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Il giardino all’italiana e la Palazzina Cinese

3 febbraio 2018

Il giardino all’italiana e la Palazzina Cinese, dalla “Città dei Ragazzi”
di costagar51

Fontana nel giardino all’italiana della Palazzina Cinese
di costagar51

“A settentrione della Casina Cinese si snoda un giardino all’italiana con aiuole ordinate e fontane, diviso con un muro rustico da una zona originariamente sistemata a giardino all’inglese con viali dallo sviluppo informale, laghetto e boschetto; era la parte finale del “giardino romantico” impiantato su progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia, come scenografico fondale della Palazzina Cinese”.
da “palermo la città ritrovata – itinerari fuori le mura – dalla Conca d’Oro ai Colli a Mondello” di Adriana Chirco – Dario Flaccovio Editore

La Palazzina Cinese, detta anche Casina Cinese, è un’antica dimora reale dei Borbone delle Due Sicilie, situata a Palermo a margine del Parco della Favorita, ai confini della Riserva di Monte Pellegrino.

Nel 1800 si sistemò il giardino sul retro e Giuseppe Patricolo curò il “tempietto cinese”. G. Durante eseguì la “flora all’italiana”, vasche di marmo bianco con grotte naturali alla cinese.

da: https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzina_Cinese

Palermo, giugno 2017

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Fantasia di colori in piazza San Carlo

10 gennaio 2018

Fantasia di colori in piazza San Carlo
di costagar51

Nel quartiere Fieravecchia
Palermo, ottobre 2017

Erice: la “Torretta” Pepoli

23 dicembre 2017

Erice: la “Torretta” Pepoli – agosto 2005
di costagar51

Erice: la “Torretta” Pepoli – settembre 2017
di costagar51

Torretta Pepoli
Il conte Agostino Pepoli, (1848-1911) studioso, cultore del bello e mecenate intorno al 1870 fece costruire una “torretta”, rifugio silenzioso per le sue meditazioni, ritrovo ideale, in quegli anni, di uomini di cultura, artisti e quali il letterato Ugo Antonio Amico, il musicologo Alberto Favara, l’archeologo Antonino Salinas, il ministro Nunzio Nasi ed altri.
Recentemente inaugurata, oggi la Torretta, dopo un sapiente lavoro di restauro viene restituita alla comunità internazionale e alla pubblica fruizione turistico-culturale, come Osservatorio permanente di Pace e Faro del Mediterraneo.
Al suo interno verrà installato un Museo interattivo multimediale, un innovativo modo di fruizione culturale, un viaggio tra storia, cultura, mito e tradizione dei personaggi e della città di Erice raccontato dalla stessa voce del Conte A. Pepoli.
da: www.comune.erice.tp.it/notizie/3751-torretta-peopoli

ERICE
(Monte San Giuliano fino al 1934, Èrici o U Munti in siciliano) è un comune italiano di 27 874 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.
Nel centro cittadino che è posto sulla vetta dell’omonimo Monte Erice, sono residenti solo 512 abitanti (popolazione che si decuplica nel periodo estivo), mentre la maggior parte della popolazione si concentra a Valle, nell’abitato di Casa Santa, contiguo alla città di Trapani. Il nome di Erice deriva da Erix, un personaggio mitologico, figlio di Afrodite e di Bute, ucciso da Eracle. Dal 1167 al 1934 ebbe il nome di Monte San Giuliano. Fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia in qualità di ospite onorario.
da: it.wikipedia.org/wiki/Erice

Erice (TP), agosto 2005 e settembre 2017

Erice: “Ferula communis” sul Castello di Venere

9 dicembre 2017

Erice: “Ferula communis” sul Castello di Venere
di costagar51

 
Ferula communis
La “Ferula communis”, volgarmente conosciuta come Finocchiaccio o Ferla, è una pianta erbacea perenne originaria del bacino del Mediterraneo.
In Sicilia e in Sardegna, i fusti fioriferi vengono raccolti in estate quando sono ormai sfioriti e, privati delle ombrelle, dopo l’essiccatura, vengono usati per lavori di artigianato, ad esempio i tipici sgabelli a forma di cubo detti “furrizzuoli” o “furrizzi” (Sicilia centrale), molto resistenti e leggerissimi.
da: it.wikipedia.org/wiki/Ferula_communis

