canto fra un bicchiere di vino e “favi a cunigghiu”, un invito amichevole o anche provocatorio. Canti che venivano trasmessi per generazioni di padre in figlio, da zio a nipote.
Motivo di vanto era a chi avesse il cavallo più potente ed abile, da qui le gare, l’ostentazione di qualche superiorità, durante le fiere, pellegrinaggi, feste.
I contenuti dei canti l’amore, le pene, la gelosia, lo sdegno etc…
Elementi di competizione erano la tecnica del canto, la resistenza fisica, la capacita di mangiare abbondantemente…
Tutto il repertorio dei canti alla carrittera è complesso e raffinato nelle trame melismatiche.
Oggi non ci sono più i carrettieri ma i loro canti costituiscono una delle espressioni più importanti della musica etnica siciliana.
da: www.palermoweb.com/lamusicadelsole/lamusica/cantilavoro2.asp

“Chi arti nfami è lu carritteri”
eseguito da Domenico Lanza
www.youtube.com/watch?v=xSrZAo4C338

“canzuna alla carrittera”
www.youtube.com/watch?v=4tGNoPgTTes
e
Pino Villa (Amuri di carritteri)
www.youtube.com/watch?v=3vQiteiK2WQ

8 Luglio 2018, Bagheria

Mostra-Corteo di CARRETTI SICILIANI

SAM2018-MILK

24 ottobre 2018
by

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Allattamento e comunità. Un binomio del prendersi cura che si è srotolato tra le nostre dita una mattina d’inverno di quasi due anni fa. Ci siamo sedute al tavolo e abbiamo abbozzato un programma di educazione alla salute e di promozione protezione e sostegno all’allattamento pensato per le giovani generazioni ma non solo. Portato avanti con poche risorse volontarie e con un contributo a parziale copertura (in alcune edizioni il 50% in altre il 25%) delle spese da parte del Dasoe. Comunità e allattamento. Allattamento e comunità. Parole che evocano la solidarietà, il nutrire, la catena calda che tiene in vita una società. Allattamento, processo base per la vita, dal quale scaturisce un nutrimento a costo zero, bianco, come la manna dal cielo che sfama un popolo in pellegrinaggio nel deserto, in una situazione che farebbe impazzire tutti gli economisti, perché assolutamente win win. Comunità come individui allevati sullo stesso carapace di case e palazzi, strade e piazze, i cui interessi non siano in conflitto fra di loro, ma in alleanza. Ed infine tra le due parole c’è la piccola congiunzione a tenerle saldamente unite. Una vocale libera e sorridente, la e di io e tu, mamma e bambino, uomo e donna, noi e gli altri.

Abbiamo già portato avanti 5 edizioni di questo progetto che si rinnova di trimestre in trimestre e che ogni volta che ne chiudiamo una ci stupiamo, ma che davvero? Dobbiamo continuare ancora? Ma non siamo stanche? Sì noi continuiamo, stanche come siamo, come per l’allattamento, sarà il bambino a farci capire che ormai è grande, che il nostro latte non gli serve più e che noi ci possiamo fare da parte e andarci a sedere sugli spalti a fare il tifo per lui tra la folla di altri genitori a gridare più forte di tutti quando la sua squadra fa gol. Ma per ora il bambino è un lattante e se anche già lo immaginiamo con i calzettoni e il completino da calcio e le scarpe lucide e fluorescenti che tira calci a un pallone, lui è ancora tra le nostre braccia di madre.

Tra le tante iniziative di Allattamento e Comunità una fra tutte merita di vincere la forza di gravità, la pigrizia e la delusione dell’essere lasciate sole a lanciarci oltre i nostri limiti. Claudia sapeva, per questo insisteva. Dovete vedere Milk di Noemi Weis, ci ripeteva. Bene, allora per la Sam2018 portiamo gli studenti al cinema e paghiamo noi il biglietto per loro. Le nostre sono mammelle generose e siamo fiere di essere balie anche perché se un nutrico sta morendo di fame e lo trovi per strada, il tuo cuore di madre non ti dice di prenderlo e dargli da mangiare? Sappiamo che prima di noi ci sarebbe chi potrebbe donare ma non dona però presenzia e vuole i primi posti o il logo più grosso in locandina. Ma noi andiamo avanti, perché è questo che siamo chiamate a fare.

