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“Sangu e latti” il murale a Palermo per promuovere l’allattamento

12 novembre 2019
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Lo sapevano tutti allo Sperone – uomini, donne, bambini -, che quello che sarebbe dovuto essere un asilo era diventato invece sede di spaccio, prostituzione, degrado di ogni genere, tanto che lo chiamavano casa degli orrori.

Gli orrori avevano cittadinanza, cioè: abitavano in una via di Palermo con un numero civico, facevano scuola, anzi, là, sotto il cielo, vicino alla scuola vera, ben attestati in mezzo agli altri palazzi.

Non c’erano segreti: tutti lo sapevano.

Ma è avvenuto qualcosa. La gente si è stancata, la scuola, quella vera, si è attivata. A gran voce tutti hanno chiesto insieme di abbattere il rudere – e il rudere ora non c’è più, e il posto dei segreti è cambiato.

Ora sulla facciata di un grande palazzo è apparso un murale che ne spiattella altri, di segreti, di quelli che fanno bene al cuore, quelli secreti dal corpo quando nascono insieme un bambino o una bambina e una mamma: il sangue, il latte, l’amore, che di solito non si vedono, perché stanno “dentro” di noi, ora abitano le case di tutti, che sono i corpi di ognuno. Ora a fare scuola non è più la vista degli orrori, ma quella dei colori: il celeste del vestito della mamma è anche nel cielo e nel nome di una bambina vera anche lei, di sangue e di latte; e i colori degli abiti della bambina sono anche, mescolati fra loro, nel messaggio più antico del mondo – sangue e latte, una formula d’augurio e non di latte in polvere.

Ora i segreti hanno di nuovo una casa e un numero civico, là, allo Sperone – a speronare il cielo di bellezza.

Daniela Thomas

Ruderi di Poggioreale – piazza Elimo

4 novembre 2019

Ruderi di Poggioreale – piazza Elimo
di costagar51

Ruderi di Poggioreale
Nel territorio di Poggioreale si ritiene essersi svolta nel 339 a.C. la Battaglia del Crimiso, forse proprio in prossimità del luogo dove è stata ricostruita la nuova città, poco distante dal punto di confluenza dei due rami del Belice.
Il nome Poggioreale viene dal latino podus regalis (ovvero “Poggio del Re”).
Il paese fu fondato come centro agricolo nel 1642 dal marchese di Gibellina, Francesco Morso, che nel 1643 ebbe il titolo di principe di Poggioreale.
Nel 1968 ci fu la violenta scossa che colpì la Valle del Belice distruggendo la città. Restano i ruderi che, ancora oggi, testimoniano la vita prima del 1968.
Dopo il terremoto si decise di non restaurare questi ruderi ritenendo il loro ripristino antieconomico e potenzialmente pericoloso. Il paese venne ricostruito alcuni chilometri più a valle, con strutture moderne e avveniristiche (per l’epoca).

Poggioreale “nuova”
Poggioreale (Puggiuriali in siciliano) è un comune italiano di 1482 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia. Il paese dista 67 km da Trapani, 61 km da Palermo, 120 km da Agrigento.
Sorge su un territorio collinare (a circa 150 m sopra il livello del mare) nella Valle del Belice, vicino al fiume omonimo. Ha una superficie di 37 km² e una densità di 46 ab./km². Non si articola in frazioni.
it.wikipedia.org/wiki/Poggioreale_(Italia)

Fantasmi dalla Sicilia: Poggioreale ieri e oggi:
cafebabel.com/it/article/fantasmi-dalla-sicilia-poggiorea…

E tante, tante grazie all’Associazione “Poggioreale antica” che tanto lavoro ha fatto e continua a fare per la valorizzazione dei Ruderi di Poggioreale:
poggiorealeantica.wordpress.com/
www.facebook.com/poggiorealeantica/

Poggioreale (TP), Agosto 2018

Inaugurazione del Murale “Allattamento è comunità accogliente”

22 ottobre 2019
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Allo Sperone inaugurazione del Murale

“Allattamento è comunità accogliente”

Venerdì 25 ottobre dalle 10.30 alle 12.30

Protagonista negli ultimi anni di riconoscimenti che l’hanno resa capitale della cultura 2018 e di Manifesta 12, l’Amministrazione Comunale s’impegna a promuovere l’allattamento materno per stimolare un cambiamento culturale che possa invertire il trend negativo in una Regione in cui soltanto il 33% delle donne allatta dopo il parto in modo esclusivo, riducendosi all’11% a 5 mesi.

