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“Allattamento e dintorni…” a Palazzo Steri

24 settembre 2016
by

Allattamento, asili nido, scuola, università, microbi e microbioma, dieta mediterranea, salute della popolazione e saperi spontanei…untitled

per operatori del settore, per genitori e per chi non lo è

Domenica 2 ottobre 2016 alle 16.30
Chiesa di S. Antonio Abate a Palazzo Steri Palermo

nell’ambito della manifestazione Allattamento e dintorni: comunicazione e relazioni

16.30 Apertura lavori
Saluti: Fabrizio Micari, Magnifico Rettore, Barbara Evola, Assessore alla Scuola del Comune di Palermo, Francesca Cerami, Direttore IDIMED
16.45 “Dagli Asili nido all’Università: salute pubblica e allattamento, le informazioni scientifiche a supporto delle scelte informate per genitori ed operatori” a cura di Angela Giusti, Ostetrica ricercatrice in salute pubblica e Alberto Perra, Epidemiologo presso l’Istituto Superiore di Sanità. Confronto con il pubblico
18.30-20 “Università e Universalità del Femminile: latte dell’anima-latte del corpo” workshop a cura di Daniela Thomas. Il workshop si rivolge a uomini e donne che intendono interrogarsi sulle proprie risorse e sull’università dei saperi spontanei.
Condurrà Monica Garraffa, MAMI (Movimento Allattamento Materno Italiano)
Ingresso libero – Non è possibile accedere ad workshop iniziato

A disposizione di genitori e bebè uno spazio morbido

Per informazioni : gsap.lartedicrescere@gmail.com

il blog di allattamento e dintorni

la pagina FB di allattamento e dintorni 

L’evento è stato riconosciuto per le celebrazione dei 210 anni dell’Ateneo Palermitano
Un assaggio di quello di cui parleranno Angela Giusti e Alberto Perra:

Castelvetrano: Chiesa della Santissima Trinità di Delia

18 settembre 2016
Chiesa della Santissima Trinità di Delia di costagar51

Chiesa della Santissima Trinità di Delia
di costagar51

Castelvetrano: la Trinità di Delia di costagar51

Castelvetrano: la Trinità di Delia
di costagar51

Chiesa della Santissima Trinità di Delia

“Distante pochi chilometri ad ovest di Castelvetrano, la Chiesa della SS. Trinità di Delia, prende il nome dal fiume che scorre nelle vicinanze.

Edificata nel XII secolo dai Normanni in stile arabo-bizantino rappresenta un unicum in Sicilia, in quanto unica chiesa a pianta centrale, a croce greca, pervenuta nella sua integrità.

La chiesa si caratterizza all’esterno per le tre absidi visibilmente pronunciate che si sviluppano sul lato orientale collegandosi idealmente alle tre porte di ingresso alla struttura.

Al centro della struttura si slancia una cupola, all’interno sostenuta da quattro colonne, due di marmo cipollino e di granito rosso dotate di capitelli decorati con foglie d’acanto.

Alla fine del secolo scorso, la chiesa fu restaurata dall’architetto palermitano Patricolo, per conto della famiglia Saporito ancora oggi proprietaria, che ne fece il proprio mausoleo.

Infatti la Chiesa della SS. Trinità è uno dei tre casi in Italia di Chiesa nobiliare in cui è possibile seppellire i propri defunti.”

da: http://www.rottadeifenici.movimentolento.it/it/resource/poi/chie…

Per saperne di più:

un interessante video di Jean Paul Barreaud da “Sicilia svelata – Castelvetrano: la Trinità di Delia”

http://www.youtube.com/watch?v=ib3qgrzHVFM

Castelvetrano (TP), luglio 2016

Libera Crescita

16 settembre 2016
by
libera-crescita-8
La bellissima foto, che ritrae Sereno Dolci con la sua bambina, è di Monica Laurentini: grazie a entrambi!

LIBERA CRESCITA

Libera Crescita vuole favorire una rete sociale nella quale connettere e valorizzare ricchezze e differenze per costruire un progetto di sviluppo umano non centrato sulla sola dimensione economica, ma attento alla dimensione della crescita umana, culturale e civile della comunità.

Incontri informativi liberi e gratuiti rivolti ad uomini e donne, in un momento particolare che è quello in cui ci si prende cura di una vita che nasce e che cresce.