Milk è un film che prende le radici del potere e le rivolta al sole e all’aria. E le fronde, quelle belle e sbrodolose fronde con cui si ammantano tanti discorsi altisonanti di chi proteggendo controlla ed esercita un potere odioso vengono scaraventate a terra e ricoperte di sabbia e fango. Milk è un documentario ricco, poetico, vibrante; in un gioco di rispecchiamenti, offre un caleidoscopio di punti di vista ed esperienze intorno al mettere al mondo che ne fa finora una delle pellicole più convincenti sul tema.

Forse proprio il suo sottotesto ha contribuito a creare in alcuni dei pochi operatori sanitari presenti in sala una forma di irritazione a fior di pelle. La carica eversiva di una narrazione intimista e plurale al tempo stesso che innalza finalmente il tenore stilistico della tanta e poco convincente produzione promozionale dell’allattamento e del parto naturale da parte delle agenzie non governative e dei ministeri della salute e va dritto al sodo rispetto al focus della questione.

I ragazzi. Erano più di trecento. Il pubblico era composto prevalentemente da loro. Studenti dell’università e degli istituti superiori di Palermo. È stato emozionante per noi vederli sfilare con le loro sneakers e gli auricolari e assieparsi allegramente tra le poltrone del cinema Ariston. Sono rimasti per tutto il tempo inchiodati allo schermo che li ha catturati e coinvolti.

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Il dibattito seguente però sebbene abbia suscitato in alcune parti iniziali i loro fragorosi applausi, non è riuscito a coinvolgerli e convincerli del tutto. E ci è dispiaciuto che sia mancata la loro voce nella seconda parte, una sterile polemica innescata dai soliti difensori della propria categoria professionale ha tolto loro la possibilità di comunicare e svuotato anzitempo una sala piena.

Anche da queste piccole azioni si nota la mancanza di rispetto e ascolto che gli adulti hanno nei loro confronti.

Fra tutti inoltre, facevano un rumore assordante quei medici e tecnici del tavolo regionale sull’allattamento assenti perché contemporaneamente presenti ad un altro convegno sponsorizzato dai nemici dell’allattamento.

Questo documentario ha segnato per me un punto di svolta. Da oggi c’è un prima e un dopo nella narrazione della nascita e dell’allattamento. Ed ho abbastanza fuoco in corpo per non lanciare strali contro quanti fra genitori, dottori, amministratori, politicanti omertosi non fanno il loro dovere.

Non puoi ripensare la salute e la prevenzione senza mettere in discussione il tuo modo di interferire. Non puoi pensare che le responsabilità siano altrove e non anche mie tue nostre. Parlo con te, proprio con te che pensi di stare nel posto giusto quando stai al tuo posto col tuo 27 del mese assicurato: non puoi pensare che anche solo un tuo sguardo o una tua parola o un modo apparentemente inoffensivo di prendere un nuovo nato in braccio e toglierlo dalle braccia di sua madre mentre ancora non ha neppure capito dove si trova non possa avere conseguenze anche devastanti sulle sue capacità di allattare e sul suo stare al mondo futuro. Non puoi avere la presunzione di non volere mettere in discussione pratiche obsolete difendendole come eccellenti, e se qualcun altro fra i tuoi colleghi ti sta dicendo che quanto fatto finora nelle scuole di specializzazione in pediatria è inadeguato, tu devi crederci, anziché offenderti, perché parlano i fatti, parla quella misera percentuale di bambini allattati esclusivamente. E quindi abbi almeno la decenza di tacere, di fronte a questi dati. E ascoltare e cercare di capire chiudendo le labbra, tappando le narici e spalancando le orecchie e il cuore. Come altre persone con maggiore onestà intellettuale si stanno sforzando di fare.

Marika Gallo

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