Il Sindaco Leoluca Orlando e l’Assessore al Decoro Urbano Fabio Giambrone hanno contribuito a promuovere la realizzazione un’opera d’arte urbana. “La street art, sottolinea l’ass.re Giambrone, protagonista della comunicazione contemporanea, è al centro di un protocollo d’intesa stipulato tra l’Amministrazione Comunale e gli artisti impegnati nel dare il loro contributo alla qualificazione urbana”.

“Siamo molto contente della realizzazione di questa iniziativa che abbiamo fortemente desiderato” afferma Monica Garraffa, mamma volontaria dell’associazione L’arte di Crescere “grazie alla progettazione partecipata e concordata tra tanti attori, il murale -visibile anche da chi arriverà in città dal mare– rappresenterà tanto il modo in cui, attraverso una posizione di allattamento comoda per entrambi, gli istinti di mamma e bambino possono estrinsecarsi in maniera spontanea, quanto il desiderio di riscatto e di essere comunità accogliente del quartiere nel quale sorgerà”.

“E’ davvero significativa e bella la scelta del luogo in cui realizzare questo intervento” sostiene Antonella Di Bartolo, preside dell’ICS “Sperone-Pertini”, “Inizialmente la proposta riguardava la realizzazione di un murale su una delle pareti dei plessi scolastici; tuttavia, l’Associazione L’Arte di Crescere e l’artista Igor Scalisi Palminteri hanno avuto la sensibilità di sposare la più ampia promozione territoriale, e scegliere un’azione pienamente coerente con il progetto di riqualificazione dell’area di via XXVII maggio, che prevede la “restituzione” all’infanzia di un luogo che le era stato negato”.

Proprio alle fasce sociali medio/basse e culturalmente più arretrate della popolazione cittadina spesso sono inaccessibili le corrette informazioni sull’allattamento, libere da interessi commerciali. “L’intervento di arte urbana che rappresenterà una mamma che allatta comodamente rilassata parlerà a tutti e non solo alle mamme per dire che non c’è scissione tra spirito e corpo ed è importante portare avanti le battaglie in cui si crede. Il murale avrà un valore simbolico sull’importanza delle relazioni quanto atto concreto di opposizione al marketing aggressivo che ci pervade sin dal primo nutrimento” afferma il pittore Igor Scalisi Palminteri che realizzerà il murale in via XXVII Maggio nel quartiere Sperone, a due passi da dove è stato demolito un asilo nido abbandonato e degradato e dove ne sorgerà uno nuovo.

L’iniziativa rientra nella celebrazione internazionale della Settimana dell’Allattamento Materno e nella progettualità “Allattamento è comunità accogliente” promossa dall’associazione di volontariato L’arte di Crescere che mira tra i vari obiettivi a ridurre le differenze socio culturali, al fine di raggiungere una maggiore equità sociale e limitare le disuguaglianze.

Alla presenza del sig. Sindaco e del sig. Vicesindaco, della Sovrintendente, di Unicef e di associazioni nazionali e locali, della comunità scolastica dell’ICS Sperone-Pertini, con la partecipazione attiva in piazza dei Consultori dell’Asp di Palermo con attività di prevenzione ed educazione alla salute e grazie al Dasoe, al Cesvop, a VediPalermo e alla Gesap, partner dell’iniziativa, si darà un segno tangibile al cambiamento di linguaggio.