 

Presso la bottega di Libera, Piazza Castelnuovo 13, Palermo

incontri liberi e gratuiti

 

Tutti i secondi martedi del mese, da ottobre 2016 a giugno 2017 dalle 16.30 alle 18.30

(11 ottobre, 8 novembre, 13 dicembre, 10 gennaio, 14 febbraio, 14 marzo, 11 aprile, 9 maggio, 13 giugno)

Si parlerà di: Allattamento: informazioni, sostegno e protezione, Promozione della matematica in famiglia sin dalla nascita, “Strano meraviglioso e terribile”: lo straniero in noi a cura di:

Monica Garraffa, mamma alla pari in allattamento

Iwona Kazmierska, neonatologa IBCLC

Daniela Thomas, umanista

Elena Toscano, docente di matematica

Per informazioni tel. 3496727068

 

Tutti i secondi mercoledì del mese, da novembre 2016 a giugno 2017 alle 16.30 alle 18.30

(19 ottobre, 9 novembre, 14 dicembre, 11 gennaio, 8 febbraio, 8 marzo, 12 aprile, 10 maggio, 14 giugno)

Si parlerà di Lettura ad alta voce ed alimentazione infantile dopo i primi mesi, Diritti della mamma e del papà che lavorano, Il bebè consumatore, Latte, pelle e acqua: strumenti di relazione a cura di:

Daniela Di Sciacca, istruttrice Portare I Piccoli, acquamotricista prenatale e neonatale e mamma alla pari in allattamento

Marika Gallo, mamma alla pari in allattamento

Claudia Pilato, avvocato

Beppe Primavera, pediatra di famiglia, Associazione Culturale Pediatri

Per informazioni tel. 3478467636

 

Uomini e donne insieme convinti che un cambiamento sia possibile, che confrontarsi sia crescita reciproca

 

Il pallone bambino

16 settembre 2016

392911_4202389152656_439784032_nEra stato creato un luogo senza limiti, aperto.

Non c’erano porte, finestre, tetto, nemmeno orizzonte.

Era un luogo sconfinato, cioè senza confini.

Lì si poteva imparare ad essere se stessi, prendere forma come quella volta all’inizio di tutto prese forma il mondo dal Grande Oceano di Latte. E poi trasformarsi.

In quel luogo senza luogo ognuno era il caglio. Ognuno aveva un compito unico e prezioso che non poteva essere di nessun altro perché era il proprio.

Le parole che in quel luogo risuonavano venivano da dentro, e non da fuori. Nulla era costruito, ma sgorgava: e la forma che assumevano le cose era la propria e nello stesso tempo l’altrui.

Lì s’imparava a passare dalla porta senza porta.

 

Ma un giorno qualcuno disse che non poteva più essere caglio.

Che c’era bisogno di tetto pareti confini per poter dire luogo un luogo.

Che senza orizzonte non ci si poteva orientare.

Che ci volevano un alto e un basso, una sinistra e una destra.

 

Che ci voleva qualcuno che dicesse cosa fare e come e anche quando.

E poi ci voleva qualcuno che facesse fare quelle cose, tenendole a mente per gli altri.

Tra questi due qualcuno, ci poteva essere uno spazio in cui accoccolarsi e succhiare passivi qualcosa da ripetere poi come se fosse vera.

Ma le cose vere sgorgano e sbocciano, non sono appiccicate.

Quelle appiccicate si dimenticano, quelle vere invece si trasformano, perché sono vive.

 

Andarono da un falegname e gli chiesero una porta blindata. Quello rispose che le porte blindate si possono comprare già fatte e costano meno. Così ne comprarono una già fatta, uguale a tutte le altre, e la sostituirono alla porta senza porta. Avevano pagato, dissero, e avevano diritto ad un luogo: un tetto, i muri, il pavimento. Le finestre con le grate, sennò si cadeva fuori. Ora sì che ci si sentiva a casa. E se finiva la carta igienica, c’era qualcuno che la rimetteva nel bagno, e se se ne andava la luce, qualcuno premeva un pulsante per farla tornare, chissà da dove, non importava.

Avevano pagato per questo, dissero: e per poter pagare avevano lavorato tanto. Era giusto che il loro tempo libero fosse barattato con un tempo preciso.

Altrimenti avrebbero perso la bussola, sarebbero rimasti disorientati.

 

14362525_10205791132852183_925312460764042222_oIn alto, tra le sbarre che ormai serravano la vista, rimase un segno di quello che un tempo era stato: un pallone con le stelle. Nessuno sapeva come ci fosse arrivato, ma intanto era là: pensavano ci fosse arrivato per sbaglio.

Chiusero le tende per non vederlo: così si poteva vedere solo da fuori.

Perché fuori c’era ancora lo spazio sconfinato, quello di un tempo, quello che non si poteva chiudere, quello per cui nessuno poteva chiedere “l’esclusiva”.14329933_10205791132932185_5373939951497284532_n

Il pallone guardava qualcosa o forse qualcuno: pareva avesse gli occhi e la bocca.

Sembrava un bambino, o forse una bambina, estranea e straniera ma viva.