Castello di Venere
Il castello di Venere è un castello di fattura normanna del XII secolo che sorge su una rupe isolata nell’angolo sud-orientale della vetta del Monte Erice, in provincia di Trapani, costruito sulle rovine di un tempio elimo-fenicio-romano.
A Erice nell’antichissimo santuario, il culto della divinità femminile della fecondità assunse, con il passare dei secoli e dei popoli, nomi diversi. Prima il culto fenicio della dea Astarte, adorata dagli Elimi. Diodoro Siculo scrisse che “Erice”, figlio di Bute e di Afrodite stessa, aveva eretto il tempio dedicato alla propria madre e fondato la città. Poi narra l’arrivo di Liparo, figlio di Ausonio, alle Isole Eolie (V, 6,7), aggiungendo che i Sicani “abitavano le alte vette dei monti e adoravano Venere Ericina”. Fu saccheggiato da Amilcare Barca.
da: it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Venere

ERICE
(Monte San Giuliano fino al 1934, Èrici o U Munti in siciliano) è un comune italiano di 27 874 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.
Nel centro cittadino che è posto sulla vetta dell’omonimo Monte Erice, sono residenti solo 512 abitanti (popolazione che si decuplica nel periodo estivo), mentre la maggior parte della popolazione si concentra a Valle, nell’abitato di Casa Santa, contiguo alla città di Trapani. Il nome di Erice deriva da Erix, un personaggio mitologico, figlio di Afrodite e di Bute, ucciso da Eracle. Dal 1167 al 1934 ebbe il nome di Monte San Giuliano. Fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia in qualità di ospite onorario.
da: it.wikipedia.org/wiki/Erice

Erice (TP), settembre 2017

Da Palermo a #InQuantoDonna

30 novembre 2017
by

In memoria di Ela C. , di Safira e della sua mamma,

di Carmela P., vittime di violenza

 

Metti una calda domenica pomeriggio di fine estate, in un elegante albergo di Palermo, io e Alessandra Notarbartolo accogliere l’invito a un incontro con Laura Boldrini (Presidente della Camera) da parte di Antonella Monastra, ginecologa consultoriale da anni impegnata politicamente a fianco delle donne, degli uomini, dei bambini e delle bambine della nostra città.
Il Cerimoniale e lo staff sono presenti ma discreti e l’aria che si respira è di grande autenticità.
La Presidente inizia a parlare dell’iniziativa che vuole organizzare il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il suo desiderio è riempire il Parlamento di sole donne, tutte donne. Vuol dare voce alle vittime, a chi resta, a chi con forza agisce giorno per giorno contro la violenza.
Laura e Antonella parlano lo stesso linguaggio, chiaro, diretto, coinvolgente.
Mentre si parla di femminicidi, di figlicidi, di cyberbullismo, di violenza sessuale e di tante altre forme di violenza, nella mia mente scorrono le immagini delle tante donne conosciute in questi anni di sostegno all’allattamento da mamma a mamma, donne segnate nel corpo e nell’anima dai trattamenti subiti in gravidanza, durante il parto e nel puerperio.
Così anche la mia voce si fa sentire e chiedo se anche questa declinazione della violenza, la violenza nella nascita, può avere un suo spazio in Parlamento il 25 novembre.
Antonella Monastra interviene, lei è medica, è ginecologa, ascolta le donne, sa bene di cosa parlo e rafforza la richiesta.
La Presidente ci ascolta e accoglie.
Ci preannuncia che saremo ricontattate per partecipare a un incontro organizzativo alla Camera.
Antonella e Alessandra ne renderanno partecipe il Coordinamento antiviolenza 21 luglio di Palermo per coinvolgere altre donne.

 

 

 

 

 

 

 