Riflessioni sul convegno del 5 ottobre 2019 di Palermo in occasione della settimana mondiale dell’allattamento 

8 ottobre 2019
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Ognuno di noi ha un ruolo, ognuno esercita un potere, più o meno consapevolmente, ognuno ha un rango, alto o basso che sia. Che cosa c’entri tutto questo con l’allattamento forse se lo saranno chiesti quanti si sono visti recapitare il nostro invito al convegno di sabato 5 ottobre 2019 presso la prestigiosa Sala Mattarella, al Palazzo dei Normanni, sede del Parlamento Siciliano e se lo sta chiedendo ancora chi non vi ha preso parte. Abbiamo scelto anche un titolo impegnativo. Allattamento, pratica di salute pubblica e individuale. Ruoli e poteri tra comportamenti innati e cultura.

Può sembrare un approccio difficile da capire, quello che da qualche anno a questa parte ha scelto di seguire il gruppo di sostegno alla pari dell’Arte di Crescere, elitario, a detta di qualche delatore. Non è stato facile seguire questo nostro filo di tessitura, ma siamo orgogliose del nostro tentativo che ha portato alla fine alla scelta di un primo ordito, che un giorno, ne siamo certe, sarà un bellissimo arazzo.

Portare il tema del Potere ai genitori per favorire l’allattamento lì dove il potere politico viene esercitato, ha un significato. È un segno e una direzione. Da mamma alla pari mi è capitato di entrare dentro il Palazzo, altrimenti a me inaccessibile e conoscere Valentina Zafarana, mamma coraggiosa che sceglie di scontrarsi con una politica maschilista e di portarsi dietro da Messina suo figlio per poterlo allattare dai suoi tre mesi ai due anni. Quindi, grazie alla necessità di una donna, deputata parlamentare, il problema della conciliazione dell’allattamento e della maternità tout court con una struttura sociale profondamente nemica della vita nascente, si fa reale, entra dentro le dinamiche politiche, chiede di essere affrontato. Qui a Palermo Valentina trova me, una mamma alla pari e volontaria che viene ad assisterla mentre lei è a lavoro e a tenerle il bambino in fascia quando è piccolo, tra gli albi illustrati che gli legge e il giardino dove lo lascia scorrazzare, quando cresce.

Passa qualche tempo, il bambino cresce, va a scuola, ormai non lo vedo da poco meno di un anno. Un anno in cui mi succedono tante cose, tra cui quella di allontanarmi per un po’ dal gruppo di sostegno alla pari per provare ad occuparmi di altro. Il tema della promozione dell’allattamento a livello sanitario viene presentato in una prima conferenza regionale a settembre. Tutto bellissimo. Ormai parlano di allattamento pure i cani e i gatti. Le attiviste non servono più. (Magari fosse davvero così!)

Vengono pubblicati dei dati, in Sicilia allatta solo una mamma su dieci a 5 mesi. Maria Paola Ferro, dirigente dell’assessorato regionale della salute, presenta la ricerca InPrimis, in risposta all’intervento di Valentina Zafarana in apertura del convegno nel quale quest’ultima si pone in una posizione di ascolto delle istanze del Terzo Settore e in una prospettiva politica lungimirante con alcune proposte pratiche.

Come si possa essere entusiasti di una ricerca che rivela che solo una mamma su dieci allatti in Sicilia e che quindi rivela una politica fallimentare a livello amministrativo nella promozione della salute è una di quelle domande che mi sono portata a casa dopo la giornata di sabato. Ma soprattutto ci accorgiamo man mano si susseguono gli interventi che non ci si capisce nemmeno a livello di lessico. Le parole della dirigente Di Liberto che ha portato i saluti dell’assessore della Salute e dell’assessore alla Famiglia, politiche sociali e del lavoro, danno il pretesto per fare notare a Salvo Cacciola che in Sicilia il problema parte da molto lontano, se non siamo capaci neppure di fare differenza fra promozione della salute e prevenzione. Quindi il divario tra ciò che l’amministrazione regionale sta facendo e le istanze della base sembra incolmabile. Il sociologo ci illustra come solo attraverso l’empowerment collettivo le persone, condividendo esperienze e promuovendo soluzioni, acquisiscono il controllo sulla propria vita e sulla propria salute. Soprattutto in periodi di difficoltà economica se le persone lavorassero insieme per migliorare la loro vita di tutti i giorni in un processo di empowerment che può essere facilitato a diversi livelli all’interno della società civile, l’empowerment diverrebbe esso stesso il mezzo per raggiungere il potere che non può essere dato, ma riconosciuto e acquisito dai singoli individui.