Gazabambini

Infiorescenza di banano

8 settembre 2016
Infiorescenza di banano di costagar51

Infiorescenza di banano
di costagar51

Il termine banana indica la bacca della pianta del banano, della famiglia delle Musaceae. Il frutto si sviluppa (nella specie e nelle varietà commestibili) in una serie di grappoli….
Quasi tutte le moderne banane partenocarpiche utilizzate a scopo alimentare provengono dalle specie Musa acuminata e Musa balbisiana. Il nome scientifico delle banane è Musa acuminata, Musa balbisiana o l’ibrido Musa acuminata × balbisiana, a seconda della costituzione del loro genoma…
La parola banana potrebbe venire dall’arabo banan, che significa “dito”, ma si ritiene più probabile che derivi da una lingua dell’Africa occidentale subsahariana, forse dalla parola della lingua wolof banaana…
La pianta di banana è la più grande pianta erbacea dotata di fiore. Le piante sono generalmente alte e robuste e spesso sono scambiate per alberi ma il loro fusto principale è in effetti uno pseudofusto che cresce fino a 6-7 metri, e che cresce da un bulbo-tubero…
Ogni pseudofusto generalmente pruduce una singola infiorescenza, nota anche come cuore di banana….
da: it.wikipedia.org/wiki/Banana

Isola delle Femmine (PA), agosto 2016

Di schiena: Jeanne Hébuterne raccontata da Anna Burgio

3 settembre 2016

di_schienaburgioDi schiena è l’ultimo libro di Anna Burgio, appena uscito nella collana La vita narrata dei tipi di Città del Sole.
Jeanne Hébuterne senza Modigliani, recita il sottotitolo, perché in effetti si tratta di un racconto dell’assenza: l’assenza di Jeanne che ha attraversato la vita troppo velocemente, in punta di piedi, e ne è uscita allo stesso modo, rapida ma bellissima come una stella cadente, di schiena; e l’assenza di Amedeo Modigliani nella vita di lei, quell’assenza che forse tuttavia in qualche modo rende presente oggi, ai nostri occhi, Jeannette, come la chiama talvolta Anna affettuosamente.

Non è la prima volta che Anna Burgio racconta la sofferenza al femminile: è un dono, il suo, quello di evocare questi personaggi – evocarli proprio letteralmente nel senso di chiamarli fuori, chiamarli alla voce, all’ex-sistere, a individuarsi, a uscir fuori dall’indifferenziato, dal caos dell’essere soltanto; e insistere perché questi personaggi dimenticati esistano, evocarli invocandoli, chiamandoseli dentro, percependone il “vuoto” prima ancora del pieno, perché, come diceva Demetrio Stratos, «quando una persona parla non sentiamo i suoi respiri, che sono invece la parte più importante della voce».

E Jeanne e Anna, con questi nomi che risuonano l’uno nell’altro, non hanno mai parlato tra loro; ma respirato insieme sì, lo hanno fatto certamente, vicine vicine, nella stessa stanza, nello stesso cuore – ispirandosi reciprocamente.

Ognuno di noi, si sa, è spesso attivato da un archetipo in particolare; e quell’archetipo, quell’impronta originaria, prende corpo e nome nel mito, che è l’insieme di “quelle cose che non furono mai ma sono sempre”. Così il mito di Pan e Siringa potrebbe forse essere un riferimento per questo modo d’essere di Anna: e vorrei farne cenno, invece di parlare del libro, che va letto e riscritto dentro ogni lettore, secondo me. E’ tratto, il mito di Pan e Siringa,  dalle Metamorfosi di Ovidio, che raccontava quanto spesso certuni e certune – i più sensibili e sensitivi, i più delicati ma attenti – si trasformassero in ciò… che erano davvero nel profondo. Siringa era una ninfa bellissima e delicata, e di lei s’incapricciò Pan, dio irsuto dal piede caprino. Per questo prese a inseguirla, così rozzo e puzzoso com’era, e agile, anche, a causa di quel piede caprino; e lei scappava, ma già sentiva alle spalle incalzare gli zoccoli di lui, già sentiva sul collo il suo fiato fetido d’animale; e allora, non volendo esserne raggiunta, la ninfa invocò gli dei di salvarla, e fu trasformata all’istante in un ciuffo di canne, flessibili, slanciate, flessuose, leggere, cave all’interno. Il dio sopravvenne e ansando la prese alle spalle: ma invece di penetrarla violentemente con la propria carne, lo fece col respiro, che s’insinuò in quelle canne, perdute nella campagna assolata, e ne trasse un suono lancinante, potente, struggente. Il dio caprino ne rimase incantato e per la prima volta ristette, colpito da ciò che aveva in qualche modo creato, lui che pur sempre era un dio; e da quel momento portò sempre con sé ciò che chiamò Siringa, perché era lei quel suono, era la ninfa che si lasciava attraversare dal suo respiro e risuonava di lui; anche se nel tempo il nome di lei venne dimenticato e quello strumento divenne noto come flauto di Pan.