Torno a casa molto tardi, la mia famiglia mi aspetta per la cena.
Nei giorni successivi ci penso su. La violenza nella nascita, internazionalmente denominata ‘violenza ostetrica’, so bene quanto sia presente in tutto il nostro Paese, ricordo ancora la forza narrativa della campagna sui social #bastatacere.
Il mio proposito a quel punto è portare questo tema in Parlamento grazie a una rappresentanza di donne provenienti da tutta Italia.
Per il primo incontro coinvolgo Michela Cericco, Presidente della Goccia Magica un’associazione di volontariato a sostegno dell’allattamento materno di Genzano di Roma che ha commissionato insieme all’associazione Ciao Lapo Onlus e a Ovo Italia, la prima indagine Doxa sul fenomeno. Michela accoglie e partecipa con me e Antonella alla prima riunione alla Camera. Siamo sedute intorno ad un tavolo enorme. Da tutta Italia rappresentanti dei sindacati e delle più grandi istituzioni che operano contro la violenza. Uscite da lì abbiamo qualche giorno di tempo per presentare un elenco di 30 donne. Ci diamo alcuni, pochi criteri fermi: cercare di coinvolgere più regioni, specificare che la presenza sarebbe stata a livello individuale e senza cappelli associativi proprio per far sì che tutte le donne non presenti potessero sentirsi rappresentate, sostenere personalmente le spese, essere consapevoli che non sarebbe stato un dibattito e che non ci sarebbe stato un tempo per un intervento sul tema.
Sarebbe stato ‘semplicemente’ far parte di un campo energetico con i nostri volti, i nostri corpi, le nostre storie. Essere presenti a un evento storico.
In 48 ore l’elenco è fatto, le regioni ci sono quasi tutte e a un mese dal 25 novembre nasce anche l’immancabile gruppo whatsapp.
Michela Cericco gestisce con grande abilità le comunicazioni con lo staff organizzativo dell’evento #InQuantoDonna.
I primi di novembre arriva la notizia della diffida a Doxa e a chi ha commissionato l’indagine sulla violenza ostetrica. Tutte, anche se non direttamente coinvolte, ci sentiamo ferite dall’azione.
Con grande senso di responsabilità Antonella Monastra comunica allo staff organizzativo la notizia della diffida, ma veniamo rassicurate: nulla cambia, la delegazione sarà presente.
Il Parlamento può contenere circa 600 persone ma le richieste hanno superato le 1400, pertanto ci arriva una richiesta dallo staff, vogliono due elenchi, solo dieci donne potranno sedere tra gli scranni del parlamento, le altre siederanno nelle sale adiacenti in collegamento video. Ci affidiamo alle mani sapienti di una nonna e di una bambina per l’estrazione dei dieci nominativi.
In linea con il movimento globale The roses revolution abbiamo scelto come simbolo identificativo la rosa rosa. Grazie a tutte le madri che ne hanno creato con le loro mani per la delegazione e per farne doni in Parlamento.
Ho sin da subito sentito l’esigenza – e comunicato al gruppo – il bisogno di un incontro pomeridiano post Montecitorio, per equilibrare la partecipazione all’evento storico collettivo #InQuantoDonna con un momento successivo in cui si potesse dare uno spazio\tempo contenuto per dar voce sul tema alle singole individualità.
Il pranzo e l’incontro pomeridiano si sono tenuti presso il Circolo Ufficiali di Roma e per questo ringrazio Alessandra Battisti per il grande impegno profuso per accoglierci in un luogo prestigioso.
Ringrazio anche Raffaella Sottile che aveva proposto la possibilità di fare l’incontro presso l’Università Marconi.
Nel pomeriggio, dopo il pranzo, ho così facilitato l’incontro Le Donne che Vogliamo Essere nel Mondo, in cui il potere e le qualità delle donne presenti hanno preso voce e corpo e sono state onorate collettivamente dalle altre. Ringrazio Irene Ausiello, studentessa del terzo anno di Scuola di Arte del Processo e Democrazia Profonda per la co-facilitazione e la supervisione e la mia insegnante Ana Rhodes Castro per i suggerimenti.
Grazie a tutte le donne della delegazione per l’impegno emotivo, organizzativo e finanziario che ha permesso loro di esserci, grazie a tutte quelle che mi hanno espresso apertamente il loro dissenso perché ogni sentimento marginalizzato crea dissapore futuro.
Grazie a tutte le donne, madri, operatrici della salute presenti nella delegazione che hanno avuto fiducia nella mia visione, credendoci sino in fondo, rispettandola nonostante le difficoltà.
Un pensiero a chi era nel gruppo e all’ultimo momento non è potuta venire per motivi di salute.
Grazie a tutte le donne delle 22 associazioni locali che hanno sostenuto con un comunicato stampa la delegazione e alle 6 associazioni nazionali che hanno sostenuto l’iniziativa, soprattutto a quelle che sapevano di non avere “loro volti” nella delegazione in Parlamento.
Probabilmente arriverà dalla Camera un rimborso che suddiviso per le partecipanti della delegazione sarà inferiore alle 10 euro ciascuna. Tutte le partecipanti della delegazione hanno espresso la volontà di donare la cifra alla Goccia Magica.
Sono stati consegnati alla Camera: il dossier dell’indagine Doxa, il dossier sul tema redatto dalla La Leche League Italia, una testimonianza redatta da Alessandra Battisti, il libro “La morte in-attesa Assistenza e sostegno psicologico nel lutto in gravidanza e dopo il parto” di Claudia Ravaldi dell’associazione Ciao Lapo Onlus.
Ho certamente commesso errori in questo percorso, me ne scuso e ne sento la responsabilità.
Grazie Presidente Laura Boldrini, grazie Antonella Monastra per le vostre grandi visioni. È un piacere e un privilegio incontrarvi nel cammino.
Invito tutte e tutti a prendersi del tempo per ascoltare la registrazione dell’evento #InQuantoDonna come dono reciproco. Ascoltare e prendersi cura del collettivo. Ascoltare e prendersi cura della propria individualità.