Le prescrizione di formula alle dimissioni rappresentano una prassi consolidata nonostante il divieto legislativo, non si sa come si possa sanzionare chi violi la normativa in materia di commercializzazione di sostituti del latte materno, come ci illustra Claudia Pilato, non ci sono dati sui costi sanitari ed economici del non allattamento aggiornati a livello nazionale, l’unico dato nazionale risale al 2009 e riguarda una coorte di circa 890 bambini del Friuli Venezia Giulia del Piemonte e del Trentino, come ci mostra l’autore di quello studio, Adriano Cattaneo, che ci istruisce anche sul fatto che in altri Paesi Occidentali il costo è stato invece quantificato ed è così allarmante da fare cambiare alcune pratiche assistenziali degli Stati Uniti, come quelle che omaggiano confezioni di formula artificiale alle indigenti.

Simona di Mario ci mostra un modello virtuoso. Quello della Regione Emilia Romagna, dove adesso le percentuali di allattamento a 5 mesi sono aumentate grazie all’applicazione di un progetto sposato dall’amministrazione pubblica che ha visto diversi attori coinvolti tra cui le associazioni mentre le mamme che allattano diventano esse stesse portatrici di buone pratiche, dove anche le scelte delle immagini o gli slogan mettono al centro il benessere delle madri e quindi l’allattamento come processo e non il latte materno come prodotto. Tra me e me penso che basterebbe scopiazzare dagli altri, se non fossimo così legati all’esercizio del controllo, all’aspettativa della delega, all’immobilismo gattopardiano che ci contraddistingue. C’è una impalpabile tensione nella prima parte della mattina. La avvertono anche i neonati in fascia, presenti per l’esibizione di Danza in Fascia che propone Melania Zuccotti. Un momento che ha la grazia di alleggerire l’aria e condurci al coffee break più distese.

Poi arriva lei. Ornella Cherti, direttamente dalla Svizzera. Si presenta col suo accento tedesco, ci introduce al tema del Rango: il fattore inconscio ed infine ci conduce in un laboratorio di processwork sul potere personale dato dalla cultura di provenienza, dal sostegno della comunità, dal potere economico, sociale e spirituale.

Chi è rimasto dopo la pausa ha capito allora il senso. Ha capito il senso di quel Potere ai genitori. Chi è andato via prima non lo ha vissuto, ed è un peccato. Che cosa posso dire allora di quelle due ore dentro quella stanza che all’improvviso è diventata più accogliente? Che si è ricreato un campo nel quale si è visto come i problemi individuali e collettivi siano gli stessi. Non si può muovere una critica al mondo senza essere disposti a guardare il mondo di cui siamo portatori, l’universo composito della nostra stessa persona. Finché ognuno di noi, attivista, politico di opposizione, membro di governo, operatore sanitario, esperto di comunicazione, madre o padre, mamma in cerca di sostegno, mamma che offre il suo sostegno avrà paura di esprimersi e si chiuderà nel silenzio la politica avrà fallito nel suo scopo più alto ossia quello di creare comunità. L’espressione della voce di ognuno, qualunque essa sia (soprattutto la più strana o bizzarra), rappresenta un processo vitale per la comunità. Quando nelle relazioni sorgono “irritazioni” nei confronti dell’altro, dovrebbe sorgere il dubbio che possa esserci un uso inconsapevole del rango. Creare consapevolezza del proprio rango, sblocca dinamiche a beneficio dei singoli e della comunità.

