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Foce del Belice: gigli di mare e lumache

4 dicembre 2016
Foce del Belice: gigli di mare e lumache di costagar51

Foce del Belice: gigli di mare e lumache
di costagar51

La Riserva Naturale Orientata Foce del Fiume Belice e Dune Limitrofe è un’area naturale protetta della Sicilia, istituita nel 1984. Posta al confine tra i comuni di Castelvetrano e Menfi, si estende per 129 ettari, ed è limitata a sud dal mar Mediterraneo, a nord dalla vecchia ferrovia che collegava Castelvetrano ad Agrigento, ad est dalla piana di Serralonga e ad ovest dall’abitato di Marinella di Selinunte.
da:it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_Foce_del_Fiume_Bel…

Marinella di Selinunte (TP), Agosto 2016

Aspettando Santa Lucia

27 novembre 2016

Condividiamo la notizia che trovate qui: Aspettando Santa Lucia

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Si tratta delle nostre arancine, al femminile!
Sabato 10 dicembre 2016 potremo dire che il conto alla rovescia è cominciato e mancano 21 giorni alla fine dell’anno.
Non è quello il giorno delle arancine? E chi l’ha detto?!

1622682_10205285459564904_6378976135975169825_nDalle ore 11.30 alle ore 14.30, in via Porta di Castro, 75, Il Porto di Pan e Il Giardino di Ballarò vi inviteranno… a diffondere un nuovo calendario con la degustazione delle straordinarie arancine di Marika Gallo, mamma alla pari dell’Associazione L’Arte di Crescere.
Con l’occasione, potrete acquistare il calendario del 2017 realizzato con le foto di Valentina Celano nell’ambito della mostra fotografica Allattare è relazione, allattare è vivere la nostra città, ospitata a Palazzo delle Aquile nelle scorse settimane.

Vi Aspettiamo!
per info o prenotazioni, potete chiamare il 348 6959545 (Daniela) oppure inviare una mail a ilportodipan@gmail.com

La Biblioteca ha un altro ingresso ora

23 novembre 2016
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Il murales accanto al nuovo ingresso della Biblioteca, in via Mongitore

Oggi sono tornata alle Balate.
Perché, dopo aver scritto tante volte che bisogna lasciare andare le cose e non trattenerle, ho voluto fare un esperimento su di me: capire quanto c’è di me, in questo frangente, di madre divorante, e quanto di madre amorevole, e quanto di donna che vive la propria vita e accoglie il cambiamento, e quanto di donna che non lo accoglie, e che sentimenti mi suscita questa Biblioteca antica e insieme giovane, che cammina con gambe che non sono quelle che conoscevo e che un tempo contribuivo a orientare.
C’è voluto coraggio per tornarci, perché quello per me è stato un pezzo di vita, e dentro c’erano sogni, speranze, relazioni e molte altre cose anche mie. Ma questo 2016 è stato per me un Anno del Compimento: molte cose si sono concluse e si stanno trasformando in altro, ed io ho il compito di agevolare il passaggio, sono un’ostetrica di me stessa.

La prima cosa che ho notato è che è cambiato l’ingresso.

Il grande portone di via delle Balate era chiuso, e una bambina mi ha detto “Non si entra più di qua, ora è dall’altra parte”.

Allora sono andata dall’altra parte, in via Colluzio, ma un’altra bambina mi ha detto dalla finestra “Di qua non si entra, dall’altra parte”: ed io non sapevo che c’era un terzo ingresso, quello dove si trova il bel murales dipinto da Igor Scalisi Palminteri insieme ai bambini del quartiere, e quindi sono tornata al portone principale, da dove alla fine sono entrata grazie a Carlo Busalacchi, coordinatore di Albergheria e Capo insieme.

Nonostante fosse ormai ora di chiusura, ho visto tanti bambini dentro, affiancati da molti giovani operatori (ci sono anche 38 tirocinanti, mi hanno detto). Nella grande Biblioteca – che ora sembra più grande perché mancano molte cose e molti libri tra i più belli, che dagli scaffali gridano la loro assenza – si attardavano nella lettura alcuni bambini seduti con un’operatrice intorno a un tavolo dove un tempo anch’io mi sedevo. Carlo, con la sua consueta gentilezza, mi ha fatto visitare anche gli altri locali, adesso tutti impegnati da attività di studio: tante piccole stanzette pulite e linde, con i muri dipinti di fresco, e i bambini, divisi per età e non più di quattro o cinque a gruppo, che facevano i compiti. Tutti gli spazi della Biblioteca sono adesso impegnati da attività varie – pittura, danza, musica (con i nuovi strumenti donati dal Rotary, i vecchi non ci sono più), informatica, canto, cucito e ginnastica dolce per le mamme e tanto altro.