Palermo, 30 novembre 2017

Monica Garraffa

25 novembre 2017 e la violenza nella nascita

23 novembre 2017
by

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.

L’Assemblea Generale dell’ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981.
Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Qui oggi vogliamo dare voce ad una declinazione della violenza di cui si parla poco ma non nuova (Nel 1972 alcuni collettivi femministi di Ferrara promossero la campagna “Basta tacere” a cui parteciparono decine di donne che raccontarono le loro storie di abusi e maltrattamenti durante il parto o la gravidanza. Alcuni di quei racconti finirono in un opuscolo che venne stampato e ristampato a mano dalle promotrici in migliaia di copie), la #violenzaostetrica , fenomeno già riconosciuto dall’OMS nel 2014  e che si riferisce non alle violenze dell’ostetricia ma all’abuso che avviene nell’ambito generale delle cure nella nascita e che può essere realizzato da tutti gli operatori sanitari e sociali che prestano assistenza alla donna e al neonato. La violenza ostetrica, inoltre, ​​non fa riferimento a situazioni in cui gli operatori sanitari agiscono deliberatamente per ferire o abusare, ma a situazioni di normalità e non emergenziali: ha dunque a che fare con l’imposizione spesso standardizzata di cure o pratiche alle donne senza il loro consenso, senza fornire le adeguate informazioni e talvolta contro la volontà delle stesse donne.

Nei prossimi giorni sono decine gli appuntamenti in tutta Italia. Laura Boldrini, Presidente della Camera aprirà l’Aula di Montecitorio unicamente alle donne, per #Inquantodonna. Tra le oltre 1000 donne in Aula, una delegazione di 33, proveniente da tutte le Regioni italiane testimonierà proprio della violenza ostetrica

Anche domodama sostiene e condivide questa delegazione di donne e si unisce al sostegno espresso da 22 gruppi di mamme sul territorio nazionale e da AICPAM – CREATTIVAMENTE OSTETRICHE – IBFAN ITALIA – LA LECHE LEAGUE ITALIA – MAMI – IL MELOGRANO

 

 

 

 

 

 

la “Finestra sul mare” e lungomare di Villa Margi

19 novembre 2017

la “Finestra sul mare” e lungomare di Villa Margi
di costagar51

Monumento per un Poeta Morto (1989)
Conosciuta come la “Finestra sul mare”, per il chiaro impatto visivo, la scultura, ideata da Tano Festa e dedicata al fratello poeta, è un inno al colore e all’infanzia, temi ricorrenti nelle opere dell’artista. La cornice, alta 18 metri, realizzata in cemento armato ed armatura ferrosa, è il trionfo dell’azzurro, non di quello che vediamo di solito sulla tavolozza di un pittore, ma di quello che c’è nell’animo, quando un poeta-scultore come Tano Festa, che fu insieme adulto e bambino, decide di affacciarsi sull’infinito. Questa enorme finestra che tenta di incorniciare il mare, esprime il senso limitato di una possibilità diversa di fermarsi con il pensiero sull’orizzonte. Ma e’ anche una tensione alla serenità, anch’essa ricercata da Festa, spezzata dal monolite nero, senso finito della nostra esistenza, che “buca” la gioiosa finestra ornata dalle tipiche candide nuvolette ricorrenti nel repertorio dell’artista, interferendo con l’armonia dell’opera.
www.ateliersulmare.com/it/fiumara/opere/monumento-poeta.html

Villa Margi è una frazione di Reitano, comune italiano della città metropolitana di Messina in Sicilia.
Sul lungomare di Villa Margi è installata l’opera ideata da Tano Festa Monumento per un poeta morto (1989), meglio nota come Finestra sul mare. La scultura, alta 18 metri, è dedicata alla memoria del fratello poeta Francesco e costituisce, insieme ad altre undici opere di arte contemporanea poste nel comprensorio, il museo all’aperto Fiumara d’arte.
it.wikipedia.org/wiki/Villa_Margi

Dal viale delle Palme a Santo Stefano di Camastra (ME), giugno 2017

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