La domanda alla quale rispondere a questo punto a livello istituzionale e individuale è, un’analisi in termini di ruoli e poteri, ci può aiutare a migliorare le cose ed aumentare i tassi di allattamento in Sicilia? Penso che dobbiamo concretamente interessarci a come possiamo passare da una situazione nella quale il sapere autorevole sia distribuito gerarchicamente, ad una situazione in cui sia distribuito attraverso il consenso e orizzontalmente, per esempio, in cui tutti gli attori coinvolti, in primis la madre e il bambino che allatta, le cui competenze innate andrebbero molto più prese in considerazione, contribuiscano al bagaglio di conoscenze alla base del quale sono prese le decisioni politiche economiche e sanitarie.

Io non posso chiudere questo intervento senza fare i complimenti a Claudia Pilato presidente di Ibfan Italia e a Monica Garraffa referente del Mami, che ha investito tutta sé stessa in questo evento. Negli anni si è fatta davvero facilitatrice di quello che ogni persona che ha incontrato porta con sé come bagaglio personale, risorsa e ricchezza, lo ha dimostrato la testimonianza di una delle tante mamme diventate mamme di sostegno come me perché da lei sostenute, arrivata dall’entroterra siciliano per partecipare a questa giornata, lo dimostra il percorso svolto finora ma lo ha dimostrato anche una delle sue più care amiche e modelli, una delle donne più belle che abbia mai conosciuto, Sofia Quintero Romero, che le ha ricordato che “L’ utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare.” (Edoardo Galeano)

 

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Il Cretto di Burri seppellisce Gibellina

29 settembre 2019

Il Cretto di Burri seppellisce Gibellina
di costagar51

Il Cretto di Burri o Cretto di Gibellina è il nome con cui è colloquialmente conosciuto il Grande Cretto, opera di land art realizzata site-specific da Alberto Burri tra il 1984 e il 1989 nel luogo in cui sorgeva la città vecchia di Gibellina, completamente distrutta nel 1968 dal terremoto del Belice…
Burri progettò un gigantesco monumento che ripercorre le vie e vicoli della vecchia città: esso infatti sorge nello stesso luogo dove una volta vi erano le macerie, attualmente cementificate dall’opera di Burri. Dall’alto l’opera appare come una serie di fratture di cemento sul terreno, il cui valore artistico risiede nel congelamento della memoria storica di un paese. Ogni fenditura è larga dai due ai tre metri, mentre i blocchi sono alti circa un metro e sessanta e ha una superficie di circa 80000 metri quadrati, facendone una delle opere d’arte contemporanea più estese al mondo…
L’opera venne realizzata parzialmente in una prima fase tra il 1985 e il 1989; il completamento è arrivato solamente nel 2015, in occasione del centenario della nascita di Burri.
da: it.wikipedia.org/wiki/Cretto_di_Burri

Alberto Burri (Città di Castello, 12 marzo 1915 – Nizza, 13 febbraio 1995) è stato un artista, pittore e medico italiano….
Nel 1973 inizia il ciclo dei Cretti e su questo filone si colloca il sudario di cemento con cui rivestì i resti di Gibellina terremotata in un famoso esempio di Land Art.
da: it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Burri

Gibellina (Ibbiddina in siciliano) è un comune italiano di 4 028 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.
Il centro abitato attuale, noto anche come Gibellina Nuova, è sorto dopo il terremoto del Belìce del 1968 in un sito che in linea d’aria dista circa 11 km dal precedente. Il vecchio centro, distrutto dal sisma, è stato abbandonato ed è oggi noto come Gibellina Vecchia.
Il nome si suppone derivi dall’arabo Gebel (Montagna, Altura) e Zghir (Piccola); il nome completo significa, pertanto, “piccola montagna”, “piccola altura”.
Secondo alcuni storici fondata dagli Arabi nell’Alto medioevo, il centro medioevale si formò nel secolo XIV intorno al castello edificato da Manfredi Chiaromonte.
da: it.wikipedia.org/wiki/Gibellina

Gibellina (TP), agosto 2018

Allattamento è comunità accogliente

22 settembre 2019
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Comunicato stampa
Il 26 settembre 2019 alle h.11 nell’Aula Rostagno di Palazzo delle Aquile a Palermo
Conferenza stampa di presentazione alla Città del Progetto
Allattamento è comunità accogliente

Cos’è Allattamento è comunità accogliente?
È la visione di chi desidera fortemente una realtà libera, informata, consapevole.