Quando è arrivata la nuova presidente, Antonella Tirrito, ci siamo seduti a chiacchierare insieme. Avevo portato con me un piccolo dono, un pacchetto di minuscole gomme natalizie: per cancellare la discordia, che in questo momento non serve, anzi non serve mai. Allora noi ti regaliamo una matita per scrivere nuove storie, ha detto Antonella.

Gli occhi di Antonella e di Carlo, li guardavo mentre parlavamo, sono giovani, occhi scuri e lucidi, brillanti. Il loro sguardo è diretto e limpido: non nasce dalla conoscenza del quartiere, no, ma dal vissuto, perché loro in quel quartiere ci sono nati e lo incarnano, con tutte le sue contraddizioni profonde e la sua bellezza indecifrabile e misteriosa. Questo mi ha colpito: un cambiamento sostanziale. Ai nostri tempi, non facevamo fare i compiti, ho detto, perché secondo noi bastava porre l’attenzione sulla piacevolezza del leggere e poi i compiti sarebbero venuti da soli. Noi invece facciamo al contrario, mi ha detto Antonella. Prima i compiti, e poi, per approfondire o anche solo perché è bello, la lettura.

Nel gruppo degli operatori ce ne sono ancora alcuni “di prima”, e sono quelli che assicurano una continuità con il passato, che il giovane Direttivo ancora auspica e caldeggia: competenza e formazione sono necessarie, ma certamente quella che fluisce è un’energia dinamica, calda e forte, e lascia presagire buone cose.
Solo su una cosa avevo da ridire, e gliel’ho detta.
Il Vescovo e il Sindaco.
Quest’estate la loro presenza era stata richiesta a gran voce, durante un momento drammaticissimo della Biblioteca: i giornali, la radio, la tv, la rete ne avevano risuonato, dei toni accorati di questa richiesta; ma non è successo granché. Ora, a riapertura della Biblioteca, finalmente sono venuti, ratificandone la rinascita agli occhi del quartiere e della città.
Io non ricordo di averli mai visti prima in Biblioteca. Ricordo però che molte volte sono stati invitati, soprattutto il Sindaco, che non ha mai rifiutato di esserci, ma non è mai riuscito a venire (almeno a memoria mia).

Da loro mi sarei aspettata una decisione più “salomonica”, che cercasse di mettere insieme il prima e il poi.
Perché così, invece, la loro presenza sorridente e inusuale ha gettato benzina sul fuoco e alimentato due fronti contrapposti e una profonda inimicizia, e non aiutato i giovani che stanno ricominciando il loro lavoro in Biblioteca. La loro presenza, inoltre, ha gettato discredito, nel quartiere, sulla gestione precedente: “U viri, ora sì ca finalmente vinniru”: questa presenza significa che prima la biblioteca non era degna di attenzione, ma ORA sì, lo è.
E cosa c’era prima che non andava? C’era altissima professionalità, c’erano competenze, risorse, amore, bellezza. C’erano anche errori, problemi, difficoltà, ma quello perché non era un paradiso terrestre, la biblioteca, ma un luogo animato da gente fragile e forte, gente come tutti. Se non ci fosse stato quel lungo lavoro, oggi non si parlerebbe delle Balate. C’era che la Biblioteca ha dato lustro alla città, e allora sarebbero dovuti venire, per restituirne una visione istituzionale, anche: e invece no, niente, silenzio. Nemmeno quando la città di Palermo ha avuto un premio grazie alla Biblioteca, si è visto nessuno.
E dunque, quella presenza a lungo invocata quest’estate e sbucata all’improvviso oggi, non è stata, a mio avviso, un gesto di Pace. Non ricuce strappi ma li allarga, non riconosce competenze ma le calpesta. E soprattutto, non riconosce che l’obiettivo della Biblioteca, prima come ora, è uno solo: rivolgersi ai bambini, a quelli che stanno crescendo, mostrando che ogni cosa si può leggere, non solo i libri, e per questo è importante imparare a leggere. I libri sono mondi, entrarci consente di trasformare il proprio, di scegliere con la propria testa, di non farsi manipolare, di non fare quello che gli altri ti dicono di fare ma quello che senti, che scegli, che vuoi veramente – di agire e non di reagire.