La fece sua, perciò, il dio, perché lei si lasciò attraversare e non violare. Non trattenne nulla di quel respiro, che però divenne seme musicale e rimase eterno.

Così, io credo, Anna si lascia attraversare da queste storie terribili e ne trae suono e voce, le impersona e ne risuona, e raccontandole se ne libera, pur amplificandole, e restituisce voce e corpo e sguardo a chi, pur in punta di piedi, pur di schiena, ha attraversato il tempo e lasciato un’impronta visibile a pochi soltanto.

Storie in cui s’intrecciano talvolta dipendenza e codipendenza, ci racconta Anna Burgio; storie il cui intreccio inestricabile non è dato a noi di risolvere – ci è dato, però, di coglierne l’indicibile bellezza, la poesia, la delicatezza, pur quando sono così struggenti e lancinanti, come il respiro di un dio che diventa voce di una ninfa altrimenti muta per sempre.

Storie che, a leggerle, ci fanno sentire come un antico giradischi, con una puntina che incide i solchi già segnati di un disco nero che risuona dentro e fuori e tutt’intorno.

E’ davvero un libro di cui consiglio la lettura, e mi complimento anche con l’editore per la bella veste grafica e la delicatezza dell’immagine di copertina, particolare di un dipinto del pittore danese  Vilhelm Hammershøi, contemporaneo di Jeanne e amato da Rilke. Un solo appunto gli faccio (a parte la mancata citazione dell’autore del quadro): quello di non aver badato alla sillabazione. In un testo così, la forma delle parole e il loro ritmo hanno una musicalità che una sillabazione scorretta disturba terribilmente: peccato.

Comunicazione empatica e non violenta a Palermo

2 settembre 2016
by

Cos’è la CNV?
Il seme della violenza nel mondo….. inizia…..
nel modo in cui mi ascolto e ti ascolto,
nel modo in cui mi penso e ti penso,
nel modo in cui mi parlo e ti parlo
La Comunicazione Empatica ci aiuta
a creare e vivere la connessione
che tanto desideriamo con noi stessi,
con gli altri e con la vita.
Marshall Rosenberg

A Palermo domenica 11 settembre 2016, incontro  sulla Comunicazione Empatica/ Nonviolenta, condotto da Luana De Falco, studiosa e divulgatrice in CNV

Per conoscere tutti i dettagli clicca qui sull’evento FB54117

Io identifico la CNV come un processo, che ci accompagna, mediante strumenti, tecniche e strategie….
sul terreno delle sensazioni e dei bisogni, per scoprire cos’ è più vivo in noi e nell’altro e poterci incontrare, ascoltare ed accogliere nella ricerca di soluzioni condivise.
La chiarezza e la precisione di questo percorso, ci sostengono per non cadere in espressioni e modalità, che possono essere consolidate in noi e ci allontanano dal benessere.
Ciò che mi ha entusiasmato della CNV è l’estrema ed inesorabile praticità.
Nel mio percorso ho incontrato metodi, filosofie o teorie di cui ho riconosciuto la validità e la coerenza con il mio sentire, ma che non riuscivo ad introdurre in maniera significativa nella vita e nel quotidiano.
Sì… è così… lo sento…. lo so…
ma poi???
nulla si protraeva nel tempo… se non sotto forma di pensiero…
….pensiero astratto, direi.
Attraverso la CNV, riesco, passo dopo passo ad assaporare sempre più la ricchezza delle relazioni, ad incarnare nell’agire quotidiano, ciò che mi fa star bene e crea benessere intorno a me.
A partire dalle relazioni con figli, genitori, amici, colleghi….mi sento più competente e consapevole.
Esco dalla colpevolizzazione e dal vittimismo, disconosco la sgridata e la critica
e mi crogiolo nell’ascolto, nell’espressione di me, nella fiducia, nella gratitudine.
Non mi arrovello nel risentimento, ma traggo piacere e forza da ogni momento in cui do spazio alla vita…..ho rinunciato a parecchie verità, riuscendo così a vedere nuove luci e colori negli occhi dei miei figli.
Come tutti i processi evolutivi è un percorso, in cui si avanza, si retrocede, ci si ferma e si balza nuovamente avanti.
Alcune volte ci si scoraggia e ci si sente un po’ confusi, altre si assaporano grandi soddisfazioni….
e quando succede, quando si vivono gli effetti ed il benessere cui si è ingrado di contribuire…
non si riesce più a rinunciarvi.
Quella che sto condividendo, è la mia personale comprensione ed interpretazione della CNV, frutto di formazioni, di pratica e della mia vita….
Mi auguro possa essere utile, un tassello o una suggestione, nella vostra personale conoscenza della CNV
di Marshall Rosemberg.
Studiosa e divulgatrice di CNV
Luana De Falco

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