La Sicilia continua ad essere regione fanalino di coda in Italia per i tassi di allattamento.
Una recente indagine epidemiologica evidenzia che:
• già durante la degenza dopo il parto, solo il 33% delle donne allatta in modo esclusivo e tale percentuale si riduce all’11% a 5 mesi;
il 40% delle neomamme riceve prescrizione scritta di formula alle dimissioni, laddove la legge impone che le lettere di dimissione dei neonati non prevedano uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno;
• ad allattare di più sono le donne che lavorano e con un’istruzione medio-alta.
Questi dati, specchio di inaccettabili diseguaglianze economiche, sociali, culturali e di salute, rivelano costi per i singoli e per la comunità intera.
L’organizzazione di volontariato L’Arte di Crescere si rivolge a tutta la comunità cittadina con un cambiamento nel linguaggio parlato e rappresentato, auspicando in un cambiamento culturale con la collaborazione delle Istituzioni Politiche, Sanitarie, Sociali, Scolastiche, delle Associazioni, di cittadine e cittadini, offrendo argomenti e pratiche capaci di interpellare ciascuno e suscitando il desiderio di un miglioramento dello stile di vita sin dal primo nutrimento.
Durante la conferenza stampa saranno presentate le collaborazioni e le attività del progetto che si realizzeranno attraverso il confronto tra diversi linguaggi, dal linguaggio medico scientifico al video voice, dalla street-art alle foto, con cui si intende restituire l’allattamento all’intera comunità cittadina, alle madri e ai bambini.
Per info: 328 3177911 (h.15-18), gsap.lartedicrescere@gmail.com

 

Il Tappeto Volante nel Museo delle Trame Mediterranee al Baglio Di Stefano

14 agosto 2019

Tappeto Volante – Museo trame Mediterranee – Baglio Di Stefano
di costagar51

“Il corpo centrale del granaio accoglie il Tappeto volante, ideata dal Gruppo Stalker. L’installazione in corda e rame riproduce le muqarnas del soffitto della Cappella Palatina di Palermo. Fu realizzata nel 2000 dal centro sociale curdo Ararat, in occasione della mostra itinerante “Islam in Sicilia”. Messaggera di fratellanza, l’opera gira tra tutte le capitali del mondo arabo.”
da: ventoditrapani.altervista.org/museo-delle-trame-mediterra…

Il Baglio di Stefano è posto su una collina dalla quale si domina il caratteristico paesaggio agricolo siciliano, a circa 2 kilometri da centro abitato, si trova la sede della Fondazione di Alta Cultura Orestiadi e la sede del Museo della Trame Mediterranee. La sagoma del Baglio Di Stefano si staglia con nitidezza sulle colline, semplice ed elegante nelle sue forme.
In origine, la costruzione fu una fattoria fortificata, in seguito usata dai feudatari come centro di raccolta per i prodotti agricoli. Nel corso del tempo, perse le sue funzioni originarie e fu attaccata dall’usura e dal degrado, ed infine, colpita dal terremoto che ha peggiorato ulteriormente il suo stato di conservazione. Il Baglio è chiamato oggi “Case di Stefano”, e prende il nome degli ultimi proprietari.
da: sicilygibellina.altervista.org/il-baglio-di-stefano/
e
Fondazione Orestiadi
www.fondazioneorestiadi.it/arti-contemporanee/

Gibellina (Ibbiddina in siciliano) è un comune italiano di 4 028 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.
Il centro abitato attuale, noto anche come Gibellina Nuova, è sorto dopo il terremoto del Belìce del 1968 in un sito che in linea d’aria dista circa 11 km dal precedente. Il vecchio centro, distrutto dal sisma, è stato abbandonato ed è oggi noto come Gibellina Vecchia.
da: it.wikipedia.org/wiki/Gibellina

Gibellina Nuova (TP), agosto 2018

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