Però ormai è andata, mi sono detta, conquistata da quegli sguardi così lucidi che a momenti lo diventavano maggiormente, per le emozioni diverse che tradivano.

E sono uscita dall’altra porta, quella “nuova”, e anche questo ha un senso.

Antonio Presti, la vera “Fiera” del Mediterraneo

22 novembre 2016
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Antonio nel balconcino di quella che da subito ha riconosciuto come “casa”

Indomito, selvaggio, ferino è Antonio Presti nel difendere la Luce, la “nostra”, quella del Mediterraneo, quel mare di mezzo che unisce ciò che separa, quel mare che disegna e tratteggia i nostri confini, i limiti, le fughe in avanti, gli approdi, le secche, le isole bellissime, ogni partenza, ogni aspirazione e sogno, ogni fantasticheria.

Indomito, selvaggio, ferino è nel difendere la Politica da se stessa, mantenendo uno spazio

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Villaggio Le Rocce, foto dal web

di purezza che lo tiene sempre al di fuori e al di sopra di tutti gli “imbrogli” dei Palazzi di potere. Antonio, senza un centesimo dopo aver “restituito” al territorio il patrimonio familiare ereditato, ha ricevuto infine in comodato d’uso il residence Le Rocce, abbandonato da 42 anni e ormai in rovina (leggi anche Antonio Presti – Latitudine e Longitudine di un sogno).

“Ma ti rendi conto?!”, mi dice “È un ossimoro! Senza l’intercessione di alcun potere, senza neppure un centesimo, ma ce l’abbiamo! Diventerà un altro tempio della Bellezza!”

Antonio, lui sì, “Fiera” del Mediterraneo, Misterioso Animale del Mito che emerge a proteggere la Bellezza, la Meraviglia, lo Stupore, l’Innocenza, la Luce: a lui tutti i nostri auguri e i migliori auspici, e insieme tutto il nostro affetto e sostegno e stima e partecipazione per la nuova avventura che già si profila all’orizzonte.

 

Antonio Candela: un eroe per amico

20 novembre 2016

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Domodama si sente di testimoniare profonda stima e solidarietà al Dr. Antonio Candela, Direttore generale della ASP di Palermo, e vi invita a visionare la trasmissione “Cose Nostre”  del 19/11/2016 cliccando qui:

Antonio Candela – Cose nostre 19/11/16

La cosa TERRIBILE, oggi, è che per potere essere ONESTI si dev’essere EROI. E perché? Perché ancora siamo troppo pochi, quelli onesti, e molti – come me – solo nel loro piccolo, che è tanto ma ancora troppo poco.

Auspichiamo di potere trasmettere valori di integrità e onestà e di poter essere portatori sani di sanità, lasciateci passare la ripetizione. Ricordiamo che “sano” vuol dire primo di tutto “intero”. Auspichiamo questo, di poterci mantenere interi e integri non nel corpo, ma nell’essere.

 

 

Hibiscus giallo

19 novembre 2016
Hibiscus giallo di costagar51

Hibiscus giallo
di costagar51

L’Ibisco (Hibiscus) è un genere delle Malvaceae che comprende circa 300 specie tra piccoli alberi, arbusti e piante erbacee annuali o perenni. Il nome deriva dal greco e probabilmente fu assegnato da Dioscoride, noto medico dell’antichità, vissuto nel I secolo d.C.
L’ibisco in Italia è, per antonomasia, l’Hibiscus syriacus, la specie ornamentale più diffusa, un arbusto a foglie caduche che fiorisce da luglio ad ottobre, molto diffuso in coltivazione come pianta ornamentale, nei giardini e come arredo urbano.

In via dell’Arsenale – Palazzo de Gregorio
Palermo, ottobre 2016

effebbì

16 novembre 2016
by

Ci sono da poco. E’ un po’ come dire che esisti, no? Alla fine capitoli, ti arrendi e ti ci butti dentro. Perché lo fanno tutti, magari ci sono informazioni interessanti. Ha anche un se…

Sorgente: Effebbì

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